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Difendiamoli: Lav: immorale e rischiosa perchè fallace la sperimentazione pre-clinica su animali |
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Salute Europa
23/02/2009
Lav: immorale e rischiosa perchè fallace la sperimentazione pre-clinica su animali
Dal 1995 al 2005 è raddoppiato il numero di sperimentazioni cliniche sui nuovi farmaci svolte all'estero, infatti le più importanti case farmaceutiche statunitensi stanno spostando i trial clinici nei Paesi in via di sviluppo, in primis nell'Europa dell'Est e in Asia perché più economici; questi i dati allarmanti forniti da New England Journal of Medicine, da Kevin Schulman e Seth Glickman del Duke Clinical Research Institute (DCRI), i quali hanno esaminato i trial clinici USA di fase III (penultima fase sperimentale e a più ampio spettro che coinvolge tra i 1000-3000 soggetti).
La scelta di svolgere la fase clinica della messa a punto di un farmaco in Paesi meno sviluppati, sottolinea come questo campo della ricerca agisca dietro la spinta di un potente motore: il denaro, sfruttando persone povere che chiedono un basso compenso per provare nuove molecole potenzialmente molto pericolose.
I farmaci sono l’unica categoria di sostanze chimiche che richiede, per legge, test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato.
“Chi si appresta a testare molecole derivanti dagli studi su animali incorre in gravi rischi per la salute, proprio per la non attendibilità dei risultati e per l’incapacità di prevedere gli affetti avversi, che inevitabilmente, quasi sempre, si mostrano negli uomini, dai più gravi come la morte e l’invalidità permanente a quelli più lievi come nausea e capogiri, oltretutto non comunicabili dall’animale per mancanza del linguaggio verbale”, dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore vivisezione.
“Il meccanismo che prevede il pagamento delle persone che si sottopongono ai test clinici è assolutamente immorale – prosegue la dott.ssa Kuan - E’ necessario tutelare i “volontari” agendo a monte, evitando il passaggio fallace della sperimentazione sugli animali e adottando test integrati di metodi alternativi, dimostratisi più predittivi ed efficaci. Il potenziamento dei metodi alternativi, anche in questo ambito della ricerca, comporterebbe un grande passo in avanti nella tutela della salute, degli animali e del valore della vita umana.”
I test su animali si sono rivelati non predittivi per l’uomo, portando a conclusioni sbagliate e spesso pericolose, a conferma di questo una review del 2005 ha concluso come gli esperimenti su animali falliscano nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte (Lindl et al. ALTEX22(3):143-151). L’errore della fase pre-clinica viene quindi riportato e amplificato in fase clinica, con il risultato che il 90% dei farmaci non supera le prove sui volontari che mostrano effetti avversi che sulle nei test su animali non erano stati rilevati.
L’etica viene quindi violata due volte, prima con il passaggio sull’animale che viene sfruttato e violentato fisicamente e psicologicamente durante tutta la permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima vera “cavia”.
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