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difesa animaliDifendiamoli: info del 15 aprile 2008  

LA STAMPA WEB
NEWS
15/4/2008
 
Genetica, a un passo dai bebé fatti su misura
Più semplice di quella usata per riprodurre la pecora Dolly
  
 
ROMA
Ricercatori statunitensi avrebbero messo a punto una nuova tecnica di clonazione, più semplice di quella usata per riprodurre la pecora Dolly, che potrebbe essere applicata a embrioni umani per clonare un bambino. Lo si legge sul quotidiano britannico “Independent”.

Secondo i ricercatori, la tecnica utilizzata per riprodurre topi da laboratorio, attraverso cellule della pelle dell’animale adulto, darebbe risultati migliori di quella usata per Dolly nel 1996, con limitati effetti secondari ed eticamente più accettabili.

Stando a quanto riferisce Robert Lanza, responsabile scientifico della società di biotecnologie statunitensi “Advanced Cell Technology”, «non possiamo ancora parlare di clonazione, ma si può ammettere che con questa nuova tecnica si può realmente riprodurre un bambino», ha detto Lanza, la cui azienda ha aperto la strada agli studi sulle cellule staminali e sulle riprogrammazioni cellulari. «Con questo passo in avanti chiunque, giovane o vecchio, fertile o infertile, eterosessuale o gay può essere clonato utilizzando solo alcune cellule della pelle,» ha detto Lanza.

La tecnica si basa sulla riprogrammazione genetica delle cellule della pelle che vengono riportate allo stato embrionale. Gli esperimenti svolti sui topi - che hanno dato vita a cloni o a chimere genetiche - hanno dimostrato che, in linea di principio, è possibile prendere una cellula umana della pelle, riprogrammarla, portandola allo stato embrionale, quindi inserirla in un embrione umano al suo stadio iniziale. Da questa tecnica si otterrebbe un bambino che avrebbe alcuni geni della persona che ha donato le cellule della pelle, così come i geni degli embrioni dei due genitori. In sostanza il clone potrebbe essere il risultato di un mix di geni di due o più persone, una chimera umana, che secondo Lanza, potrebbe anche crescere e vivere normalmente.

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SALUTE EUROPA
15/04/2008

Lacrime di coccodrillo? No, il suo sangue come antibiotico

Malgrado la loro reputazione di aggressori mortali per gli esseri umani e gli animali, gli alligatori si stanno ritagliando un nuovo ruolo come potenziali salvatori di vite umane, secondo quanto emerge dal 235° Meeting nazionale dell’American Chemical Society. Le proteine contenute nel loro sangue sembrerebbero in grado di fornire una fonte di nuovi efficaci antibiotici per combattere infezioni associate alle ulcere diabetiche, alle ustioni più severe e ai supervirus che sono resistenti ai medicinali tradizionali.

Lo studio americano esplora per la prima volta nel dettaglio l’attività antimicrobica del sangue degli alligatori, trovando una serie di altri promettenti impieghi delle sue proteine antibiotiche.

“Siamo entusiasti – spiega Mark Merchant, biochimico alla McNeese State University – per l’utilizzo potenziale di queste proteine del sangue degli alligatori sia come agenti antibatterici sia come agenti antifungali. Ci sono reali possibilità che ciascuno di noi venga curato un giorno con sangue di coccodrillo”.

 

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