|
LE SCIENZE
Sulla rivista “Neuron”
Antodilorifici e problemi di memoria
Esperimenti su topi di laboratorio hanno accertato che il recettore TRPV1 regola un meccanismo neurale cruciale perché si formino le connessioni mnemoniche PAROLE CHIAVEantodolorifico
memoria
Una nuova classe di antidolorifici che blocca il recettore noto come TRPV1 potrebbe interferire con funzioni cerebrali quali l’apprendimento e la memoria. È quanto ha concluso uno studio pubblicato sulla rivista “Neuron” a firma di alcuni neuroscienziati della Brown University a Providence, ne Rhode Island, Stati Uniti.
Gli esperimenti con i topi di laboratorio hanno infatti permesso di accertare come il recettore TRPV1 regoli un meccanismo neurale chiamato depressione a lungo termine (long term depression, LTD), che si ritiene sia cruciale affinché possano stabilirsi connessioni di memoria nel cervello.
Il TRPV1 (transient receptor potential vanilloid 1), infatti, è un recettore la cui attivazione determina la sensazione di dolore in caso di infiammazione e può essere attivato anche da un composto chimico contenuto nel peperoncino, la capsaicina.
Le industrie farmaceutiche hanno cercato di sviluppare molecole in grado di bloccare il recettore TRPV1 per trattare il dolore connesso all’infiammazione e il danno a carico del sistema nervoso periferico. Il problema individuato di recente è che, oltre che nel sistema nervoso periferico, il TRPV1 è espresso anche nel sistema nervoso centrale, e in particolare nell’ippocampo, il centro dell’apprendimento, anche se il suo ruolo non era finora ben compreso.
Nei loro esperimenti con sezioni di cervello di topo, Kauer e colleghi hanno verificato se il TRPV1 ha un ruolo sulla depressione a lungo termine che si configura con un indebolimento della segnalazione tra neuroni che hanno luogo in corrispondenza delle sinapsi.
La LTD, e la sua controparte che rafforza le connessioni, chiamata potenziamento a lungo termine, sono chiavi per il processo di plasticità, ovvero per formazione del cammino neurale su cui si basa l’apprendimento. I ricercatori hanno così trovato come poter bloccare la LTD nel cervello utilizzando farmaci che bloccano il TRPV1 o, viceversa, come riuscire a favorirla utilizzando la capsaicina. In particolare, si è riscontrato come silenziando geneticamente il recettore del TRPV1 nei topi si riduca drasticamente l’LTD negli animali.
“In questo studio abbiamo mostrato per la prima volta che i recettori per il TRPV1 sono necessari e sufficienti per una nuova forma di depressione a lungo termine nelle sinapsi eccitatorie”, hanno concluso i ricercatori. “L’ampia distribuzione dei recettori per il TRPV1 nel cervello suggerisce che tali recettori possano rivestire un ruolo simile nella plasticità sinaptica in tutto il sistema nervoso centrale.”
I ricercatori spiegano inoltre che i loro risultati suggeriscono che le molecole che hanno come bersaglio terapeutico il TRPV1 potrebbero agire non solo sui recettori del dolore nel sistema nervoso periferico, ma anche nel cervello. (fc)
GALILEO
13 Marzo 08
Medicina e biotech | SENO
Cancro, maligno per una proteina
Satb1 controlla l'espressione dei geni da cui dipende la crescita della massa tumorale e la formazione di metastasi. La scoperta su Nature
È una proteina la causa dell’aggressività del cancro al seno. Si chiama Satb1 ed era già nota agli scienziati perché coinvolta nell’espressione delle cellule T del sistema immunitario. Solo che ora ha rivelato il suo lato più oscuro, mostrando di giocare un ruolo chiave nella forma maligna di cancro al seno.
Le metastasi, che si formano quando le cellule si distaccano dalla massa tumorale per invadere i tessuti vicini e colonizzare altre parti dell'organismo, rappresentano la fase avanzata della malattia. I ricercatori hanno ora scoperto che le cellule del cancro alla mammella hanno bisogno proprio della proteina Satb1 per diventare metastatiche. Lo studio è stato appena pubblicato su Nature.
L’équipe della dottoressa Terumi Kohwi- Shigematsu dell’Università di Berkeley (California), con la collaborazione di Jose Russo dal Fox Chase Cancer Center di Philadelphia, ha trovato che nel cancro al seno Satb1 'riprogramma il genoma', cambiando l’espressione di un centinaio di geni, provocando così la crescita del tumore e il propagarsi delle metastasi.
Lo studio della Satb1 ci sta aiutando a comprendere come i tumori - non solo quello al seno - progrediscono nell’organismo,” ha affermato Kohwi-Shigematsu: “La proteina, infatti, aumenta l’espressione dei geni che promuovono la crescita del cancro, riducendo l’espressione dei geni soppressori.” Gli scienziati hanno dimostrato che se la proteina Satb1 viene individuata in una qualche forma di cancro, questo ha molte più possibilità di progredire o di ripresentarsi. Non solo: se la proteina viene iniettata in cellule cancerose non metastatiche di modelli animali in vivo, il tumore diventa invasivo. Al contrario, studi in vitro hanno mostrato che, rimossa la proteina dalle cellule del tumore, questo non solo perde la capacità di formare metastasi, ma smette di crescere, e le cellule riprendono il loro normale aspetto.
Secondo i ricercatori, l'individuazione di questa proteina è fondamentale anche dal punto di vista diagnostico perché potrebbe permette di identificare le forme più aggressive di cancro prima che queste diventino metastatiche. (c.c.)
AGI SALUTE
11 MARZO 2008
PRONTA LA LEGGE SU BAMBINI DA SPERMA ARTIFICIALE
Londra - E' polemica in Gran Bretagna per il disegno di legge che sara' presto discusso a Westminster sul via libera al concepimento di embrioni grazie all'uso di sperma artificiale. E' quanto scrive il domenicale Observer secondo cui i piu' critici accusano il mondo della ricerca di voler "giocare al creatore con il Dna umano". Finora era consentito solo l'uso per soli scopi scientifici e di ricerca dei cosiddetti "gameti artificiali", imponendo il divieto del loro utilizzo per l'inseminazione artificiale per gravidanze umane. La tecnica prevede la creazione in laboratorio di sperma grazie allo sviluppo di cellule embrionali prese dal tessuto epiteliale degli aspiranti genitori. L'obiettivo dei ricercatori e' aiutare le persone che rischiano di diventare sterili, per esempio in seguito a trattamenti chemioterapici o le donne che non possono avere un'ovulazione naturale ad avere bambini geneticamente compatibili. Un obiettivo che secondo i ricercatori non sara' comunque raggiunto prima di dieci anni.
Finora gli unici test sono stati effettuati sui topi e i sette su dieci che si e' riusciti a far nascere sono tutti morti prematuramente.
ADN KRONOS
11 MARZO 2008
Ricerca: cervello ringiovanisce con iniezioni staminali da cordone
Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) - Ringiovanire il cervello grazie alle cellule staminali. E' la promessa di ricercatori dell'università della Florida meridionale, che hanno iniettato cellule ematiche del cordone ombelicale in cavie di laboratorio 'anziane', ottenendo il 'ringiovanimento' dell'ippocampo e la nascita di nuove staminali neuronali, condizione che si perde con l'età. Secondo gli autori dello studio pubblicato nell'edizione online del BMC Neuroscience, i risultati indicano la possibilità di una terapia cellulare per rendere più giovane il cervello.
La neurogenesi, la proliferazione di nuove cellule cerebrali, diminuisce con l'età. Nel cervello ci sono due riserve di staminali, di cui una si trova nell'ippocampo: con l'invecchiamento le cellule 'madri' perdono la capacità di generare nuove cellule, principalmente per via dell'infiammazione che si instaura negli anni. "La neurogenesi, diminuisce moltissimo invecchiando - spiega Alison Willing del Center of Excellence for Aging and Brain Repair dell'università della Florida meridionale - soprattutto a causa del crescente impoverimento del microambiente del cervello, dovuto all'instaurarsi di una condizione infiammatoria. Dopo l'iniezione con cellule del cordone ombelicali - prosegue il ricercatore - abbiamo assistito al ripristino della proliferazione cellulare, probabilmente proprio grazie alla diminuzione dello stato infiammatorio".
Lo studio mostra un incremento delle cellule che si riproducono nelle 24 ore successive all'iniezione, condizione che prosegue per almeno 15 giorni dopo un singolo trattamento. "Abbiamo mostrato come le cellule del cordone ombelicale siano in grado di ridurre la neuroinfiammazione - conclude Paul Sanberg, direttore del Center of Excellence for Aging and Brain Repair - in base ai nostri risultati esiste la possibilità che la terapia cellulare sia un approccio per combattere l'invecchiamento cerebrale e ripristinare le capacità perdute con l'età".
LA REPUBBLICA
10 MARZO 2008
Imminente il voto sul sì alla fecondazione assistita, associazioni religiose in rivolta
I sostenitori lo considerano una soluzione al problema delle coppie sterili
Polemica sullo sperma artificiale una legge divide Londra
dal nostro corrisponente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - I sostenitori del progetto lo annunciano come una soluzione al problema delle coppie che non possono avere figli e non possono, o non vogliono, ricorrere a donatori di sperma. Gli oppositori lo descrivono come un tentativo di "giocare a prendere il posto di Dio". L'oggetto del contendere è la nuova legislazione che regolamenta i metodi per la fecondazione artificiale e la ricerca sugli embrioni in Gran Bretagna.
Nei prossimi giorni la camera dei Comuni dovrà discutere il voto definitivo in materia, e secondo le previsioni della stampa londinese un crescente gruppo di deputati, appartenenti sia alle file del governo che all'opposizione, si preparano a far passare un emendamento che permetterebbe l& #39;uso di "sperma artificiale" per il concepimento.
Una prospettiva che suscita forte opposizione per motivi di natura etica da parte di gruppi religiosi, e che rischia di mettere in difficoltà il governo laburista di Gordon Brown, di cui fanno parte tre ministri cattolici apertamente ostili alla nuova legge e pronti a dimettersi nel caso fosse approvata.
Qualche mese fa ricercatori della Newcastle University hanno reso noto di essere riusciti a ricavare sperma artificiale da cellule staminali, estratte dal midollo spinale, in topi di laboratorio. Gli studiosi hanno quindi completato l'esperimento, con la nascita di un certo numero di topi utilizzando lo sperma artificiale, anche se tutti gli animali sono morti nel giro di pochi mesi e molti soffrivano di varie anomalie e disturbi genetici. Gli esperti credono tuttavia che esperimenti per ripr odurre la medesima tecnica sugli esseri umani potrebbero iniziare nel giro di cinque o dieci anni.
Associazioni per il diritto alla vita come Comment on Reproductive Issue denunciano tecniche di questo tipo come un'infrazione delle norme religiose ed etiche: in questo modo, affermano, sarebbe possibile in futuro concepire un figlio che abbia un unico genitore, una donna che ne è al tempo stesso padre e madre, rendendo addirittura inutile l'esistenza del maschio a fini riproduttivi. L'emendamento alla legge sulle staminali e sugli embrioni, presentato dal deputato liberal-democratico Evan Harris, in realtà prevede che lo sperma artificiale possa essere utilizzato soltanto quando ne fanno uso due persone, uomo e donna, e per casi in cui i genitori non possono avere figli, per esempio a causa di malattie.
"E' una soluzione che risolverebbe il problema del deficit di donatori di sperma ", afferma il deputato Harris. Ma Josephine Quintavalle, del gruppo Comment on Reprodutive Issue, ribatte: "E' assurdo legiferare su un meccanismo che non è ancora nemmeno scientificamente riuscito e su una materia le cui conseguenze fisiche, psicologiche e morali non sono prevedibili". E dall'Italia arriva l'invito a una "grande cautela". La prospettiva - commenta Carlo Flamigni, pioniere delle tecniche di fecondazione assistita - richiede un lavoro di ricerca "molto complesso", ogni progetto non può che essere "a lunghissima distanza".
|