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Difendiamoli: Londra dà il via liberaall'embrione uomo-animale |
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IL SECOLO XIX
Londra dà il via liberaall'embrione uomo-animale
Roma. Via libera in Gran Bretagna alla ricerca sui cosiddetti embrioni chimera: il sì dell'Autorità britannica per la fertilizzazione e l'embriologia (Hfea) ha autorizzato la produzione di embrioni ottenuti trasferendo Dna umano in ovociti di mucca, privati del loro nucleo. L'obiettivo è ottenere linee di cellule staminali «su misura» per lo studio di malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer.
Per monsignor Elio Sgreccia presidente della Pontificia Accademia per la Vita si tratta di «un atto mostruoso contro la dignità umana». «È necessario - ha detto il vescovo a Radio vaticana - che la comunità scientifica si mobiliti quanto prima». «Riteniamo - ha aggiunto - che anche questo governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale».
A chiedere l'autorizzazione per la creazione degli embrioni chimera, limitata al singolo protocollo di ricerca e quindi limitata nel tempo, sono stati, circa dieci mesi fa, il direttore del Laboratorio di biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, Stephen Minger, e Lyle Armstrong, dell'istituto per la ricerca sulle cellule staminali del North East England (Nesci). Non è la prima volta che il mondo della ricerca sulle staminali pensa agli embrioni chimera, considerandoli una possibile soluzione al doppio problema della carenza di ovociti e di embrioni umani in sovrannumero, donati alla ricerca dalle coppie che affrontano interventi di fecondazione artificiale. I primi a vedere una soluzione negli embrioni chimera erano stati, nel 1998, i ricercatori dell'americana Advanced Cell Technology (Act), l'azienda che nel 2001 ha clonato per la prima volta un embrione umano. Quando l'Act annunciò di avere cercato di ottenere un embrione chimera uomo-mucca, l'allora presidente Bill Clinton espose le sue perplessità al Comitato Bioetico Usa.
A distanza di nove anni, e forti delle conoscenze scientifiche e tecnologiche accumulate in questo periodo, sono i due gruppi di ricerca britannici a tornare sulla proposta, questa volta con successo. Oltre al vantaggio di avere a disposizione una fonte teoricamente illimitata di embrioni, umani al 99%, Minger e Armstrong ritengono che la tecnica degli embrioni chimera permette di selezionare il Dna che si vuole trasferire, ad esempio prelevandolo da pazienti colpiti da una determinata malattia. In questo modo diventa più facile ottenere cellule staminali da utilizzare, esclusivamente in laboratorio, come modello per studiare quella stessa malattia e per sperimentare terapie. Teoricamente, per ogni tipo di malattia neurodegenerativa si avrebbero a disposizione le cellule staminali che permettono di studiarla, secondo quella che gli stessi ricercatori hanno chiamato una «lista della spesa delle malattie».
I test ai quali i due gruppi di ricerca possono adesso lavorare si basano sulla tecnica del trasferimento nucleare, sulla quale si sono basati finora tutti gli esperimenti di clonazione a fini terapeutici o, solo nel caso degli animali, a fini riproduttivi. I ricercatori trasferiscono il materiale genetico di un donatore (in questo caso un paziente colpito da una malattia neurodegenerativa) in un ovocita privato del suo nucleo (in questo caso l'ovocita non è umano, ma bovino). Dopodichè l'ovulo comincia a comportarsi come se fosse stato fecondato e si divide fino a formare un embrione. È un trasferimento nucleare tra specie diverse e che porterebbe a un embrione non interamente umano dal punto di vista genetico: avrebbe una piccola quantità di Dna bovino, che deriva da quello che resta nell'ovocita anche dopo che questo viene privato del nucleo. A sei giorni dalla formazione degli embrioni si cominciano a prelevare le cellule staminali e gli embrioni vengono distrutti dopo 14 giorni. Non si prevede di iniettare nei pazienti le cellule ottenute dagli embrioni chimera. Al di là delle controversie etiche, Minger ha ripetuto più volte: «se sei convinto di fare la cosa giusta e se pensi che questa sia importante, falla».
«Una notizia doppiamente positiva: da una parte perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie, come Alzheimer e Parkinson, che colpiscono decine di milioni di persone; dall'altra perché si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti», hanno commentato l'eurodeputato radicale e segretario dell'associazione Luca Coscioni Marco Cappato, il vicesegretario Rocco Berardo, il consigliere generale Giulio Cossu, e il copresidente dell'associazione e ordinario di Storia della medicina Gilberto Corbellini. «Constatiamo - sottolinea Berardo - il grande grado di civiltà della Gran Bretagna, che sceglie una nuova via di ricerca, mentre in Italia siamo fermi alla discussione sulle linee guida della legge 40».
06/09/2007
IL MATTINO
06/09/2007
Sì agli embrioni uomo-animale
Una svolta decisiva per avere buoni quantitativi di staminali da destinare a test medici
DANIELA CIPOLLONI Si è infranto un altro tabù. L'Autorità per l'embriologia e la fertilizzazione umana (Hfea) della Gran Bretagna ha dato il via libera «in principio» alla creazione di embrioni chimera, ovvero embrioni metà uomo, metà animale. Da questo momento gli scienziati dei laboratori d’oltremanica hanno la licenza di creare organismi ibridi, che serviranno a studiare il comportamento delle cellule staminali embrionali. La promessa è quella di offrire nel prossimo futuro una speranza di cura a milioni di malati colpiti dalle malattie oggi inguaribili, come l'Alzheimer, l'atrofia muscolare o il morbo di Parkinson. La decisione dell'Hfea è stata presa dopo che una consultazione pubblica ha rivelato che la maggior parte dei cittadini inglesi (il 61 per cento) non è contraria agli embrioni chimera. Questi embrioni, che avrebbero un patrimonio genetico per il 99,9 per cento umano e per lo 0,1 per cento animale, sono creati a partire da ovuli di mucche o conigli. Questa soluzione permette di risolvere il problema della scarsità di ovuli femminili destinati alla ricerca scientifica Ma se il semaforo verde dell'Autorità britannica ha suscitato reazioni soddisfatte nella comunità scientifica inglese, d'altra parte ha scatenato un vespaio di polemiche da parte della associazioni religiose inglesi. Per non parlare del Vaticano, con una sortita di monsignor Sgreccia, presidente della pontificia accademia per la vita, che ha definito la scelta «un atto mostruoso contro la dignità umana». Ma sono soddisfatti gli scienziati del King's College di Londra e della Università di Newcastle che già a novembre avevano richiesto all'Hfea la licenza di condurre studi sugli embrioni-chimera. «Non è nostra intenzione creare alcun bizzarro essere ibrido metà uomo, metà animale, vogliamo solo utilizzare le cellule staminali per comprendere meglio come funzionano», ha affermato Lyle Armstrong della Università del Newcastle, sgombrando il campo da fantasie di futuri esseri Minotauro. Lo stesso Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, ha espresso l'intenzione di condurre alcune ricerche sulle malattie dei neuroni che controllano il movimento, utilizzando embrioni chimera. In Italia la notizia ha gettato benzina sul fuoco del dibattito mai placatosi sulla legge 40, che regolamenta le tecniche di fecondazione assistita e la ricerca sulle cellule staminali. Se il genetista Bruno Dallapiccola considera «raccapricciante» l'ok inglese agli embrioni chimera «che non porteranno ad alcun avanzamento per le malattie umane», per l'Associazione Luca Coscioni, promotrice nel 2005 del referendum abrogativo sulla legge 40, «si tratta di una notizia doppiamente positiva, perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie che colpiscono decine di milioni di persone e si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti». In mezzo alle due posizioni, c'è la constatazione di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano: «Non seguendo le sperimentazioni internazionali, l'Italia si allontana dalla possibilità di poter dare contributi fondamentali alla ricerca scientifica".
IL GAZZETTINO (NAZIONALE)
Gli scienziati britannici potranno ...
Gli scienziati britannici potranno creare embrioni ibridi, contenenti cioè materiale genetico sia umano che animale, a scopo di ricerca. Lo ha deciso ieri l'autorità inglese per la fertilizzazione e l'embriologia, che ha dato il via libera all'utilizzo dei cosiddetti "embrioni-chimera". Immediata la reazione del Vaticano. Per monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, la decisione è un «atto mostruoso».
A pagina 8
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Reazioni contrastanti nel mondo politico e scientifico sulla decisione inglese
Mons. Sgreccia: «Un atto mostruoso» ma l'associazione Coscioni plaude
Roma
«Un atto mostruoso contro la dignità umana». Così mons. Elio Sgreccia presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a proposito sulla decisione dell'Autorità britannica per la fertilizzazione e l'embriologia di consentire la creazione di embrioni uomo-animale a scopo di ricerca. «È necessario - ha detto il vescovo a Radio Vaticana - che la comunità scientifica si mobiliti quanto prima. Riteniamo che anche questo governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale». Sulla stessa linea anche Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale del Dipartimento Sanità di Forza Italia «La notizia che la Hfea, Human Fertilisation and Embriology Authority, organo che sovraintende alla sicurezza e all' applicazione delle tecniche nel campo dei trattamenti di fecondazione e nel campo della ricerca embriologica della Gran Bretagna, darà il via alla creazione di un tipo di embrioni che contengono materiale genetico umano e animale è allarmante. Si tratta di un procedimento contro le leggi naturali, giuridiche ed etiche - ricordo infatti che la legge 40, il Comitato Nazionale per la Bioetica e anche il Parlamento europeo si sono sempre espressi contro la sperimentazione sugli embrioni umani, ma è ancor più grave che si arrivi a creare embrioni misti». «Questa mancanza di rispetto per le leggi naturali da parte di alcuni pseudoscienziati - conclude Di Virgilio - a cosa mai ci porterà?». Sulla stessa lunghezza d'onda ancheFrancesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna è la manipolazione di cui è stata vittima l'opinione pubblica. I formidabili interessi economici che si nascondono dietro decisioni di questo tipo possono finire per inquinare la bioetica, che in realtà dovrebbe essere sempre difesa da queste forme di ipocrisia».
Soddisfazione, invece tra i militanti dell'associazione radicale "Luca Coscioni". «Il via libera inglese rappresenta una notizia doppiamente positiva, perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie, come Alzheimer e Parkinson e si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti». Così intervengono i dirigenti dell'associazione «Luca Coscioni». «Constatiamo - si dice - il grande grado di civiltà della Gran Bretagna, che sceglie una nuova via di ricerca dopo aver consultato l'opinione pubblica, mentre in Italia siamo fermi alla discussione sulle linee guida della proibizione della legge 40». «É una buonissima notizia - aggiunge Giuseppe Novelli, professore di genetica all'università Tor Vergata di Roma. «E sgombriamo subito il campo da eventuali spauracchi agitati dagli oppositori: non verrebbero creati mostri, mezzi uomini e mezzo animali, perché non si darebbe vita ad alcun embrione.
IL GAZZETTINO (NAZIONALE)
Giovedì, 6 Settembre 2007
«Nuove terapie per favorire la ricerca»
LONDRA -«Vorremmo creare linee cellulari per la ricerca e sviluppare nuove cure per le malattie». Così Stephen Minger, lo scienziato che per primo dovrebbe creare gli embrioni uomo-animale. «La nostra ricerca è focalizzata sulla produzione di linee cellulari estratte da individui con malattie specifiche», con l'obiettivo di «scoprire quali sono i geni coinvolti nelle malattie studiate». La speranza è quella di «poter riprodurre in laboratorio il processo in cui le proteine mutate interagiscono con il normale funzionamento cellulare, distruggendo così le cellule nervose. Potrebbero essere utilizzate per creare nuove terapie e farmaci per la prevenzione delle malattie». Minger sottolinea poi la differenza fra gli embrioni cosiddetti «chimera» e gli embrioni «ibridi»: «Il termine chimera si usa quando si prendono ovuli e spermatozoi di una specie e li si mischiano con ovuli e spermatozoi di un'altra specie». Invece gli embrioni «ibridi», o anche «ibridi citoplasmatici», si ottengono «partendo da un ovocita di una mucca da cui viene estratto il nucleo, che contiene tutto il dna. Questo diventa così un ovocita vuoto privo di alcuna identità genetica, a cui si può attribuire l'identità genetica di un essere umano, inserendovi all'interno una cellula umana».
IL MATTINO
06/09/2007
Il fine delle chimere
Una volta che il nucleo umano è stato iniettato in un ovocita di un’altra specie animale, la cellula così costituita viene stimolata e indotta a moltiplicarsi, come avviene in altri tipi di clonazione. Gli embrioni ottenuti, perché di embrioni si tratta, devono essere distrutti quando raggiungono i 14 giorni e hanno pressappoco la dimensione di una capocchia di spillo e non possono essere impiantati in un utero umano. Ma allora perché si parla di chimera se non esiste una fusione tra il Dna umano e quello della specie utilizzata per la clonazione? Forse il termine chimera è improprio in quanto suggerisce l’idea di una creatura mostruosa: ma resta il fatto che l’embrione così formato possiede nelle sue cellule anche del Dna materno, della specie da cui deriva l’uovo. Non si tratta di Dna nucleare ma di Dna «mitocondriale», contenuto all’interno di corpuscoli che regolano anche alcuni tratti ereditari. Esiste quindi una qualche commistione tra due patrimoni genetici, quello umano e quello animale, anche se il Dna mitocondriale è «appena» lo 0,1% di tutto il Dna contenuto nelle cellule ottenute dalla clonazione. Dal punto di vista prettamente biologico questa commistione, anche se «lieve», preclude qualsiasi possibilità di utilizzare questi embrioni a fini riproduttivi, facendoli cioè sviluppare oltre il 14° giorno sino a raggiungere lo stadio fetale: l’organismo così ottenuto potrebbe avere caratteristiche fisiologiche imprevedibili. Dal punto di vista della Chiesa, questa strategia è probabilmente condannabile anche se lo sviluppo dell’embrione viene fermato alla seconda settimana, proprio in quanto passibile di dare origine a un nuovo essere umano, anche se dalle caratteristiche biologiche non facilmente presumibili. Perché allora gli inglesi intraprendono questa strada? L’obiettivo è quello di disporre di una notevole quantità di embrioni dai quali estrarre cellule staminali a fini terapeutici o di studio. L’obiettivo prioritario è la terapia di malattie neurologiche a carattere degenerativo come il morbo di Parkinson o di Alzheimer ed è infatti a partire dalle cellule di una persona che soffre di una malattia neurodegenerativa che verranno realizzate le prime chimere. Alberto Oliverio
IL MATTINO
06/09/2007
Solo l’Inghilterra non ha firmato la Convenzione biomedica Per i malati di Hiv fecondazione assistita
Da cattolico non condivide sul piano etico lo "strappo" inglese sugli embrioni metà uomo, metà animale. Ma non per questo, Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, respinge la ricerca sulle cellule staminali: "Basterebbe evitare la creazione o la distruzione degli embrioni". Presidente, come giudica il via libera inglese agli embrioni chimera? È una decisione legittima, ma personalmente credo che in ambiti della ricerca così delicati, sarebbe opportuno assumere orientamenti comuni a livello internazionale. Non è una novità che gli inglesi agiscano in maniera autonoma, scegliendo di ritagliarsi un ruolo diverso e, in un certo senso, isolato. Per esempio la Gran Bretagna è l'unico paese europeo a non aver sottoscritto la Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e la biomedicina. Il rischio a cui si va incontro con gli embrioni chimera non è tanto di natura biologica. Esistono però implicazioni etiche che non possono essere trascurate. La legge italiana vieta la creazione di embrioni chimera. Non c'è il rischio di restare indietro nella ricerca scientifica rispetto ad altri paesi? Le cellule staminali hanno certamente grandi potenzialità ma gli embrioni non sono l'unica fonte. Gli embrioni chimera sono solo una delle tante possibilità che la scienza può esplorare. In questo specifico settore i progressi della scienza sono rapidissimi e, con molta probabilità, in un futuro non lontano sarà possibile creare in laboratorio cellule con le stesse caratteristiche, senza passare per la creazione o la distruzione degli embrioni. In questo modo si supererebbero tutte le perplessità di tipo etico. Il Parlamento dovrebbe presto aggiornare le linee guida sulla legge 40. Quali novità auspica? Alcuni principi contenuti nella legge 40 non hanno fondamento scientifico, ma ideologico. Si potrebbe introdurre la possibilità di congelare gli "ootidi", cioè la cellula formata quando non sono ancora fusi i patrimoni genetici dell'ovulo e dello spermatozoo, e quindi non esiste ancora un nuovo Dna per cui non si può dire che esista una nuova persona. Un altro punto potrebbe essere quello di consentire la fecondazione assistita non solo alle coppie con problemi di sterilità ma anche a chi è infetto dal virus dell'Hiv, che spesso rinuncia ad avere figli per paura di trasmettere il virus. da. ci.
IL DENARO
Europa - regno unito, londra
Ricerca, sì agli embrioni chimera con geni di uomini e di animali
Gli scienziati del Regno Unito potranno creare embrioni ibridi, contenenti cioè materiale genetico sia umano che animale, a scopo di ricerca. Lo ha deciso l'autorità britannica per la fertilizzazione e l'embriologia (Hfea), che dato il via libera "in principio" all'utilizzo dei cosiddetti "embrioni-chimera" per la produzione di cellule staminali utili a studiare cure per un gran numero di malattie. Anche se la maggior parte dell'opinione pubblica è d'accordo con il provvedimento, sono molti i gruppi religiosi che si sono opposti.
Gli embrioni-chimera vengono creati trasferendo materiale genetico umano dentro un ovulo di bovino o di coniglio privato del suo Dna. Al termine dell'operazione, l'embrione è al 99,9 per cento umano e allo 0,1 per cento animale. E' un modo per risolvere il problema della scarsa disponibilità di ovuli umani da utilizzare a scopo di ricerca, che normalmente provengono dai trattamenti di fertilizzazione in vitro. In base alle norme in vigore in Gran Bretagna, gli embrioni ibridi dovranno essere distrutti dopo 14 giorni, ovvero quando non sono più grandi di una cruna di un ago e non potranno essere impiantati nell'utero.
Con questa tecnica, i ricercatori potranno disporre di moltissimi embrioni dai quali estrarre cellule staminali. Di conseguenza, avranno più materiale per condurre i propri studi e cercare cure a patologie come il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer e persino per le lesioni del midollo osseo.
Le prime richieste all'Hfea sono arrivate nel novembre scorso. Due équipe di ricercatori, una del King's College di Londra e una dell'Università di Newcastle, hanno richiesto la licenza per condurre alcuni studi con embrioni-chimera. Anche Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, vorrebbe richiedere il permesso di condurre alcune ricerche sulle malattie dei neuroni che controllano il movimento. Nei prossimi mesi l'autorità esaminerà le domande per concedere i permessi.
La decisione dell'Hfea, che ha reso il Regno Unito il Paese con la legislazione più avanzata in materia, è arrivata dopo una lunga discussione sul tema costata circa 220mila euro. Per tre mesi si sono svolti incontri aperti e dibattiti e sono stati condotti dei sondaggi tra la popolazione. Il pubblico, inizialmente scettico, si è dimostrato gradualmente più aperto all'idea e alla fine il 61 per cento dei cittadini si è detto favorevole. Contrari invece molti gruppi religiosi, che vorrebbero mantenere una distinzione netta tra esseri umani e animali e che considerano l'utilizzo di embrioni ibridi innaturale e sbagliato.
Anche il Governo britannico si sta occupando del tema. Alla fine dello scorso anno è stata presentata una proposta di legge che avrebbe messo al bando quasi ogni ricerca con embrioni-chimera. Nella comunità scientifica è subito scoppiata una vera e propria rivolta. Da allora l'Esecutivo ha deciso di ritirare la proposta e si prepara a discutere entro la fine dell'anno un altro progetto di legge.
6-09-2007
ANIMALIEANIMALI
OK INGLESE A EMBRIONI CHIMERA, PARTONO I TEST
Decisione dell'Autorita' britannica per la fertilizzazione e l'embriologia.
6 settembre 2007 - Via libera in Gran Bretagna alla ricerca sui cosiddetti embrioni chimera: il si' dell'Autorita' britannica per la fertilizzazione e l'embriologia (Hfea) ha autorizzato la produzione di embrioni ottenuti trasferendo Dna umano in ovociti di mucca, privati del loro nucleo. L'obiettivo e' ottenere linee di cellule staminali 'su misura' per lo studio di malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer.
A chiedere l'autorizzazione, limitata al singolo protocollo di ricerca e quindi limitata nel tempo, sono stati, circa dieci mesi fa, il direttore del Laboratorio di biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, Stephen Minger, e Lyle Armstrong, dell'istituto per la ricerca sulle cellule staminali del North East England (Nesci). Non e' la prima volta che il mondo della ricerca sulle staminali pensa agli embrioni chimera, considerandoli una possibile soluzione al doppio problema della carenza di ovociti e si embrioni umani in sovrannumero, donati alla ricerca dalle coppie che affrontano interventi di fecondazione artificiale. I primi a vedere una soluzione negli embrioni chimera erano stati, nel 1998, i ricercatori dell'americana Advanced Cell Technology (Act), l'azienda che nel 2001 ha clonato per la prima volta un embrione umano. Quando l'Act annuncio' di avere cercato di ottenere un embrione chimera uomo-mucca, l'allora presidente Bill Clinton espose le sue perplessita' al Comitato Bioetico Usa.
A distanza di nove anni, e forti delle conoscenze scientifiche e tecnologiche accumulate in questo periodo, sono i due gruppi di ricerca britannici a tornare sulla proposta, questa volta con successo. Oltre al vantaggio di avere a disposizione una fonte teoricamente illimitata di embrioni, umani al 99%, Minger e Armstrong ritengono che la tecnica degli embrioni chimera permette di selezionare il Dna che si vuole trasferire, ad esempio prelevandolo da pazienti colpiti da una determinata malattia. In questo modo diventa piu' facile ottenere cellule staminali da utilizzare, esclusivamente in laboratorio, come modello per studiare quella stessa malattia e per sperimentare terapie. Teoricamente, per ogni tipo di malattia neurodegenerativa si avrebbero a disposizione le cellule staminali che permettono di studiarla, secondo quella che gli stessi ricercatori hanno chiamato una 'lista della spesa delle malattie'.
I test ai quali i due gruppi di ricerca possono adesso lavorare si basano sulla tecnica del trasferimento nucleare, sulla quale si sono basati finora tutti gli esperimenti di clonazione a fini terapeutici o, solo nel caso degli animali, a fini riproduttivi. I ricercatori trasferiscono il materiale genetico di un donatore (in questo caso un paziente colpito da una malattia neurodegenerativa) in un ovocita privato del suo nucleo (in questo caso l'ovocita non e' umano, ma bovino).
Dopodiche' l'ovulo comincia a comportarsi come se fosse stato fecondato e si divide fino a formare un embrione. E' un trasferimento nucleare tra specie diverse e che porterebbe a un embrione non interamente umano dal punto di vista genetico: avrebbe una piccola quantita' di Dna bovino, che deriva da quello che resta nell'ovocita anche dopo che questo viene privato del nucleo. A sei giorni dalla formazione degli embrioni si cominciano a prelevare le cellule staminali e gli embrioni vengono distrutti dopo 14 giorni. Non si prevede di iniettare nei pazienti le cellule ottenute dagli embrioni chimera. Al di la' delle controversie etiche, Minger ha ripetuto piu' volte: 'se sei convinto di fare la cosa giusta e se pensi che questa sia importante, falla'. (ANSA)
ANIMALIEANIMALI
ESPERIMENTI NELLO SPAZIO, DALL'ITALIA I MICROGRANISMI
Proverranno dipartimento di Biologia animale dell'universita' di Modena e Reggio Emilia.
6 settembre 2007 - Count-down per i microrganismi capaci di adattarsi a condizioni estreme e che, dai laboratori italiani del dipartimento di Biologia animale dell'universita' di Modena e Reggio Emilia, saranno utilizzati per studiare i meccanismi dell'invecchiamento nella nuova serie di esperimenti promossa nell'ambito del progetto MoMa (Applicazioni biotecnologiche dalle molecole all'uomo: la ricerca spaziale applicata al miglioramento della qualita' della vita della popolazione anziana), finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e coordinato dall'universita' di Udine.
I microrganismi, chiamati tardigradi, saranno inviati alla Acta Free University di Amsterdam, dove i circa 2.500 esemplari verranno consegnati all'Agenzia Spaziale Europea (Esa); quindi verranno trasferiti nel Kazakhstan, a Baikonur, nella base da dove verra' lanciata il 14 settembre la capsula Foton M3.
I tardigradi possono sopravvivere in condizioni di totale essiccamento, congelamento, a forti pressioni idrostatiche e alte dosi di radiazioni. Obiettivo dei test e' individuare misure per prevenire le conseguenze delle radiazioni e studiare gli effetti della microgravita' sugli organismi. Al rientro a terra, previsto dopo 12 giorni, i ricercatori dell'ateneo emiliano si metteranno al lavoro per valutare la sopravvivenza degli animali, l'espressione di particolari proteine (Heat shock proteins) e dosare l'attivita' di enzimi strettamente correlati allo stress e per individuare eventuali danni al Dna.
Grazie a questi test, spiega responsabile dell'unita' di ricerca dell'Ateneo emiliano, Lorena Rebecchi 'sara' possibile carpire i segreti delle molecole che consentono a questi microrganismi di resistere a stress non sopportati dalla maggior parte degli altri animali. Attraverso il confronto fra esperimenti a terra, in cui tardigradi attivi o essiccati (ma in grado di tornare alla vita attiva quando reidratati) sono esposti a microgravita' simulata o a irradiazione, e gli esperimenti condotti a bordo del Foton M3m, pensiamo di poter individuare e caratterizzare molecole utilizzabili per la conservazione a lungo termine di organi e tessuti, per la salvaguardia della salute umana e come contromisure di effetti negativi di stress'.
(ANSA)
AVVENIRE
06/09/2007
LO «STRAPPO» INGLESE
Dure le reazioni. Helen Watt: «Violati i diritti dell’embrione, viene disumanizzato» Josephine Quintavalle: «Queste decisioni non possono essere affidate a un ente non autorevole»
L’incubo delle «chimere» a Londra sarà presto realtà
Un altro «sì» degli esperti alle sperimentazioni su embrioni animali con il Dna umano
Da Londra
Elisabetta Del Soldato
L'incubo sarà presto realtà. Tra poco, i ricercatori del Regno Unito avranno la possibilità, garantita dall'autorità del settore, di creare "embrioni chimera", ovvero formati da cellule umane e animali, di mucche o conigli. Erano mesi che i venti soffiavano a favore degli scienziati "estremi", avidi di colmare la "carenza" di embrioni umani per la ricerca nel campo delle cellule staminali. E a poco sembrano essere servite le innumerevoli consultazioni parlamentari sull'argomento. La Gran Bretagna, a differenza del resto del mondo, ha dunque detto sì alla creazione delle chimere: lo ha annunciato ieri alle tre del pomeriggio la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), facendo esultare una parte del mondo scientifico, ma anche lasciando molti a bocca aperta, se non apertamente disgustati. Un portavoce della Hfea ha giustificato la scelta sostenendo che le varie consultazioni pubbliche avrebbero dimostrato che «i cittadini sono favorevoli all'idea della creazione di ibridi se questi potranno spianare la strada della cura di malattie come l'Alzheimer». Dure le reazioni anche all'estero. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna - ha detto Francesco d'Agostino, presidente emerito della Commissione nazionale di bioetica italiana - è la manipolazione di cui è stata vittima l'opinione pubblica». Ma gli scienziati britannici - dopo la decisione di ieri - sono ora pronti a creare embrioni chimera, fondendo cellule umane con ovuli animali allo scopo di estrarne cellule staminali. Per permettere la creazione di questi ibridi citoplasmatici, o "cibridi", il nucleo di una cellula umana viene inserito nell'ovocita animale svuotato quasi completamente del suo patrimonio genetico. Gli embrioni, assicurano con una sorta di autoassoluzione i ricercatori, saranno distrutti dopo quattordici giorni, «dunque non c'è di che preoccuparsi». Affermazione che non convince tanti, a partire dalla professoressa Helen Watt del Linacre Centre for Healthcare Ethics: «Ma non si può giocare con la vita - sbotta -. La tecnica approvata dalla Hfea rappresenta un'ulteriore violazione dei diritti dell'embrione». E sottolinea: «Durante l'esperimento l'embrione viene così privato non solo della sua stessa vita ma anche dei suoi genitori umani. È disumanizzato della sua stessa creazione. Usare l'essere umano non è mai stato e mai sarà accettabile perché offende la dignità di tutti, degli umani e degli animali». Ma sono numerosi gli scienziati in prima linea: due équipe, una del Kings College di Londra e una dell'Università di Newcastle, hanno avanzato la richiesta di poter creare embrioni chimera alla Hfea qualche mese fa. L'autorità considererà i casi individuali, presentati da due centri di ricerca, a novembre; dopodiché deciderà se rilasciare una licenza. Ma anche nell'eventualità di un «sì» non sarà detta l'ultima parola: spetterà infatti a una Commissione parlamentare esprimere la decisione finale. E saranno tre i mesi a disposizione per mettere a punto un verdetto finale. Altri ricercatori sono però impazienti di farsi avanti. Anche Ian Wilmutt, il professore che rese possibile la clonazione della pecora Dolly, sta aspettando il via libera della Hfea per generare embrioni ibridi con lo scopo, ha dichiarato qualche giorno fa, di studiare le malattie neuromotorie con Chris Shaw, dell'Institute of Psychiatry di Londra. E la giustificazione è sempre la stessa: insistono sul fatto che i "nuovi embrioni" sarebbero per il 99,9 per cento umani e per lo 0,1 per cento animali. Ma questo non cancella il fatto, spiega Josephine Quintavalle di Core (Comment on Reproductive Ethics) «che esiste una distinzione netta tra gli esseri umani e gli animali». C'è inoltre da fare un'ulteriore considerazione, continua la Quintavalle: «La decisione di dare il via libera a tali esperimenti non deve essere lasciata alla Hfea - un'autorità sempre meno autorevole visto che da anni deve essere essere riformata -, ma al Parlamento». La Hfea però non è disposta a fare marcia indietro. «Non è stata una decisione facile - confessa un portavoce dell'autorità - e non è stata certo presa con leggerezza. Vogliamo inoltre sottolineare che non rappresenta un completo via libera alla ricerca sugli ibridi ma un riconoscimento del fatto che questo tipo di ricerca può, con la dovuta cautela, essere permessa». L'accelerazione però c'è stata. E tornare indietro appare ora, per lo stesso governo di Gordon Brown, assai improbabile.
AVVENIRE
06/09/2007
Grave passo inglese
L'incubo di un'umanità «a punti»
Eugenia Roccella
Che belli i vecchi tempi, quando "Chimera" era il nome di una creatura mitologica, oppure un termine usato solo metaforicamente, nel senso di sogno irrealizzabile. Ormai lo si adopera invece nel suo significato tecnico, per indicare un organismo composto da cellule con un'origine genetica diversa, quindi anche provenienti da individui di specie differente: esseri umani e conigli, per esempio. In Inghilterra, dopo accese polemiche, conflitti sulla competenza decisionale, consultazioni pubbliche, la Hfea - l'Authority per la fertilizzazione umana e l'embriologia - ha ufficialmente concesso ieri, ai centri di ricerca che ne avevano fatto richiesta, le licenze per la creazione degli embrioni interspecie. Il loro nome scientifico sarebbe «embrioni ibridi citoplasmatici», ma vengono comunemente definiti chimere, o, ancora più familiarmente, Frankenbunny, cioè coniglietti Frankenstein. Si tratta infatti di creature da laboratorio, come nel famoso romanzo scritto da Mary Shelley. Solo che in questo caso sarebbero esseri in parte umani e in parte animali. Nonostante si tenti di minimizzare, sottolineando che la percentuale umana è nettamente preponderante (il 99,9%), e che gli embrioni ibridi sarebbero distrutti al 14° giorno di vita per ottenere cellule staminali, lo sconcerto dell'opinione pubblica è grande. I quesiti sono tanti, sconvolgenti e spesso irrisolvibili. Può l'umano essere ridotto a una percentuale? Ed è ancora definibile come «umana» una creatura di questo tipo? Due giornaliste del Times, intervistando l'anno scorso Lord Harries, vescovo anglicano all'epoca presidente dell'Hfea, gli hanno posto interrogativi a cui il religioso non ha saputo rispondere: «Se questo nuovo essere bussasse alle porte del paradiso, come sarebbe giudicato? Un Frankenbunny ha o no un'anima immortale?».
Il primo spinoso problema posto all'Authority è proprio quello della competenza. Chi deve decidere sull'ammissibilità degli embrioni ibridi, la Hfea, che ha competenza sulla fertilizzazione umana, o le autorità che si occupano della sperimentazione sugli animali? La Hfea ha dribblato la questione, concedendo le licenze in via sperimentale, e cautelandosi con un parere legale che però non è stato reso pubblico. Nel frattempo la patata bollente sulle competenze è passata al Parlamento. Se si deciderà per l'attribuzione del potere decisionale all'Authority sulla fertilizzazione umana, sapremo che in Gran Bretagna per definirsi uomini basta che sia umana la maggior parte del patrimonio genetico, come fosse un pacchetto azionario di cui si detiene il 51%.
Il bello è che dietro all'euforia pubblicitaria con cui esperti e centri di ricerca promuovono l'operazione, sostenendo che tutto questo si fa per sconfiggere gravi malattie degenerative, c'è, nel mondo scientifico, la consapevolezza di tentare un'impresa disperata. Da una parte si parla ormai apertamente della tecnica che si userebbe per produrre gli embrioni ibridi, cioè il trasferimento nucleare, come di un metodo che va superato, perché ha dato risultati deludenti (un'efficacia che non supera il 2%) nella clonazione animale. Dall'altra, l'eventuale uso terapeutico delle cellule staminali ottenute dagli embrioni-chimera è inficiato dal rischio di attivazione di virus animali endogeni, che potrebbero saltare la barriera di specie e diffondersi tra gli uomini, con effetti incontrollabili e devastanti. Rischio, quest'ultimo, davvero grave. Ma che importa? Bisogna correrlo, e ovviamente «per il bene futuro dell'umanità». Intesa, naturalmente, in termini di punti percentuali.
AVVENIRE
06/09/2007
da sapere
Cinque definizioni, un solo obiettivo
(A.Mor.)
Per chimera si intende un organismo le cui cellule hanno due diversi patrimoni genetici perché provengono da due differenti esseri viventi, che possono appartenere a una stessa specie o a specie diverse. Il dibattito politico sulla definizione di chimera è aperto. L'Hfea inglese ha proposto cinque tipi di embrioni interspecie umani/animali, a seconda della tecnica con cui si potrebbero creare. 1. Embrioni chimera animali: embrioni animali cui si aggiungono cellule umane nei primi stadi di sviluppo. 2. Embrioni chimera umani: embrioni umani cui si aggiungono cellule animali nei primi stadi di sviluppo. 3. Embrioni umani transgenici: embrioni umani nei quali si inseriscono geni animali nei primi stadi di sviluppo. 4. Embrioni ibridi citoplasmatici: embrioni creati mediante trasferimento del nucleo di una cellula umana in un ovocita animale enucleato (per questo tipo di chimere sono state chieste le due licenze all'Hfea). 5. Embrioni ibridi: embrioni creati mischiando gameti umani e animali. La Commissione parlamentare che ha lavorato alla modifica della legge sulla fecondazione in vitro e la ricerca suggerisce invece un'unica definizione, su cui si sta ancora lavorando. Un embrione interspecie è un embrione che: a) contiene materiale genetico di origine umana e animale; b) nel quale il materiale genetico di origine umana consiste di almeno un set aploide completo di cromosomi umani (cioè 23) in una o più cellule.
IL FOGLIO
06/09/2007
Il via di Londra agli ibridi
Che la chimera possa servire a curare malattie umane resta una chimera
Il biologo Vescovi parla di rozzo empirismo “Troppe incognite, la scienza abbia il coraggio di dire che certe cose non le sa”
Roma. Com’era stato annunciato, la Hfea, autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia umana, ha approvato ieri la creazione di embrioni ibridi uomo-animale a scopo di ricerca. La notizia del via libera inglese alle chimere, entità a percentuale variabile di umanità, non suscita soltanto preoccupazioni di ordine etico. Esistono anche fortissime perplessità di natura strettamente scientifica, come spiega al Foglio il professor Angelo Vescovi, docente di Biologia cellulare all’Università di Milano-Bicocca e autorità internazionale nel campo della ricerca sulle staminali. “Dobbiamo considerare – premette Vescovi – che la ricerca sulla clonazione terapeutica ha bisogno di grandi quantità di cellule uovo. Il coreano Woo-Suk Hwang aveva usato, senza ottenere i risultati che millantava, più di duecento ovociti estorti alle sue collaboratrici. Ora si parla di migliaia di ovociti necessari. Impossibile immaginare di ottenerli se non ricorrendo a quelli animali, ed è già un’ammissione della paurosa inefficienza di questa tecnica”. E ora, aggiunge Vescovi, “si dice che gli embrioni ibridi (ammesso che si riesca davvero a ottenerli) serviranno a studiare i meccanismi di alcune gravi malattie umane, ed è un immenso controsenso scientifico”. Perché? “Ma perché sappiamo che spesso è sufficiente una minima alterazione di un enzima di una cellula o del rapporto bioenergetico tra alcuni organuli intracellulari, per produrre uno stato patologico in un organismo, e stiamo parlando di una situazione fisiologica, ovvero di una cellula interamente umana”. Che cosa può avvenire, allora, in embrioni ottenuti mediante fusione di una cellula somatica umana con un ovocita animale privato del proprio nucleo, ovvero “quando si andrà ad accoppiare un nucleo di origine umana con il Dna mitocondiale di cellule bovine? Come minimo, il rapporto bioenergetico tra il nucleo e il Dna della cellula umana e quello bovino sarà decine di volte più alterato di quanto accada in una cellula che di per sé è patologica anche per una lieve e unica alterazione”.
Ecco il punto: “Come è possibile pensare che quello così ottenuto possa essere considerato un modello affidabile per lo studio di patologie umane, come il diabete o il Parkinson, nelle quali plausibilmente la morte delle cellule è data da piccoli squilibri? La cosa non è scientificamente sostenibile”. Perché, allora, tanta enfasi sull’importanza della creazione di ibridi? Secondo Angelo Vescovi, nella decisione inglese “vince una certa visione anglosassone della ricerca come opera magna che nulla può arrestare. Ma la percezione è che gli interessi più forti in gioco siano solo in piccola parte scientifici. Sappiamo che i riflettori dei media sono accesi in permanenza sul capitolo clonazione, che suscita speranze di brevetti e di grandi guadagni”. Qui però siamo di fronte a una vera sgrammaticatura scientifica, perché, “se si vuole davvero studiare una patologia, occore avere un modello che si avvicini il più possibile alla realtà. Si cerca di minimizzare, parlando di ibridi al 99,9 per cento umani. Come se il mitocondrio, la parte proveniente dall’ovocita di origine animale, non avesse importanza. Peccato che senza mitocondrio non ci sarebbe cellula”.
Il “buomo” costruito in laboratorio
Il primo a tagliare il traguardo del brevetto per la creazione di chimere sarà forse Stephen Minger, del King’s College, il quale ha annunciato di voler studiare, attraverso gli embrioni ibridi, il morbo di Alzheimer. “Ma con un modello lontano milioni di miglia dalla realtà – commenta Vescovi – visto che, se mai otterrà quegli ibridi (ricordo che a tutt’oggi nessuno è mai riuscito a clonare embrioni umani, nemmeno partendo da materiale genetico interamente umano) si tratterà di cellule con il nucleo di un paziente malato di Alzheimer e i mitocondri di una mucca, ovvero con neuroni che hanno l’intero ciclo energetico cellulare generato dalla mucca”.
La decisione inglese dà dignità di scienza a qualcosa che sarebbe meglio chiamare tecnoscienza, rozzo empirismo. Sostiene Vescovi che “non si capisce quale sia la domanda scientifica alla quale le chimere dovrebbero rispondere. La prima e unica cosa da chiedersi è: può un nucleo umano interagire a livello bioenergetico, genetico e molecolare con dei mitocondri bovini? Ma qui siamo già oltre. Non so neppure che tipo di rapporto si verrà a istaurare tra un nucleo e un genoma umano da una parte e mitocondrio, citoplasma e membrana di una cellula bovina, dall’altra, e se ci sarà comunicazione tra materiale genetico umano e il materiale genetico bovino che rimane nella cellula con i mitocondri. E se si ricombina? La scienza deve avere il coraggio di dire che certe cose non le sa. E poi: quante malattie degenerative sono legate a patologie dei mitocondri? E che conclusioni si possono trarre, se i mitocondri sono quelli di una mucca? Forse qualcuno sogna di costruire in laboratorio un ‘buomo’, metà bue e metà uomo. Allora, per favore, non chiamiamola scienza”.
VOCE D'ITALIA
Embrioni ibridi, scienziato britannico: cerchiamo nuove cure
Le informazioni acquisite "potrebbero essere utilizzate per creare nuove terapie e farmaci per la prevenzione delle malattie"
Stephen Minger, lo scienziato che per primo dovrebbe creare gli embrioni uomo-animale, illustra la sua ricerca ad Agenda Coscioni, il mensile dell'associazione Luca Coscioni: "Vorremmo creare linee cellulari per la ricerca e sviluppare nuove cure per le malattie. La Gran Bretagna e' la giusta cornice regolatrice per la scienza, accettabile anche a livello etico". "La nostra ricerca - continua - e' soprattutto focalizzata sulla produzione di linee cellulari estratte da individui con malattie specifiche", con l'obiettivo di "scoprire quali sono i geni coinvolti nelle malattie studiate".
La speranza, spiega lo scienziato, è quella di "poter riprodurre in laboratorio il processo in cui le proteine mutate interagiscono con il normale funzionamento cellulare, distruggendo così le cellule nervose". E le informazioni acquisite "potrebbero essere utilizzate per creare nuove terapie e farmaci per la prevenzione delle malattie".
Minger analizza la differenza fra gli embrioni 'chimera' e gli embrioni 'ibridi': "Il termine chimera si usa quando si prendono ovuli e spermatozoi di una specie e li si mischiano con ovuli e spermatozoi di un'altra specie. Tale procedimento, se vengono utilizzati gameti umani, è attualmente illegale nel Regno Unito". Invece gli embrioni 'ibridi', o anche 'ibridi citoplasmatici', si ottengono "partendo da un ovocita di una mucca da cui viene estratto il nucleo, che contiene tutto il dna. Questo diventa così un ovocita vuoto - afferma - privo di alcuna identità genetica, a cui si può attribuire l'identità genetica di un essere umano, inserendovi all'interno una cellula umana".
Gli embrioni 'ibridi' vengono usati per "vedere come funziona il sistema immunitario e per testare nuove medicine immunitarie contro il rigetto degli organi. Ciò è realizzabile se si prendono le cellule da persone affette geneticamente dalle malattie sotto esame, come l'Alzheimer, il morbo di Parkinson, la distrofia muscolare, e altri disordini neuronali catastrofici, e si introducono negli ovociti denuclearizzati di conigli e mucche".
Sulla scelta degli ovociti animali, che sono più facilmente reperibili rispetto a quelli umani, lo scienziato britannico, dichiara che quando si riuscirà a incrementare "l'efficienza della tecnologia, diciamo di un fattore del dieci per cento, la maggior parte di noi scienziati tornerà a usare ovociti umani, ma al momento attuale un tale cambiamento non sarebbe giustificato".
In merito al ruolo della politica rispetto alla scienza, Minger ritiene che "dovrebbero essere i regolatori, piuttosto che i legislatori, a regolamentare la ricerca scientifica". Questo perchè "la scienza si sta muovendo così in fretta che e' impossibile, per il Parlamento o per il governo, conoscere i confini fra i vari campi della ricerca scientifica". Per questo motivo, gli scienziati britannici hanno "richiesto al governo di non legiferare sulla scienza, ma di permettere a un panel di esperti e di regolatori, come per esempio il Food and Drug Administration statunitense o il Ministero degli interni britannico, di regolare la ricerca".
Data: 06/09/2007 11.56.00
BRESCIA OGGI
Giovedì 6 Settembre 2007
LONDRA. Per la produzione di staminali
Gb: sì agli embrioni «uomo-animale»
La chiamano «lista della spesa delle malattie», soprattutto quelle neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson: sono le informazioni che vogliono ottenere dalle cellule staminali i ricercatori che hanno ottenuto il sì alla produzione di embrioni-chimera da parte dell’Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia (Hfea). L’autorizzazione è arrivata in meno di dieci mesi, dopo un dibattito pubblico e soprattutto dopo l’assenso del governo. Ora i ricercatori potranno usare questi embrioni misti uomo-animale (materiale genetico al 99 per cento umano, ma inserito in ovociti animali) per produrre cellule staminali utili allo studio di possibili cure per malattie. Le cellule saranno però distrutte dopo quattordici giorni. Immediate le polemiche.5
BRESCIA OGGI
Giovedì 6 Settembre 2007
RICERCA. Si apre una nuova frontiera etica e scientifica. L’obiettivo è studiare cure per malattie come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e le lesioni del midollo osseo
Gli embrioni chimera: Londra dice sì
L’Autorità britannica autorizza trasferimenti di Dna umano in ovociti di animale: mucca o coniglio
Staminali da nuclei di vita «misti»
REAZIONI IN ITALIA. La scelta d’Oltremanica divide laici e cattolici
Il Vaticano: «Atto mostruoso» L’associazione Coscioni: avanti
Marino: «Servono limiti» E il direttore dell’istituto «Negri» avverte: «Rischio di isolamento»
LONDRA
Via libera in Gran Bretagna alla ricerca sui cosiddetti embrioni chimera: il sì dell’Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia (Hfea) ha autorizzato la produzione di embrioni ottenuti trasferendo Dna umano in ovociti di mucca o di coniglio, privati del loro nucleo. L’obiettivo è ottenere linee di cellule staminali «su misura» per lo studio di malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e lesioni del midollo osseo. A chiedere l’autorizzazione, limitata al singolo protocollo di ricerca e quindi limitata nel tempo, sono stati il direttore del Laboratorio di biologia delle cellule staminali del King’s College di Londra, Stephen Minger, e Lyle Armstrong, dell’istituto per la ricerca sulle cellule staminali del North East England. Non è la prima volta che il mondo della ricerca sulle staminali pensa agli embrioni chimera, considerandoli una possibile soluzione al doppio problema della carenza di ovociti e si embrioni umani in sovrannumero, donati alla ricerca dalle coppie che affrontano interventi di fecondazione artificiale.
I primi a vedere una soluzione negli embrioni chimera erano stati, nel 1998, i ricercatori dell’americana Advanced Cell Technology (Act), l’azienda che nel 2001 ha clonato per la prima volta un embrione umano. Quando l’Act annunciò di avere cercato di ottenere un embrione chimera uomo-mucca, l’allora presidente Bill Clinton espose le sue perplessità al Comitato Bioetico Usa.
A distanza di nove anni, e forti delle conoscenze scientifiche e tecnologiche accumulate in questo periodo, sono i due gruppi di ricerca britannici a tornare sulla proposta, questa volta con successo. Oltre al vantaggio di avere a disposizione una fonte teoricamente illimitata di embrioni, umani al 99%, Minger e Armstrong ritengono che la tecnica degli embrioni chimera permette di selezionare il Dna che si vuole trasferire, ad esempio prelevandolo da pazienti colpiti da una determinata malattia.
In questo modo diventa più facile ottenere cellule staminali da utilizzare, esclusivamente in laboratorio, come modello per studiare quella stessa malattia e per sperimentare terapie. Teoricamente, per ogni tipo di malattia neurodegenerativa si avrebbero a disposizione le cellule staminali che permettono di studiarla, secondo quella che gli stessi ricercatori hanno chiamato una «lista della spesa delle malattie».
I test ai quali i due gruppi di ricerca possono adesso lavorare si basano sulla tecnica del trasferimento nucleare, sulla quale si sono basati finora tutti gli esperimenti di clonazione a fini terapeutici o, solo nel caso degli animali, a fini riproduttivi. Dalla consultazione pubblica (consistita in tre mesi di sondaggi, incontri e dibattiti) è emerso che, sebbene inizialmente scettico, il pubblico, quando gli venivano presentate informazioni precise e imparziali, gradualmente diventava più aperto all’idea. Alla fine il 61% si è detto favorevole a tali ricerche. Al di là delle controversie etiche, Minger ha ripetuto più volte: «Se sei convinto di fare la cosa giusta e se pensi che questa sia importante, falla».
La tecnica è sostanzialmente quella del trasferimento nucleare, sulla quale si sono basati finora tutti gli esperimenti di clonazione a fini terapeutici o, solo nel caso degli animali, a fini riproduttivi. I ricercatori trasferiscono il materiale genetico di un donatore (in questo caso un paziente colpito da una malattia neurodegenerativa) in un ovocita privato del suo nucleo (in questo caso l’ovocita non è umano, ma bovino). Dopodiché l’ovulo comincia a comportarsi come se fosse stato fecondato e si divide fino a formare un embrione. È un trasferimento nucleare tra specie diverse e che porterebbe a un embrione non interamente umano dal punto di vista genetico: avrebbe una piccola quantità di Dna bovino, che deriva da quello che resta nell’ovocita anche dopo che questo viene privato del nucleo. A sei giorni dalla formazione degli embrioni si può cominciare a prelevate le cellule staminali e gli embrioni vengono distrutti dopo 14 giorni.
ROMA
Il mondo scientifico italiano si interroga sugli embrioni chimera mentre laici e cattolici si dividono. Durissima la presa di posizione del Vaticano. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, non usa mezzi termini: «Un atto mostruoso contro la dignità umana. È necessario che la comunità scientifica si mobiliti e riteniamo che anche questo governo britannico abbia ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale».
«La scelta di Londra è qualcosa di legittimo, ma che non condivido», afferma Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato: «Il rischio cui si va incontro non è tanto di natura biologica, poiché immagino che il comitato inglese che ha approvato la ricerca l’abbia valutata come non dannosa nè tanto meno pericolosa; esistono però implicazioni etiche che non possono essere trascurate. Ma sono convinto sia doveroso fissare regole e punti fermi che siano rispettati e condivisi a livello internazionale».
Ma i dirigenti dell’Associazione Luca Coscioni - il segretario ed eurodeputato radicale Marco Cappato, il vicesegretario Rocco Berardo, il consigliere generale Giulio Cossu e il co-presidente dell’associazione e ordinario di Storia della medicina Gilberto Corbellini - giudicano positivamente la scelta britannica: «È una notizia doppiamente positiva, perché si apre una concreta strada di ricerca contro malattie e si crea una soluzione alternativa a quella di incoraggiare migliaia di donne a donare i loro ovociti». «Constatiamo», sottolinea Berardo, «il grado di civiltà della Gran Bretagna, che sceglie una nuova via di ricerca dopo aver consultato l’opinione pubblica, mentre in Italia siamo fermi alla discussione sulle linee guida della proibizione della legge 40».
Il direttore dell’istituto «Mario Negri» di Milano, Silvio Garattini, alla vigilia del sì britannico aveva detto: «Evidentemente ci sono implicazioni etiche, che in Gran Bretagna non ritengono così significative. Da noi penso che sarebbe impossibile. Ma bisogna tener presente che non seguendo le sperimentazioni internazionali ci allontaniamo dalla possibilità di poter dare contributi fondamentali».
Giovedì, 6 Settembre 2007
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