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LA STAMPA WEB
31/3/2008
Vaccino anti-infarto
positivi i primi test sui topi
Molto scettici i cardiologi italiani
CHICAGO
Primi risultati positivi dagli scienziati del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles (Usa) e dell’università di Malmoe (Svezia) per un vaccino contro l’aterosclerosi, che promette dunque di prevenire anche l’infarto: le sperimentazioni sono state effettuate su topi di laboratorio, ottenendo dati che appaiono incoraggianti. Lo studio sul potenziale siero è stato presentato al congresso dell’American College of Cardiology (Acc) in corso a Chicago.
Il meccanismo di azione del vaccino si basa sull’utilizzo di una molecola simile alla proteina umana ApoB-100, che ha un effetto protettivo sulle arterie. In altre parole, il siero punta a prevenire la formazione delle placche di grasso nei vasi sanguigni, impedendo così il restringimento delle arterie, che è alla base dell’aterosclerosi e dell’infarto. Nei roditori si è osservato che il vaccino è in grado di determinare una riduzione della formazione di queste placche pari al 60-70%, anche se alle dosi più alte (100 mg) e in abbinamento a una dieta povera di grassi. Al convegno scientifico statunitense, al quale partecipano oltre 30 mila esperti cardiologi di tutto il mondo, si apre quindi la discussione sulla possibilità di “trasferire” questi dati sull’uomo.
I cardiologi italiani si definiscono scettici di fronte alla notizia Per i nostri specialisti molto difficilmente un vaccino di questo genere potrà avere effetto sull’organismo umano.
«È un approccio che si sta tentando da anni - sottolinea Francesco Romeo, direttore della cattedra di Cardiologia dell’università Tor Vergata di Roma - ma che ancora non ha dato risultati clinici. Non penso sia possibile trasferire questo processo dall’animale all’uomo. Il vaccino si basa su presupposti sperimentali validi, ma il problema è che nel nostro organismo non c’è un unico antigene responsabile del processo di aterosclerosi. Mentre cioè nell’animale tale meccanismo è più facile da bloccare, nell’uomo è molto più complesso poichè si tratterebbe di intervenire sul sistema immunitario».
L’esperto pensa comunque che lo studio sarà utile per identificare i meccanismi che portano a queste malattie, «anche se non credo - ribadisce - che ci possano essere i margini per un’applicabilità all’uomo». Molti dubbi anche da parte del presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), Francesco Fedele: «Nei topi il sistema è molto semplificato - sottolinea - mentre nell’uomo bisogna considerare moltissime variabili».
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