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ANMVI OGGI
La vivisezione "raccontata" da topolini e scimmie da laboratorio
15-05-2008 11:56
Entrare in un laboratorio dove si effettua vivisezione, per rendersi conto di come vengano condotti gli esperimenti sugli animali, è di una semplicità disarmante.
Niente moduli, richieste, carte bollate. Basta fare come Stefano Cagno, che da molti anni si occupa di vivisezione scientificamente, essendo lui stesso medico.
Cagno ha usato la fantasia che permette di varcare qualsiasi porta e non necessita di permessi speciali. Tuttavia solo marginalmente questo è un libro di fantasia perché i luoghi che l'autore racconta e i dialoghi tra lui e le cavie esistono in migliaia di posti in tutto il mondo. L'espediente di interrogare le cavie nei loro stabulari e porre a loro le domande che dovrebbero esse fatte all'uomo è originale e inizialmente perfino divertente, quando Cagno interroga "Squit, il topo satrapo" costretto a sperimentare una sostanza che, nelle intenzioni dei vivisettori, dovrebbe permettere all'uomo erezioni a non finire.
«Così lo potrete fare in continuazione e dovunque» spiega il topo, per rimanere poi deluso quando l'intervistatore gli spiega che per l'uomo non è proprio così. «Ma allora», conclude amaramente Squit «perché studiare un topo che non ha alcun problema di accoppiamento ed essere tanto soddisfatti quando lo faccio in continuazione, se poi voi non potete o non volete farlo?».
Il sorriso che suscita la storia del topo Squit scema, man mano che ci si inoltra nella lettura e volutamente Cagno ci trascina in una bolgia infernale che riserva alle ultime storie quanto di più atroce gli scienziati sono in grado di inventare pur di comparire su una rivista "scientifica".
Così, da Kim, il topo diabetico a Batuffolo, il coniglio che sperimenta i cosmetici sugli occhi, da nonno Fly, la giraffa che stava con il corpo in una stanza e la testa al piano di sopra, si arriva all'ultima bolgia, quella di «Lou e il pozzo della disperazione».
La storia ha per luogo Amburgo e la cavia è la scimmia Lou che deve seguire gli esperimenti di Harlow sulla privazione sensoriale e, a questo scopo, viene tenuta in un cilindro metallico buio e insonorizzato in modo da privarla di qualsiasi stimolo ambientale e sensoriale. Intervistata dopo sette anni dall'esperimento i danni sono ancora devastanti ed evidenti.
Il libro di Cagno è rigorosamente scientifico e documentato da bibliografia. Mi fa piacere che l'autore l'abbia dedicato a un amico medico e maestro comune, scomparso da poco, senza il quale l'antivivisezionismo in Italia non sarebbe nato: Pietro Croce.
OSCAR GRAZIOLI
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