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CELLULE STAMINALI
Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
Articolo
Spagna. Rigenerazione cardiaca: meglio non correre
Un'equipe della Clinica Universitaria di Navarra (CUN) e dell'ospedale
Gregorio Maranon di Madrid ha appena presentato i primi dati di un
esperimento clinico di terapia cellulare per il trattamento di persone
colpite da infarto. Non e' il primo ne' sara' l'ultimo studio che
impiega la terapia cellulare per la rigenerazione o la riparazione del
cuore. La sperimentazione animale ha gia' dimostrato che le cellule
staminali possono rigenerare o riparare il cuore, ma occorre
verificarlo sull'uomo. Alcuni cardiologi segnalano che forse finora e'
stata realizzata una ricerca preclinica carente, che ha portato a saggi
clinici precipitosi. Sono comunque molte le questioni da risolvere,
secondo gli specialisti, prima che la terapia cellulare possa essere
un'alternativa nel trattamento delle malattie cardiovascolari. Di
fatto, siamo alla "preistoria" della terapia cellulare per le patologie
cardiovascolari, secondo uno dei ricercatori piu' convinti delle sue
possibilita', Francisco Fernandez Aviles, che dirige il servizio di
cardiologia dell'ospedale Gregorio Maranon. Questo centro ha avviato
una serie di ricerche che devono essere il passaggio "previo e
inevitabile" per tradurre in realta' la nuova terapia. Secondo Bernardo
Nadal, specialista dell'ospedale Mount Sinai di New York, in questo
tipo di ricerca clinica e' quanto mai valido il principio "presto e
bene raro avviene". Secondo Nadal, non si devono dimenticare le
conseguenze negative che la fretta del dottor Barnard ebbe sui
trapianti di cuore, ne' i problemi piu' recenti con la terapia genica.
In ambedue i casi, "il progresso e' stato ritardato di anni perche'
l'applicazione clinica e' iniziata prima che si possedesse tutta
l'informazione sperimentale necessaria". Il problema e' che finora non
ci sono "dati rilevanti che abbiano dimostrato un beneficio clinico
decisivo della medicina rigenerativa cardiovascolare", assicura Carlos
Macaya, direttore dell'Istituto Cardiovascolare dell'ospedale Clinico
di Madrid. A suo parere, e' possibile che si sia portato avanti
un'indagine preclinica "deficiente" che ha condotto a un approccio
"troppo precipitoso" nei saggi clinici sugli uomini, e basato,
talvolta, solo su semplici osservazioni.
E' chiaro che sono molte le incognite da chiarire. Troppe, dice
Macaya, "per addentrarsi nella sperimentazione clinica sui pazienti".
Per esempio: qual'e' la fonte ideale delle cellule staminali? possono i
vari tipi cellulari dare benefici in situazioni diverse? quante cellule
e' necessario trapiantare? qual'e' la via migliore per somministrare le
cellule staminali? -la sottocutanea, l'iniezione intracardiaca diretta
o intravenosa? quali sono le indicazioni della terapia cellulare nelle
malattie cardiache? e' meglio introdurre le cellule nella fase acuta
dell'infarto o in infarti di vecchia data?
Su questo Macaya e Fernandez Aviles concordano. "Non sappiamo in quale
momento della malattia cardiovascolare dobbiamo applicare la terapia,
quali siano le dosi piu' adeguate e se dobbiamo usare un trattamento
aggiuntivo o complementare", precisa Fernandez Aviles. E altrettenta
poca certezza abbiamo sulla via della somministrazione, sostiene
Macaya, poiche' finora "abbiamo scelto le piu' semplici", e nemmeno
esiste sicurezza sul tipo di cellule staminali "piu' raccomandabili" -
cardiache, muscolari, del midollo osseo? Per Fernandez Aviles, la
sperimentazione preclinica, in laboratorio e su animali, ha gia'
dimostrato che le cellule staminali, embrionali o adulte possiedono la
capacita' di "rigenerare o riparare il cuore". Secondo il suo parere,
siamo davanti a due paradigmi di ricerca sull'utilita' della terapia
cellulare applicata al miocardio e al resto del sistema
cardiovascolare, quello biologico della rigenerazione e quello clinico
della riparazione. In ambedue i campi, dice, i risultati sono
enormemente "promettenti" ed esistono dati positivi "incontestabili"
che obbligano a tenere attive e interconnesse tutt'e due le vie
d'indagine. Il ricercatore propone di trasferire la sperimentazione su
modelli animali "molto simili agli uomini", come il maiale, che ha un
cuore di 300-500 grammi, "piu' simile agli uomini". Giacche', sebbene
gli esperimenti sui ratti abbiano dimostrato la capacita' rigenerativa
della terapia cellulare, i risultati pongono problemi e non devono
essere estrapolati per la clinica sulle persone.
Fernando Avilez riconosce che ci sono discrepanze sull'efficacia della
terapia rigenerativa, legate soprattutto alla "mancanza di omogeneita'
dei prodotti cellulari" utilizzati dai diversi grauppi di ricerca, e
chiede una "standardizzazione". Alcuni esperti pensano che la terapia
cellulare per rigenerare il miocardio sia un ponte per giungere a un
sistema in cui non sia necessario ricorrere al trapianto cellulare, ma
che potrebbe bastare l'uso di farmaci per stimolare la sua capacita'
rigenerativa. Anche se, ammettono, ci troviamo di fronte a uno
"scenario appassionante e promettente", che richiede lo sviluppo di
studi sperimentali e clinici su piccola scala per risolvere l'enorme
quantita' di dubbi che ancora sussistono.
Uno degli esempi dei saggi clinici proposti dagli esperti e' quello
avviato dalla Clinica Universitaria di Navarra e dall'ospedale Gregorio
Maranon. In esso, spiega Joaquin Barba, si esperimenta su 50 pazienti
l'efficacia dei trapianti di cellule staminali adulte (mioblasti) nel
cuore di persone cha hanno subito un infarto. Le cellule si reperiscono
dallo stesso paziente e si coltivano nel suo siero per evitare
"possibili infezioni o reazioni immunologiche, visto che non si
introducono proteine estranee", rivela il ricercatore della CUN. La
caratteristica del lavoro e' che s'impiega un catetere "e non la
chirurgia aperta", come si e' fatto finora. Attraverso il catetere,
dotato di un ago molto fine retrattile, "le cellule vengono impiantate
nelle regioni del muscolo cardiaco infartuato e zone circostanti". I
mioblasti sono cellule che hanno dimostrato capacita' "d'essere
iniettate e di crescere nel miocardio degli animali", dice Barba.
L'obiettivo e' chiarire se il nuovo trattamento sia "efficace e riesca
a migliorare la funzione cardiaca in pazienti che hanno sofferto un
infarto del miocardio". Se i dati di questo lavoro, che si concludera'
tra due anni, saranno positivi, si potra' "trasferire ai pazienti con
miocardiopatie per le quali l'unica opzione e' il trapianto cardiaco".
Sono poche le aziende che scommettono sulla ricerca di medicina
rigenerativa per malattie cardiovascolari. "La maggioranza delle case
farmaceutiche non ha comunque rischiato nella ricerca sulla terapia
cellulare", assicura Carlos Macaya. Percio' e' necessario potenziare la
sperimentazione indipendente nella sanita', reclama Francisco Fernandez
Aviles. Attualmente, dice, non stanno partecipando molto attivamente
perche' non vedono un beneficio in termini economici ne' possono
detenere la proprieta' intellettuale degli strumenti con cui si lavora.
Anche se non ha dubbi sul fatto che esistono molte aziende
biotecnologiche interessate alla terapia cellulare, e in particolare a
quella cardiovascolare. Stanno cercando d'elaborare prodotti che
servano per il trattamento con cellule o simili, e meccanismi che
facilitino la somministrazione o la conservazione delle cellule. Su
questa linea, il ministero della Sanita', consapevole della necessita'
che le imprese farmaceutiche e biotecnologiche raddoppino gli sforzi di
investimento in I+D+i, si e' mostrato disponibile a favorire tutte
quelle inziative del mercato che apportino autentica innovazione.
Tratto da El Pais del 16-10-2007 (trad. di Rosa a Marca)
Rafael Perez Ybarra
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Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
Spagna. Ricercatori di Siviglia trovano nuove cellule staminali nel
cervello
Negli ultimi anni e' caduto un paradigma della neurologia; esso
sosteneva che nel cervello adulto non si producono neuroni nuovi, cosa
che pareva chiudere la via alla medicina rigenerativa per malattie come
il Parkinson o l'Alzheimer. Invece sono state riscontrate due aree
cerebrali di neurogenesi, in cui le cellule staminali neuronali danno
luogo a neuroni adulti, ambedue nel sistema nervoso centrale. Ora, dei
ricercatori spagnoli hanno scoperto cellule staminali neuronali in un
terzo luogo, nel sistema nervoso periferico, esattamente nel corpo
carotideo. Il lavoro, realizzato totalmente dall'equipe diretta da
Jose' Lopez Barneo a Siviglia, viene pubblicato su Cell, la rivista
piu' prestigiosa in biologia. L'interesse che ha suscitato, benche' sia
stato eseguito sui topi e non sugli uomini, e' grande, e Lopez Barneo
afferma che e' stato tutto brevettato, poiche' e' ovvio che molti
studiosi si lanceranno nella ricerca di queste stesse cellule staminali
nell'uomo e tenteranno un'applicazione nella terapia cellulare del
Parkinson. "E' la prima colonia di cellule staminali che viene rilevata
nel sistema nervoso periferico dell'adulto. Si camuffano da cellule
gliali (considerate solo strutturali fino a poco tempo fa) quando non
sono attive. Hanno il vantaggio d'essere piu' accessibili di quelle del
sistema nervoso centrale, e non solo conosciamo la loro funzione
fisiologica ma abbiamo potuto coltivarle in vitro e verificare che
danno luogo a neuroni funzionali". In effetti, il corpo carotideo e'
gia' stato utilizzato direttamente in esperimenti clinici per trattare
il Parkinson ed e' ben conosciuto.
I ricercatori credono che le cellule staminali si trovino anche negli
umani giacche' sono quelle che consentono al corpo carotideo di
crescere quando c'e' scarsita' d'ossigeno nell'organismo. Per il
passaggio sull'uomo del risultato ottenuto nei topi e' gia' stato
avviato un complesso iter che puo' terminare nello sviluppo
farmaceutico di un nuovo medicinale da applicare nel cervello dei
malati di Parkinson. (El Pais)
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Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
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Singapore. Una strada in salita
L'intento di ES Cell International era quello di curare alcuni
pazienti, almeno parzialmente, con terapie derivate da cellule
staminali embrionali fin dall'anno prossimo. Ma ha dovuto rinunciare.
Gli investitori in un capitale a rischio di quel tipo hanno avuto paura
che l'obiettivo fosse ancora troppo lontano, spiega il fondatore della
societa', Alan Colman.
Nel 1996 il ricercatore britannico era li' nella fredda e nebbiosa
Scozia quando nasceva la pecora clonata Dolly. Dal 2001 preferisce
vivere nell'afa di Singapore. L'ambiziosa Citta' Stato gli aveva messo
a disposizione 6 milioni di dollari americani per avviare la ricerca di
una terapia con cellule staminali embrionali spendibile nella cura di
malattie degenerative. Se l'azienda di Colman deve per ora rinunciare
al suo obiettivo non e' a causa del luogo, ma dello stato in cui si
trova la ricerca sulle cellule staminali. Secondo Colman e' successo un
po' come con la terapia genica a suo tempo, vale a dire "troppi urra'".
"Dobbiamo stare molto attenti a non suscitare aspettative premature".
Lui ha sempre saputo che sarebbe stata lunga la strada che conduce a
una terapia derivata da cellule staminali. "Ci vuole un enorme sforzo
tecnico per ottenere cellule specializzate da cellule embrionali",
spiega il ricercatore. Inoltre bisogna dare determinate istruzioni alle
cellule, ma finora nessuno sa bene quali potrebbero essere i segnali
giusti. E quand'anche si ottenessero le cellule adatte in laboratorio,
dopo bisogna sapere come farle arrivare al posto giusto nell'organismo.
Ad esempio, nel trattamento delle malattie cardiache croniche, le
cellule verrebbero inserite in un cuore pulsante. "E' un po' come se si
volesse riparare il motore di un'auto mentre e' in corsa". Ci sono
molti di questi problemi da risolvere prima di poter contare su un
prodotto sicuro e ben funzionante, "ed e' per questo che tutto procede
a rilento". Cio' non significa, pero', che le terapie con le cellule
staminali embrionali non avranno successo nel lungo termine, dice
Colman, che intende comunque continuare le sperimentazioni in questo
campo "poiche' siamo sempre convinti che le cellule staminali
embrionali avranno una grande importanza". Non lo fara' nella sua
azienda, ma nel "settore accademico". Colman dirige infatti il
Consorzio cellule staminali di Singapore, che dispone di 70 milioni di
euro per un arco di tre anni e mezzo, ed e' destinato a sperimentazioni
con tutti i tipi di cellule staminali. Difficile dire quando questi
lavori daranno dei frutti. Forse, fra tre o quattro anni, ci potranno
essere dei prodotti concreti a partire da cellule staminali adulte -con
cellule staminali mesenchimali del midollo osseo, della placenta o del
cordone ombelicale. Anche se Colman non pensa d'essere salito sul treno
sbagliato. "C'e' una serie di treni, e l'uno o l'altro arrivera' per
primo alla stazione. Quello che importa e' che cosa trasporta il
treno." "Cellule staminali mesenchimali non riusciranno mai a riparare
veramente una malattia cardiaca cronica, mentre le staminali embrionali
si'. Ho sempre detto che e' necessario fare ricerca sulle staminali
adulte, ma non esclusivamente".
Anche ES Cell International, in seguito s'applichera' a "campi di
ricerca piu' vicini al mercato". Poiche' in futuro negli Stati Uniti
tutti i nuovi medicinali dovranno essere sottoposti ai test riguardanti
possibili effetti collaterali sul cuore, esiste un grande bisogno di
tessuti del muscolo cardiaco. "Possiamo produrre queste cellule da
staminali embrionali", dice Colman. Perche', se e' vero che le cellule
del muscolo cardiaco finora prodotte non sono abbastanza sicure per
l'uomo, lo dovrebbero essere abbastanza per i test sui farmaci. Ma
anche qui ci vogliono ulteriori verifiche, ammette Colman. Nel
frattempo la sua azienda guadagnera' solo con la vendita di linee di
cellule staminali. Essa e' in grado di offrire sei "linee Bush", ossia
linee di cellule staminali embrionali conformi alle autorizzazioni
contenute nelle direttive del Governo Bush per i laboratori pubblici, e
quindi le sue sono esportabili. Non in Germania pero'. In base alla
discussa legge tedesca che consente d'importare linee di staminali
embrionali prodotte solo prima del primo gennaio 2002, i ricercatori
tedeschi saranno costretti a farne a meno.
Nel giugno 2006, ES Cell International ha prodotto queste sei nuove
linee di staminali embrionali, particolarmente adatte all'uso clinico
nell'uomo, avendo escluso il piu' possibile l'impiego di fattori
animali. Se infatti le comuni linee di cellule staminali embrionali
crescono su uno strato nutritivo composto di elementi animali, le linee
di Colman sono cresciute su un substrato di cellule umane, percio' sono
le sole a poter ottenere l'autorizzazione per test clinici in Europa.
Non e' detto pero' che le linee siano effettivamente sicure nella
pratica clinica; Colman non le ha potute sperimentare perche' la sua
azienda ha finito i soldi poco prima che si procedesse con le
verifiche. C'e' poi un rischio residuo: nemmeno lui ha potuto
rinunciare del tutto alle componenti animali. Certo e' che in futuro ci
saranno linee ancora migliori. "Ma se dobbiamo sempre aspettare il
futuro, la gente nel frattempo muore."
Tratto da Frankfurter Allgemeine Zeitung del 15-12-2007 (trad. di Rosa
a Marca)
Sascha Karberg
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Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
Italia. Nobel Capecchi: irresponsabile e illogico limitare ricerca
con staminali embrionali
Pubblichiamo questa intervista di Armando Massarenti al premio Nobel
Mario Renato Capecchi, apparsa sul Sole 24 Ore del 14 ottobre 2007.
Professor Capecchi, lei non parla per niente l'italiano?
"Sì, è terribile. Dovrei venire per un po' in Italia per verificare se
ne sia rimasta una traccia da qualche parte del mio cervello". Mario
Renato Capecchi, che ha appena vinto il premio Nobel per la Medicina
per il gene targeting, è americanissimo. Tra le sue ricerche, condotte
sui topi, molte riguardano proprio il cervello. "Ho iniziato studiando
le manie ossessivo compulsive, poi mi sono concentrato sui meccanismi
della paura e ora mi sto occupando di quelli della depressione. Sono
studi cruciali. Una percentuale enorme della popolazione soffre di
questi disturbi. Diventerà sempre di più un'emergenza sociale".
D'accordo, ma lei studia queste cose sui topi. Li considera un modello
attendibile anche per gli umani? "Sono un ottimo modello. In termini di
geni siamo identici al 99 per cento. Io sto cercando appunto le cause
genetiche di questi fenomeni. Probabilmente la causa della depressione
non sta in un solo gene, ma in un insieme di geni".
La motivazione del Nobel insiste molto sulle possibili applicazioni
delle sue scoperte. Ma lei non crede che bisognerebbe parlare di più
della necessità di sviluppare la scienza di base?
"Sì. Il problema è che, quando emergono nuovi campi interessanti, si
insiste troppo presto sulle applicazioni. Così non si dà il tempo ai
ricercatori di sviluppare le conoscenze necessarie proprio per
realizzare quelle applicazioni che tutti vorremmo. Se non si parte
dalla conoscenza, dalla ricerca di base, non si avrà nessuna
applicazione. Il caso della ricerca sui tumori è esemplare. La
rivoluzione in medicina potrà essere enorme se capiremo il processo
biologico che produce i tumori. Potremo realizzare farmaci specifici
efficaci evitando ogni effetto collaterale. La conoscenza è sempre la
cosa più importante. Le applicazioni vengono dopo".
In Italia ogni giorno gli scienziati si lamentano per la carenza di
fondi per la ricerca.
"È una giusta preoccupazione. Ma bisognerebbe preoccuparsi ancora di
più del problema della distribuzione dei grant. La scienza negli Usa è
molto forte per un motivo molto semplice. Se un giovane scienziato ha
una buona idea può sottoporla alla comunità scientifica, che segue
criteri di valutazione controllabili. Se la richiesta viene accettata
il giovane riceverà personalmente i fondi che gli servono. In Italia,
invece, e un po' ovunque in Europa, per non parlare del Giappone dove
le cose vanno anche peggio, i finanziamenti vengono dati non a
individui, ma a grandi istituzioni, che non li distribuiscono in
maniera efficiente. Tendono o a tenerseli o a finanziare a pioggia". In
questo senso il premio Nobel di Capecchi è molto americano. Oltreoceano
ha trovato un ambiente molto favorevole nei suoi anni di formazione.
"Sono approdato nel mondo scientifico proprio mentre la biologia
molecolare muoveva i suoi primi passi e le menti migliori accorrevano a
occuparsene. Io poi ho avuto la fortuna di avere come maestro James
Watson".
Ma all'inizio non era partito come scienziato politico?
"Sì, ma ho lasciato molto presto per dedicarmi alla fisica. La scienza
politica non era abbastanza scientifica per me. Non è una vera scienza.
È un campo importante, naturalmente. L'avevo scelto perché da giovane
volevo risolvere i problemi del mondo. Non ho abbandonato questo
proposito, ma la scienza può fare molto di più".
Peraltro le questioni etico-politiche non le sono del tutto estranee.
Che ne pensa delle interferenze politiche e religiose sulla libertà
della ricerca? Lei è famoso per i suoi esperimenti sui topi, e usa le
loro cellule staminali embrionali. Trova corrette le restrizioni alla
ricerca sulle staminali embrionali umane?
"Credo molto fermamente che sia necessario adottare tutte le possibili
opportunità. Le cellule staminali umane hanno un potenziale enorme. Non
abbiamo ancora raggiunto i risultati che vogliamo, ma il potenziale è
assolutamente evidente. Non provare in questa direzione, non sondare
tutte le possibilità, sarebbe da irresponsabili. Il problema etico va
impostato correttamente, tenendo conto del seguente fatto. La società
sarà sempre più composta da ultraottuagenari, e questo farà sorgere un
problema enorme. A quell'età le probabilità di contrarre malattie
neurodegenerative come l'Alzheimer diventa enorme. Noi non possiamo
ignorarlo. Dobbiamo provare ogni via almeno per contenere il fenomeno,
per eliminare inutili sofferenze. Ed è questo che stiamo cercando di
fare".
Dunque lei pensa che le restrizioni del presidente Bush, e anche
quelle vigenti in Italia, non siano giustificate?
"Sono del tutto illogiche. E possono sempre essere aggirate
facilmente. Lavoro solo su cellule embrionali, ma a uno stadio che non
le porterà mai a diventare degli embrioni, e tanto meno degli
individui. Ho sviluppato tecniche che funzionano assai bene sui topi a
partire dalle due sole cellule staminali che si trovano negli embrioni
al loro primissimo stadio. Con l'uomo sembra più difficile, ma bisogna
provare a trovare il modo".
Ha senso distinguere tra cellule staminali embrionali e adulte e
sostenere che la ricerca sulle une è più promettente di quella sulle
altre?
"No, non ha alcun senso. In alcuni casi sembrano più promettenti le
adulte (per esempio per la ricerca sui tumori del sangue) e in altri si
sono avuti successi con le embrionali (per la produzione di tessuti di
organi). La ricerca deve proseguire in tutte le direzioni".
Si diceva che condividiamo con i topi il 99 per cento dei geni. Ma
guardare solo ai geni non è fuorviante?Non esiste anche l'interazione
con l'ambiente?
"Certo. Diciamo che i geni "reagiscono" continuamente all'ambiente. E
lo stesso il nostro organismo. Per esempio, tornando alle modificazioni
che gli esseri umani subiscono nella loro vecchiaia, vediamo che certi
fenomeni degenerativi si accentuano se il cervello non riceve stimoli
dall'esterno. Leggere, ad esempio, costituisce uno stimolo fondamentale
e mette in moto un meccanismo che blocca certi fenomeni degenerativi.
Geni e ambiente contano più o meno il cinquanta per cento ciascuno".
Che ne pensa di Craig Venter e del suo annuncio della vita
artificiale?
"Penso che il suo tentativo di riduzione al minimo del genoma
necessario alla vita sia interessante. Venter lavora sulla
semplificazione. Io invece credo che sia più produttivo insistere sulla
complessità: sulla comprensione di fenomeni geneticamente complessi
come la paura, la depressione, la coscienza. Credo che questo approccio
ci porterà più lontano".
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Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
Gb. Dal grasso staminali per riparare i nervi
Nuovi nervi per riparare lesioni potrebbero essere ricostruiti a
partire da cellule staminali del tessuto adiposo e impiantati,
infilandoli in un 'tubo' di materiale biodegradabile, a ridosso di
nervi periferici danneggiati per riattaccare il collegamento nervoso
reciso in seguito a incidenti o interventi chirurgici.
Ci stanno lavorando scienziati della Manchester University in Gran
Bretagna che dicono che nel giro di 5 anni potrebbero cominciare le
prime applicazioni nell'uomo.
'Queste ricerche -ha detto Giorgio Terenghi, direttore del Centro per
la Rigenerazione Tissutale dell'ateneo britannico dove si stanno
svolgendo gli esperimenti per ora su topi- costituiscono un avanzamento
davvero entusiasmante che migliorera' la vita di molti pazienti reduci
da lesioni di vario tipo'.
Annunciati da BBC online, i primi risultati su animali sono stati
riportati sulla rivista Experimental Neurology.
Le lesioni ai nervi periferici (quelli per esempio che ci permettono
di avvertire stimoli di vario tipo come il caldo, il dolore, sensazioni
tattili) sono piuttosto comuni e oggi difficilmente riparabili anche se
talvolta si tenta la riparazione ricorrendo a nervi prelevati da altre
parti del corpo del paziente, ma con risultati tutt'altro che ottimali.
Per ora gli esperti hanno prelevato cellule staminali adulte dal
tessuto adiposo del topo e le hanno trasformate in cellule nervose, ma
si dicono ottimisti sui tempi per arrivare all'uomo.
Il prossimo passo, dicono, sara' fare lo stesso con staminali umane e
poi indurle a modellare un nuovo nervo lasciandole crescere all'interno
di un 'tubo' biodegradabile. Ed e' attraverso l'inserimento di questo
tubo contenente i nuovi nervi che gli esperti contano di effettuare la
riparazione, virtualmente possibile, dicono, in qualsiasi parte del
corpo.
'Le cellule staminali adulte da noi usate -ha dichiarato Paul Kingham
che dirige gli esperimenti- hanno elevate potenzialita' per future
applicazioni cliniche, inizialmente per pazienti reduci da lesioni di
nervi di braccia e gambe'.
Il trattamento, conclude, potrebbe divenire disponibile nel giro di 4-
5 anni, non appena il tubo biodegradabile per crescere e impiantare i
nuovi nervi sara' testato.
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Anno 2007 Numero 151 del 26-10-2007
Giappone. Promettente terapia cellulare contro Parkinson
Una terapia cellulare si e' rivelata promettente su cavie affette da
morbo di Parkinson, secondo uno studio presentato dalla scienziata
giapponese Mari Dezawa al secondo convegno internazionale sulle cellule
staminali tenutosi ad Agrigento. Dezawa, ha riferito sul tema "Novita'
nel trapianto cellulare autologo: l'inaspettata scoperta di sistemi
d'induzione di cellule nervose e muscolari da cellule stromali di
midollo osseo", e ha spiegato: "Abbiamo sviluppato un sistema
d'induzione di cellule di Schwann (cellule gliali periferiche) neuroni
e cellule muscolari scheletriche a partire da cellule stromali umane
(Csm). Sono stati ottenuti neuroni dopaminergici che si sono dimostrati
efficaci nel modello sperimentale del morbo di Parkinson in ratti. Le
cellule indotte, una volta trapiantate nei siti di degenerazione
muscolare, si sono differenziate in fibre muscolari".
Un altro studioso giapponese, Hiroshi Kanno, ha relazionato
sull'induzione di cellule nervose da cellule staminali del midollo
utilizzando il trasferimento di geni/proteine ed il loro impiego nella
rigenerazione neurale. "Le cellule stromali provenienti dal midollo
osseo (Csm) possono essere indotte a trasformazioni in neuroni o
cellule di Schwann. Il trapianto delle cellule staminali neurali,
derivanti dalla componente stromale del midollo osseo, in un modello
d'infarto cerebrale in ratti, mostra un recupero nel loro
comportamento".
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