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difesa animaliDifendiamoli: Viviamo in una società che idolatra gli animali, a discapito della dignità degli uomini  

Il Mattino
26/03/2009

Nel duomo di Modica, dove si celebrava il funerale del piccolo Giuseppe, il parroco durante l'omelia ha detto: «Viviamo in una società che idolatra gli animali, a discapito della dignità degli uomini». Davanti all'altare, la bara bianca con il corpicino dilaniato ricomposto con l'abito della prima comunione. La cerimonia era fissata per maggio, ma Giuseppe quell'abito ha potuto indossarlo solo da morto, vittima della ferocia dei randagi e della insulsaggine degli uomini. Anni addietro questo scempio non sarebbe accaduto. Allora la detenzione di un cane comportava la denunzia di possesso al servizio veterinario comunale ed il pagamento di una tassa annuale. Ogni cane vagante veniva catturato e dopo tre giorni, in assenza del riscatto da parte del proprietario, veniva abbattuto. Filava tutto liscio come l'olio perché allora, a vigilare che sugli animali non si compissero sevizie ed inutili torture, provvedeva l'Enpa con guardie zoofile e volontari. Poi gli animalisti hanno trasformato i cani in «vacche sacre indiane». Allora niente più catture, niente abbattimenti ma soltanto sterilizzazioni in centri specializzati e stabulazioni in canili dotati di comfort quali bagni, docce e alimentazione bilanciata. A tutto questo ben di Dio, come prevedono le leggi, avrebbero dovuto provvedere le amministrazioni comunali. Al Nord tutto questo è avvenuto, al Centro un po' meno. E al Sud? Una barzelletta. Solo sterilizzazioni, perché non ci sono i mezzi per costruire canili a norma. Dopo la morte del bimbo e lo sbranamento della turista tedesca ridotta in fin di vita vogliamo cominciare a fare sul serio con i randagi?
Mario Tafuri - SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE)

Il randagismo e gli effetti nefasti che esso produce sta assurgendo a cronaca quotidiana con risvolti sempre più dolorosi. Si pensava a casi sporadici - ma - purtroppo - così non è. A cominciare dal 6 maggio 2008 e fino al 15 marzo scorso, si è avuto un crescendo spaventoso di randagismo che ha causato la morte di 5 adulti e tre bambini con meno di dieci anni. La perdita di esseri umani rattrista e se si tratta di bambini ridotti a brandelli non c'è conforto o rassegnazione che tengano. Un bambino di nove anni che viene aggredito mortalmente da un branco di cani randagi mentre giocava in giardino dovrebbe scuotere la coscienza degli adulti richiamandoli alla tutela e salvaguardia degli indifesi. Abbiamo appreso che i cani randagi sono circa 600mila, due terzi dei quali a Sud. I pochi provvedimenti emessi - dei ministri Sirchia, Livia Turco e in ultimo del sottosegretario Francesca Martini - fino a oggi non hanno prodotto risultati. In presenza dell'ultimo caso-morte del piccolo Giuseppe Brafa a Marina di Modica, qualcosa si doveva pur fare. Ed ecco procedere all'arresto del sig. Virgilio Giglio - 64enne - al quale fu dato in custodia giudiziale il branco dei randagi. Al Giglio viene contestato il reato di «omicidio colposo» per aver violato i doveri di custodia giudiziale. Ma una volta individuato un presunto responsabile, non bisognerebbe fermarsi. Prevenire è sempre meglio che reprimere. Ora ci viene da chiedere: ma quel custode giudiziale aveva tutti i requisiti fisici per svolgere il suo compito? Il luogo di custodia forniva le garanzie per tenere a bada tanti cani? Chi provvedeva all'accudimento? Il custode veniva remunerato? La custodia di animali pericolosi è ben diversa della custodia di un divano, di una Tv, di una moto o di altri beni mobili. In presenza di reati di stupro viene invocata la castrazione chimica. Si potrebbe procedere alla soppressone dei cani randagi che costituiscono un pericolo pubblico per anziani indifesi e bimbi innocenti ai quali viene negato il diritto alla vita?
Salvatore Iervolino - SAN GENNARO VESUVIANO
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