Alcune società stanno già coltivando campioni di tessuto umano in provetta - cellule di pelle, occhi, canali di passaggio dell'aria, la bocca, il cervice, il sistema immunitario - per sottoporli a test di tossicità chimica. Altre società stanno utilizzando sofisticati programmi di simulazione computerizzata - sperimentazione virtuale - per stimare il pericolo potenziale che le sostanze chimiche possono rappresentare per la salute dell'uomo. Soltanto lo scorso anno, sono stati spesi oltre 700 milioni di dollari per queste procedure di test alternativi.
I benefici, sostengono gli scienziati, sono duplici. I laboratori scientifici possono iniziare a ridurre progressivamente gli opinabili test che effettuano su milioni di animali e, al contempo, sviluppare valutazioni molto più accurate e rigorose circa i rischi e i pericoli che le sostanze chimiche rappresentano per la salute umana grazie all'utilizzo delle più avanzate tecniche e metodologie computazionali e biotecnologiche.
Negli ultimi anni, gli scienziati hanno dato sempre più voce alla loro reticenza circa il dubbio valore di iniettare massicce dosi di agenti chimici nel corpo di animali da ricerca come metodo per determinare eventuali danni che tali sostanze possono apportare agli esseri umani i quali, nel normale corso di una vita, sono esposti a ben più basse concentrazioni degli stessi agenti chimici.
Ancora più preoccupante, secondo il resoconto del National Research Council, è il fatto che "i test attuali forniscono poche informazioni in merito ai modi e ai meccanismi di azione che sono cruciali per comprendere le differenze delle interspecie rispetto alla tossicità, e poche o nessuna informazione per valutare la variabilità della suscettibilità umana". In altre parole, ogni anno milioni di animali muoiono o sono soggetti ad assurde sofferenze nonostante questi test forniscano pochissime informazioni preziose per la valutazione dei rischi che le sostanze chimiche rappresentano per gli esseri umani.
Da anni leghe anti-vivisezione e associazioni animaliste sostengono questa tesi e da anni esse vengono schernite da enti scientifici, associazioni mediche e lobby industriali che le accusano di essere contro il progresso e di tenere più agli animali che alle persone. Ora però è l'establishment scientifico a essere arrivato alle stesse conclusioni. Le prove di tossicità eseguite sugli animali sono da considerare scienza di cattiva qualità.
Gli autori dello studio del National Academy of Sciences sottolineano anche che i test animali sono costosi, richiedono tempo e utilizzano un grande numero di esseri animali. Ne consegue che soltanto una piccola porzione di sostanze chimiche viene effettivamente valutata.
Allora, perché continuare a praticare qualcosa di così costoso e inefficace che provoca morte e sofferenza? Tanto per cominciare, non dimentichiamo che c'è una grande industria là fuori impegnata nel business proficuo della sperimentazione animale che è riluttante a rinunciare a questa pratica. Negli ultimi anni, la posizione di ripiego di questo tipo di industria è che i test sulle cavie sono l'unica pratica disponibile e che quindi è meglio di niente.
Il nuovo rapporto mette a tacere questa tesi convenzionale. Per la prima volta le nuove tecnologie d'avanguardia offrono la possibilità di assicurarsi dati accurati sui rischi che si corrono a essere esposti a sostanze chimiche, senza il bisogno di dover continuare la barbarica pratica di testare dette sostanze su delle creature indifese. In verità, l'artefice del rapporto spiega che "nel tempo, ci sarà sempre meno bisogno della sperimentazione animale, anzi probabilmente si arriverà persino a non averne più bisogno". Una buona notizia per i nostri simili.
Visto il crescente numero di consumatori che si preoccupano delle prove di tossicità effettuate sugli animali, decine di società in fase di avviamento con nomi tipo Affymetrix, Agilent Technologies, Applied Biosystems, Gene Logic, e CuraGen, stanno facendo il loro ingresso in questo campo, utilizzando i nuovi metodi di sperimentazione high tech.
Le nuove metodologie di sperimentazione antitossicità, oltre a salvare le vite di milioni di creature animali, promettono anche di salvare le vite di milioni di esseri umani. Procedimenti più veloci ed economici nonché dati più accurati velocizzeranno la stima dei rischi di varie sostanze chimiche e forniranno gli strumenti per la creazione di nuovi farmaci e di altri interventi capaci di salvaguardare la nostra salute. In poche parole, uno scenario positivo per entrambi: creature animali e specie umana.
L'uscita di questo studio, una vera e propria pietra miliare nella storia dei rapporti scientifici, è particolarmente opportuno e tempestivo alla luce della legge Reach, varata quest'anno dall'Unione europea, che chiede alle società europee di testare oltre 30 mila sostanze chimiche già emesse nell'ambiente contro i rischi che queste sostanze possono rappresentare per la salute dell'uomo. Gli Stati Uniti e altri Paesi del mondo osservano da vicino lo sforzo pionieristico che sta facendo l'Ue per incrementare il processo di regolamentazione per il monitoraggio e la sperimentazione di sostanze chimiche tossiche.
Ciò rende ancora più necessario che l'Ue inizi a utilizzare il sistema di test antitossicità avvalendosi delle nuove tecnologie fin dall'inizio del nuovo regime di sperimentazione. Se ciò non accade, si stima che, nell'ambito del programma Reach, circa 4 milioni di animali saranno soggetti a sperimentazione e destinati quindi a morire o a sopportare dolori atroci. Per il programma Reach sarebbe irragionevole basarsi su una sperimentazione animale inefficace e draconiana i cui risultati sono, secondo il rapporto del National Academy of Sciences, opinabili, costosi, inefficienti e non all'altezza del compito.
Se Reach deve rappresentare un modello per il resto del mondo, allora deve introdurre gradualmente le nuove tecnologie di sperimentazione o rischia di diventare un programma di regolamentazione costoso e inefficace che non avrà alcun impatto benefico e solo in seguito ritarderà il processo di gestione dei rischi dell'essere esposti a sostanze chimiche commerciali.
È una questione di vita o di morte.
*Jeremy Rifkin è l'autore de 'Il Secolo Biotech', Baldini & Castoldi
traduzione di Rosalba Fruscalzo