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difesa animaliDifendiamoli: Info del 29 marzo 2008  

IL TIRRENO
28-03-08, 7 Pisa 

Alzheimer, importante scoperta a Pisa

 PISA. “Parla” pisano la scoperta di un nuovo, importante meccanismo alla base della malattia di Alzheimer. Secondo Luciano Domenici e Nicola Origlia del Cnr di Pisa, sarebbe una proteina presente sulla superficie delle cellule nervose cerebrali la responsabile dei disturbi cognitivi che caratterizzano la fase iniziale della malattia di Alzheimer (35 mila in Toscana e 520 mila in Italia persone colpite). 
Il dato emerge da uno studio condotto su modelli animali e pubblicato dalla rivista The Journal of Neurosciences. È coordinato dai ricercatori pisani e coinvolge esperti dell’ Università dell’ Aquila, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, del European Brain Research Institute (Ebri) di Roma e della Columbia University di New York. 
La malattia di Alzheimer - come è noto - rappresenta una progressiva degenerazione del cervello con riduzione delle funzioni mentali quali l’apprendimento e la memoria fino alla demenza che rende i pazienti gravemente non-autosufficenti con notevoli costi economici sia per la famiglia che per la società. Tale affezione era ritenuta fino a pochi anni fa una malattia incurabile, i cui meccanismi erano scarsamente noti e di difficile diagnosi soprattutto durante una fase precoce. «Recentemente si è invece appreso - precisa Domenici - che la formazione di placche senili rappresenta una fase avanzata della malattia, mentre i disturbi cognitivi che interessano l’apprendimento e la memoria sono presenti già nelle fasi iniziali. Grazie a questo studio - sono parole di Domenici - sappiamo che aree cerebrali coinvolte nell’apprendimento e nella memoria, quali la corteccia entorinale, sono sensibili alla proteina beta-amiloide ancor prima che si formino le placche, ovvero ad uno stadio molto precoce della malattia.
Una proteina chiamata Rage (l’acronimo della proteina), ovvero un recettore presente sulla membrana delle cellule nervose, induce alterazioni nervose fino ai disturbi dell’apprendimento e della memoria dopo aver legato la proteina beta amiloide anche durante la fase iniziale di accumulo. Sebbene non sia ancora chiaro, sostiene Domenici, perché si produca un’elevata quantità di proteina beta-amiloide, il meccanismo scoperto apre la strada per una diagnosi precoce e per lo sviluppo di farmaci atti ad arrestare o quanto meno rallentare il decorso della malattia. Test sperimentali mirati a individuare il recettore Rage - continua Domenici - sono in fase d’allestimento e consentiranno d’impostare un filone di ricerca verso l’individuazione di farmaci in grado di inibire il legame di beta-amiloide al recettore stesso». La ricerca è stata sostenuta a livello italiano dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa.
Gian Ugo Berti 

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GALILEO

Se i topi applicano la regola
I roditori, come i primati, sono in grado di apprendere semplici principi astratti per utilizzarli  successivamente in situazioni diverse. Lo studio su Science

topo_galileo.jpg

Un’abilità a lungo considerata un’esclusiva dei primati sembra in realtà condivisa da altre specie. Dopo essere stata già dimostrata in alcuni uccelli infatti, la capacità di applicare regole astratte da poco apprese per adattarsi a nuove situazioni è stata osservata anche nei topi. Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero di Science, è stato condotto da Robin Murphy dell’University College di Londra.

Gli esperimenti sono stati effettuati sottoponendo gli animali a stimoli visivi e acustici. Nella prima fase i topi, divisi in tre gruppi, hanno risposto a tre diverse sequenze di stimoli visivi, costituiti dalla successione di luce e buio. Per ogni gruppo solo una sequenza era associata al cibo. Dopo un primo periodo di “allenamento”, i topi sono stati in grado di distinguere tra le sequenze individuando quella associata alla ricompensa. Identici risultati per il secondo test, in cui i topi hanno applicato la regola appresa nella prima fase, distinguendo le stesse sequenze ricreate con stimoli acustici a bassa e alta frequenza. I ricercatori hanno infatti osservato che i roditori aspettano il cibo solo dopo la sequenza acustica corrispondente a quella visiva (appresa durante il primo esperimento) associata al cibo.

Anche in questi animali sembrano quindi presenti processi cognitivo-comportamentali basati sull’applicazione di determinate regole generali astratte. (s.m.)

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GALILEO

Primi successi contro il Parkinson
Cellule clonate sono state trapiantate nel cervello di topi malati e hanno sostituito i neuroni degenerati. Lo studio su Nature Medicine

Successo della clonazione terapeutica nei topi. I ricercatori dello Sloan-Kettering Institute di New York, guidati dal neuro-scienziato Lorenz Studer, hanno trattato delle cavie malate di Parkinson con il trapianto di staminali embrionali ottenute da cellule della pelle degli stessi roditori malati. L'esperimento, illustrato su Nature Medicine, non solo non ha registrato casi di rigetto, ma ha anche determinato notevoli miglioramenti clinici nell'evoluzione della patologia.

Il gruppo di Studer - dopo avere provocato delle lesioni nel cervello dei topi, tali da determinare gli stessi effetti del morbo di Parkinson - ha trasferito i nuclei delle cellule epidermiche della coda all'interno di cellule uovo murine “svuotate” del proprio nucleo, attraverso la tecnica nota come clonazione terapeutica (o Scnt, Somatic Cell Nuclear Transfer). Le cellule clonate, coltivate, si sono poi sviluppate in blastocisti. I ricercatori hanno così generato 187 linee di cellule staminali embrionali da 24 topi diversi, la maggior parte delle quali successivamente differenziate in neuroni in grado di produrre dopamina.

Nei topi trattati, le nuove cellule hanno sostituito efficacemente quelle malate, consentendo un incremento significativo della capacità delle cavie di controllare i movimenti delle zampe. Un successo riscontrato solo in caso di corrispondenza genetica tra i neuroni trapiantati e la cavia: in caso contrario, infatti, l'esperimento si è concluso col rigetto. La sperimentazione, pur segnando un importante punto a favore della clonazione terapeutica, sarà limitata solo allo studio dei roditori: “Restano ancora molte difficoltà da risolvere per quanto riguarda l'essere umano”, sostiene Studer, “a partire dai problemi di ordine etico”. (l.s.)

 

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