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DECISIONE STORICA, USA FERMANO ESPERIMENTI SU SCIMPANZE'
14 gen 08
Era uno dei pochi Paesi al mondo a utilizzare ancora questi animali in test.
14 gennaio 2008 - Con una decisione definita "storica" da molti scienziati, gli Stati Uniti d'America hanno deciso di proibire in tutto il territorio nazionale la sperimentazione medica e scientifica sugli scimpanzè.
La notizia è stata diffusa da Pedro Pozas, il direttore esecutivo spagnolo del progetto "Gran Simio" (Grande Scimmia), una associazione internazionale di scienziati e ricercatori che si batte affinché agli antropoidi non umani venga riconosciuta la stessa protezione legale e morale che spetta agli esseri umani. "Si tratta di una decisione storica - ha dichiarato Pozas - di una vittoria emblematica soprattutto perché gli Stati Uniti sono uno dei pochi Paesi nel mondo che ancora utilizza gli scimpanzè per ricerche di laboratorio". La nuova legge, firmata dallo stesso presidente George Bush e battezzata "Chimp act", proibirà in modo permanente ogni forma di sperimentazione sugli scimpanzè, spesso sottoposti a vere e proprie torture nei laboratori di ricerca medico-scientifica. Secondo Pedro Pozas, l'iniziativa americana dovrebbe rappresentare un modello per quei Paesi, molti dei quali europei, dove la sperimentazione sulle scimmie è ancora largamente praticata. "Gli Stati Uniti hanno dato una lezione al mondo in materia di protezione degli ominidi non umani - ha dichiarato Pozas - Speriamo che la Spagna sia il prossimo paese a varare una legge specifica che protegga le grandi scimmie e i loro diritti fondamentali". Gli scienziati e ricercatori spagnoli del gruppo "Gran Simio" hanno presentato una proposta di legge nel 2005 proprio per dare una protezione speciale a questi animali, "ma la legge è stata ignorata completamente dalla commissione per l'Ambiente di Madrid", ha spiegato Pozas, ribadendo la necessità di liberare gli scimpanzè e portarli in centri di recupero, pubblici o privati. "E' imprescindibile riuscire a far loro dimenticare gli orrori che sono stati costretti a subire" ha concluso.
Come spiega il gruppo "Gran Simio" sul sito ufficiale dell'associazione, l'affinità genetica delle scimmie con l'uomo è enorme. Gli esseri umani condividono con gli scimpanzè il 98.4% dei geni, il 97,7% con i gorilla e il 96,4% con gli orangutanghi e la differenza genetica è addirittura inferiore a quella esistente tra le specie dello stesso genere e famiglia.
(9Colonne)
MARKETPRESS.INFO
SECONDO UNO STUDIO, ESISTE UN LEGAME TRA L´ACRILAMIDE CONTENUTA NEGLI ALIMENTI E IL CANCRO AL SENO
Bruxelles, 14 gennaio 2008 - Secondo una nuova ricerca finanziata dall´Unione europea e pubblicata sulla rivista «International Journal of Cancer», l´acrilamide contenuta negli alimenti potrebbe aumentare il rischio di sviluppare il cancro al seno. L´acrilamide è una piccola molecola presente in alcuni alimenti trasformati. «Da esperimenti condotti sugli animali è emerso che l´acrilamide è cancerogena, ma fino a poco tempo fa nessuno studio aveva dimostrato l´esistenza di un legame tra l´acrilamide contenuta negli alimenti e il tumore umano», ha dichiarato Henrik Frandsen, dell´Istituto nazionale di alimentazione dell´Università tecnica della Danimarca. «Il nostro è il primo studio epidemiologico a utilizzare marcatori biologici per misurare l´esposizione all´acrilamide nonché il primo a evidenziare un´associazione positiva tra l´acrilamide e il cancro al seno». Per valutare i livelli di assunzione di acrilamide, studi precedenti avevano utilizzato questionari di frequenza alimentare. Al fine di ottenere un quadro più preciso sull´acrilamide assunta dai partecipanti allo studio, i ricercatori danesi hanno misurato la quantità di acrilamide legata all´emoglobina nei globuli rossi. Complessivamente gli studiosi hanno analizzato i livelli di acrilamide di 374 donne in post-menopausa che avevano sviluppato un cancro al seno e di 374 donne sane. Dopo aver adeguato i risultati tenendo conto delle abitudini legate al fumo, gli studiosi hanno rilevato un´associazione positiva tra un livello acrilamide-emoglobina più elevato e lo sviluppo del cancro al seno. L´associazione era più forte per i tumori al seno positivi al recettore dell´estrogeno. I ricercatori sottolineano il fatto che il loro studio non dimostra l´esistenza di un legame diretto tra la presenza di acrilamide negli alimenti e il cancro. «Ad esempio, non si sa con esattezza se l´effetto osservato sul cancro al seno sia invece correlato ad altri composti chimici che si formano insieme all´acrilamide durante il riscaldamento dei cibi. Un altro punto da chiarire è se l´acrilamide abbia in parte un´origine non alimentare», ha spiegato l´autore principale dello studio, Pelle Thonning Olesen, dell´Istituto nazionale di alimentazione dell´Università tecnica della Danimarca. «Prima di trarre conclusioni precise sul ruolo svolto dall´acrilamide nell´insorgenza tumorale in generale, è imperativo svolgere ulteriori studi sui potenziali effetti nocivi di questa sostanza», ha aggiunto Anne Tjønneland, primario presso la Società danese per il cancro. «Al tempo stesso, è importante proseguire la ricerca e le iniziative volte a ridurre i livelli di acrilamide nella dieta umana. » L´acrilamide viene utilizzata da tempo nella produzione di plastica, colle, carta e cosmetici nonché nella costruzione di dighe e gallerie. Tuttavia, soltanto nel 2002 alcuni ricercatori svedesi hanno individuato livelli elevati della sostanza in alimenti trasformati come le patatine fritte. In seguito anche altri paesi hanno riscontrato la presenza di acrilamide in cibi cotti e trasformati, una scoperta che ha suscitato la preoccupazione degli esperti in materia di sicurezza alimentare. Da allora gli studi hanno dimostrato che l´acrilamide si forma quando si riscaldano alimenti ricchi di carboidrati, ad esempio durante la tostatura del pane e del caffè o la frittura delle patate. L´acrilamide si produce quando, ad alte temperature, l´aminoacido asparagina reagisce con alcuni zuccheri come il glucosio o il fruttosio dando luogo alla cosiddetta reazione di Maillard. Tuttavia, è proprio questa reazione a conferire agli alimenti fritti il gusto, la consistenza e la colorazione scura che li contraddistinguono. La sfida per i ricercatori è quindi trovare il modo di trasformare e riscaldare gli alimenti mantenendone il gusto e il colore forniti loro dalla reazione di Maillard e al contempo ridurne i livelli di acrilamide. I finanziamenti Ue a favore dello studio danese sono stati stanziati a titolo del progetto Heatox, che è stato istituito per rispondere a interrogativi fondamentali sull´acrilamide, tra i quali il modo in cui si forma e gli effetti che produce sull´organismo. Oltre a condurre studi epidemiologici, i partner del progetto hanno studiato la reazione di Maillard nel dettaglio e formulato raccomandazioni sul modo di ridurne la formazione durante la cottura. Inoltre hanno studiato altre molecole simili. «[L´acrilamide] è la punta dell´iceberg», ha spiegato la coordinatrice del progetto Heatox, la professoressa Kerstin Skog dell´Università di Lund, che non ha preso parte allo studio danese. «Esistono altri 40-50 composti che potrebbero formarsi in questo modo. » I partner del progetto hanno creato una banca dati di queste sostanze quale punto di partenza per future attività di ricerca. La professoressa Skog ha inoltre fornito alcune indicazioni sul modo di ridurre i livelli di acrilamide nella cucina casalinga. «Importante è non eccedere nella frittura degli alimenti», ha dichiarato al Notiziario Cordis. «La maggior parte dell´acrilamide si forma durante gli ultimi minuti di cottura. » In altre parole, chi cucina deve evitare di tostare il pane fino a bruciarlo e annerirlo, bensì puntare su un colore giallo dorato. Il lavoro svolto sull´acrilamide ha quindi influito sul modo di cucinare della professoressa Skog? «Non del tutto», risponde. «Controllo che le patate non diventino troppo scure, ma bevo ancora molto caffè. » Per ulteriori informazioni consultare: http://www.dtu.dk - http://www.heatox.org
MARKETPRESS.INFO
CELLULE STAMINALI: PRIMO CUORE DI LABORATORIO DA 2 SPECIE ANIMALI IL "TELAIO" PRELEVATO DA UN RATTO O MAIALE, CON LE STAMINALI TORNA A BATTERE
New York, 14 gennaio 2008 - Un´equipe medica dell´Università del Minnesota ha creato il primo cuore ´bioartificiale´: ovvero un organo prelevato da un maiale o da un topo, ´rinnovato´ in tutte le sue parti non essenziali e fatto tornare a battere in laboratorio grazie all´utilizzo delle cellule staminali. Di fatto si tratta del primo cuore "bioartificiale", creato in laboratorio da frammenti di organo di ratto e maiale morti e "rigenerato" grazie alle cellule staminali. Si tratta, scrive la rivista Nature Medicine, di una prima assoluta, che potrebbe segnalare una svolta nel mondo dei trapianti, mettendo fine alla cronica mancanza di donatori che mette a rischio milioni di persone che hanno bisogno di un cuore nuovo. La cautela è d´obbligo, dicono gli scienziati della University of Minnesota che sono riusciti nell´impresa, . Ma anche lasciare prevedere un futuro dove tutti gli organi necessari possano essere creati in laboratorio. Con un pregio enorme: il cuore bioartificiale riduce di molto il rischio di rigetto, secondo i ricercatori statunitensi. "Quando abbiamo visto il cuore contrarsi per la prima volta siamo rimasti senza parole", ha dichiarato Harald Ott, coautore della ricerca pubblicata su Nature Medicine, che ora lavora al General Hospital in Massachusetts. In pratica il cuore dell´animale è stato spogliato di tutte le cellule non essenziali. Solo la proteina scheletro, che ha generato la forma del cuore, non è stata toccata. Questo scheletro cellulare è stato poi ripopolato con cellule ´progenitrici´ staminali prese dall´organo di animali neonati che sono cresciute attorno a quanto era rimasto, creando alla fine un nuovo organo, che ha quindi ripreso a contrarsi e a battere. La tecnica è stata testata su maiali e ratti, ed è ancora considerata "altamente sperimentale". Test su cuori umani sono lontani ancora molti anni, ma una delle cose più importanti è che il cuore bioartificiale ridurrebbe il rischio di rigetto. Doris Taylor, direttrice del centro per la ricostruzione cardiaca dell´università del Minnesota, dice che questo è un passo essenziale verso la creazione di cuori su misura, ma anche vasi sanguigni ed altri organi per persone in attesa di trapianto. L´idea, dice al Sunday Times, "sarebbe quella di sviluppare vasi sanguigni trapiantabili o interi organi che sono fatti delle tue stesse cellule. La procedura usata da Taylor e dai suoi colleghi è chiamata "decellularizzazione": con l´uso di composti chimici, si tolgono le cellule dall´organo dell´animale morto. Lo scheletro proteico viene quindi ripopolato con le staminali cardiache. Quattro giorno dopo, le cellule hanno iniziato a contrarsi, e dopo otto, afferma Taylor, i cuori bioartificiali di topi e maiali hanno iniziato a battere. L´idea, guardando avanti, è di costruire un cuore usando le cellule staminali del paziente. Apre la porta alla nozione che puoi generare qualsiasi organo: reni, fegato o pancreas. Dicci quale e noi speriamo di farlo". .
L'OPINIONE
Edizione 8 del 12-01-2008
Oltre la moratoria dell’aborto. Un’iniziativa radicale per i diritti di tutti i viventi
Un appello per la vita senza false ipocrisie
“Chiediamo che si fermino le inutili crudeltà della sperimentazione medica e cosmetica sugli animali e della vivisezione”
di Francesco Pullia*, Luca Pardi**, Jolanda Casigliani**, Guido Biancardi**, Claudia Sterzi**, Alessandro Rosasco**, Lucio Bertè**
In questi giorni le cronache sono state occupate dall’ipocrita e mistificatoria proposta di moratoria dell’aborto di Giuliano Ferrara sposata immediatamente dalle gerarchie vaticane. Questo genere di campagne, che i radicali conoscono bene, sono generalmente lanciate in nome di un generico principio di difesa della vita che rappresenta nella sua forma più violenta e intollerante, il nucleo della cultura dominante, d’ispirazione cattolica, segnata dall’antropocentrismo secondo cui la difesa della vita si esaurisce unicamente nella sfera umana, in senso specista, e sarebbe inerente solo a questa. Ogni altra possibile considerazione riguardante i diritti degli altri esseri senzienti viene giudicata con ironica superiorità come manifestazione di un estremismo ecologista irrazionale e romantico.
Al contrario, noi pensiamo che sia giunto il momento di rivendicare la lungimiranza di una visione olistica che intenda l’uomo come parte integrante e integrata dell’ecosistema terrestre in piena ed ineludibile interdipendenza con tutte le altre forme viventi. In quest’ottica, la feticistica sacralizzazione di un grumo di cellule invocata con forza dai falsi difensori della vita, deve essere radicalmente rigettata perché teoreticamente, eticamente, scientificamente inaccettabile. Ad essa va contrapposta la promozione dei diritti di tutti gli esseri che con l’uomo condividono le sorti di questo pianeta. E dato che il primo aspetto di violazione dei diritti animali è costituito dalle diverse forme di allevamento intensivo industriale, riteniamo giusta oltre che utile una moratoria proprio su questo tipo di allevamenti. Giusta perché le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi sono semplicemente simili a quelle dei condannati ad essere sterminati nei lager o nei gulag dei regimi totalitari.
Utile perché tale moratoria sarebbe un segno nella direzione del ritorno graduale dell’uomo verso un’alimentazione decisamente più equilibrata, meno dispendiosa in termini di spreco di ingenti risorse che potrebbero essere altrimenti e meglio destinate, autenticamente nonviolenta, cioè non basata su rapporti di (pre)dominio, sofferenza, annientamento. Si tenga ben presente che la Fao, quindi certamente non “un’organizzazione animalista”, ha indicato nel quantitativo abnorme del metano prodotto proprio dagli allevamenti intensivi uno dei fattori dell’inquinamento e del degrado climatico. Il settore zootecnico mondiale sta aumentando vertiginosamente con un ritmo più elevato di ogni altra attività rurale costituendo circa il 40 per cento della produzione agricola complessiva. Se continueremo così la produzione di carne raggiungerà nel 2050 circa 465 milioni di tonnellate, mentre quella di latte supererà tranquillamente 1043 milioni di tonnellate.
Le stime mostrano che oggi la biomassa dei vertebrati terrestri (mammiferi, uccelli e rettili) è costituita solo per il 2% da biomassa selvatica, il restante 98% è costituito per un terzo dalla biomassa umana e per due terzi dalla biomassa di animali allevati intensivamente (bovini, ovini, suini ecc). Se si tiene conto anche dell’incidenza dell’aumento della popolazione umana nel mondo non è difficile azzardare previsioni pessimistiche anche in termini di gravità di danni ambientali. Inutile nascondere che politiche inappropriate e una gestione inadeguata del bestiame hanno sensibilmente contribuito all’avanzamento della desertificazione e ad un aumento di morti da sterminio per fame e per sete. Lo sfruttamento eccessivo dei pascoli su larga scala interferisce con il ciclo dell’acqua, riducendo il rifornimento delle falde, senza considerare, poi, la notevole quantità destinata alla produzione di foraggi.
L’obiettivo primario degli allevamenti intensivi consiste nella riduzione di tempi e costi di produzione con l’accelerazione al massimo della crescita degli animali, a scapito, in primo luogo, delle condizioni di salute loro e di chi è indotto a consumarne la carne. Dermatiti, zoppie, rotture delle zampe, infezioni, asciti e altre gravi malattie o malformazioni sono la realtà quotidiana nelle odierne Treblinke industriali, nelle quali polli, bovini, suini, ovini vengono unicamente considerati prodotti e non esseri viventi e senzienti come noi, soggetti, come noi, a soffrire. I polli, ad esempio, sono sottoposti ad una esasperata selezione genetica allo scopo di accelerarne la crescita e di svilupparne il petto, la parte maggiormente richiesta dai consumatori. Spesso la selezione comporta uno sviluppo deforme degli organi, come un intestino tre volte più lungo del normale. Negli allevamenti intensivi i volatili sono stravolti geneticamente e trasformati in macchine da carne.
Quanto detto sui polli vale, amplificato, per tutte le altre specie. Si consideri, inoltre, l’indebito ricorso ad estrogeni e antibiotici per gonfiare muscoli e ottenere maggiore peso e carni più tenere. Le sostanze restano, poi, residuali costituendo un rischio per la salute umana. Le crisi sanitarie ricorrenti negli allevamenti intensivi sono testimoniante dai frequenti allarmi per l“impazzimento” delle mucche o per influenze aviarie. In realtà divoriamo gli altri animali non per effettiva necessità ma per esercitare predominio su di loro. A meno che non si voglia essere compartecipi di quello che giustamente Jeremy Rifkin ha chiamato ecocidio dobbiamo imporre una drastica svolta. La nostra non è una posizione ideologica ma dettata dal buonsenso e dalla consapevolezza che, come ha affermato il filosofo Theodor W. Adorno, Auschwitz inizia ogniqualvolta qualcuno, dinanzi ad un mattatoio o ad una macelleria, pensa che si tratti soltanto di animali. Quel soltanto è, invece, la cruna dell’ago attraverso cui passa e si compie anche il nostro destino. Se non ci si renderà conto del legame che in questo pianeta lega tutto e/a tutti, se non si acquisterà una responsabilità per e dell’altro da e di noi, non avremo scampo.
TG COM
14/1/2008
Biotech: cuore nuovo in laboratorio
Creato da “rottami” e cellule staminali
E’ stato costruito in laboratorio a partire dall’organo di una cavia morta, un maiale o un topolino, e completamente “restaurato” e rimesso a nuovo grazie all’utilizzo di cellule neonatali. E' il nuovo cuore biotech realizzato nel corso di un esperimento compiuto da Doris Taylor dell'Università del Minnesota, a Minneapolis. Secondo quanto riferito sulla rivista scientifica Nature Medicine, la “carcassa” di cuore di topolini e maiali morti, con valvole, vasi sanguigni e geometria atriale e ventricolare intatte, funge da telaio per dare la forma al nuovo cuore che viene plasmato da centinaia di migliaia di cellule neonatali. L’organo ha cominciato a contrarsi, cioè a battere, a quattro giorni dalla “semina” delle cellule, e otto giorni dopo ha cominciato a pompare il sangue.
Uno dei grandi pregi del cuore bioartificiale sta nel fatto che riduce di molto il rischio di rigetto, La procedura usata da Taylor e dai suoi colleghi è chiamata decellularizzazione: con l'uso di composti chimici, si tolgono dall'organo dell'animale morto tutte le cellule non essenziali, lasciando intatta solo la proteina scheletro, che ha generato la forma del cuore. Questo scheletro cellulare è stato poi ripopolato con cellule staminali cardiache prese dall'organo di animali neonati, le quali sono cresciute attorno a quanto era rimasto. In questo modo è stato creato alla fine un nuovo organo.
La tecnica è stata testata su maiali e ratti, ed è ancora considerata “altamente sperimentale”. I test su cuori umani sono lontani ancora molti anni. Doris Taylor, direttrice del centro per la ricostruzione cardiaca dell'università del Minnesota, spiega che questo, però, è un passo essenziale verso la creazione di cuori su misura, ma anche di vasi sanguigni ed altri organi per persone in attesa di trapianto. L'idea, guardando avanti, è di arrivare a costruire un cuore usando le cellule staminali del paziente. In più l’esperimento apre la strada alla nozione che si può generare qualsiasi organo: reni, fegato o pancreas.
''Quando abbiamo visto la prima contrazione siamo rimasti senza parole”, ha dichiarato il coautore Harald Ott del Massachusetts General Hospital di Boston, ma il cuore dovrà essere testato in vivo, trapiantandolo su animali, per vedere se funziona veramente”. Si tratta, scrive Nature Medicine, di una prima assoluta, che potrebbe dare luogo a una svolta nel mondo dei trapianti, mettendo fine alla cronica mancanza di donatori e aprire la strada a un futuro in cui tutti gli organi vitali saranno creati in laboratorio.
Lungi dall’essere catastrofisti, vogliamo lanciare un preoccupato e preoccupante segnale. E non è finita. Chiediamo che, proprio in segno di rispetto della scienza, si fermino le inutili crudeltà della sperimentazione, medica e cosmetica, sugli animali e della vivisezione. Grazie all’evoluzione della ricerca scientifica è oggi possibile affermare, senza timore di alcuna smentita, la validità di metodi di sperimentazione sostitutivi e non invasivi. La prestigiosa rivista “Nature” ha confermato che ormai abbiamo la possibilità e l’opportunità di ricominciare da zero, sviluppando test, davvero predittivi, basati su evidenze reali ed ha dimostrato ampiamente che la maggioranza degli esperimenti condotti su animali sovrastima o sottostima la tossicità delle sostanze chimiche nell’uomo. Eppure si insiste pervicacemente su questa barbarie per inerzia o, peggio, per squallidi interessi commerciali, carrieristici e per ottenere l’erogazione di finanziamenti statali. Sappiamo benissimo che c’è in gioco un incalcolabile giro di affari in cui, tra l’altro, rientra anche il traffico clandestino di animali. Crediamo, quindi, che sia giunto il momento di attuare davvero una politica per e della vita impostata non sulle menzogne ma sul rispetto e sul superamento della sofferenza per e di tutti. Occorre una rivoluzione culturale. La nonviolenza è il suo cardine.
* della Direzione nazionale Radicali Italiani
** del Comitato nazionale Radicali Italiani
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