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IL GOLFO (Quotidiano di Ischia e Procida)
05/01/2008
GIUSTIZIA
Scrive il giudice per le indagini preliminari Stefano Risolo elencando le esigenze cautelari
Canile di Panza, «operazioni grazie a collusioni all’interno di pubblici uffici»
Per la magistratura si sarebbero realizzate delle «ferme risoluzioni criminose», da parte di coloro che sarebbero stati coinvolti in questo giro che ha creato «flusso di introiti economici per il canile». Mentre si è ancora in attesa delle risposte da parte dell’autorità giudiziaria tedesca in ordine alle richieste di rogatoria avanzate dalla procura della Repubblica
Napoli - Nelle cinquanta e passa pagine della ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Stefano Risolo sono raccontati numerosi episodi che hanno visto in parte coinvolti i ventuno indagati, dei quali tre hanno ricevuto misura di obbligo di presentazione quotidiana dalle 16 alle 18 negli uffici del commissariato di Ischia per Nicola Cacciapuoti, e il divieto di dimora sull’isola d’Ischia per gli altri due indagati, Ciro Pontone e la sua consorte tedesca Karin Mundt. Per tutti gli altri il giudice non ha ritenuto di accogliere le richieste che sono pervenute dai sostituti procuratori della Repubblica Gargiulo e Sirleo.
Le intercettazioni sono state utilissime per scoprire il giro di questi amici a quattro zampe che partivano dal canile di Panza per raggiungere la ricca Germania, a quali scopi, è questo il perno dell’inchiesta che sta conducendo la squadra mobile di Napoli sotto il coordinamento della Procura partenopea. Anche grazie alle rogatorie internazionali, di cui una ha ottenuto risposta dall’autorità di polizia tedesca, mentre per la seconda si attende un cenno più che positivo, ma a quanto pare in modo vano. Le esigenze cautelari sono state descritte nella ordinanza dal gip Risolo che ha attentamente letto tutti gli atti che sono stati trasmessi dai due magistrati inquirenti che da oltre un anno si sono interessati ed hanno approfondito la questione del “commercio” dei cani meticci raccolti un po’ ovunque nelle strade dell’isola o affidati da terzi ai responsabili della Fondazione Annemarie Ernst, la cui gestione ultimamente sarebbe stata a un’associazione animalista e ambientalista molto importante che è presente in Germania, denominata Pro Animale che avrebbe così una garanzia superiore rispetto a quelle attuali, ma tale operazione non si sarebbe ancora perfezionata per motivi di ordine burocratico e tecnico. Ma questo non ha nulla di attinente con l’inchiesta italiana. Che va avanti ed è a una svolta che molto probabilmente si concluderà tra non molto con la notifica dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari. La magistratura ha comunque acclarato che ciò si sarebbe potuto concretizzare grazie all’apporto importante che costoro che avevano la gestione dei cani avrebbero ottenuto nell’ambito degli uffici pubblici, come sottolinea il gip nel descrivere le esigenze cautelari: «Al riguardo, deve sottolinearsi la serialità delle condotte di reato poste in essere nel tempo dagli indagati e, dunque, la ferma risoluzione criminosa dagli stessi manifestata, in taluni casi avvalendosi di collusioni all’interno di pubblici uffici». Secondo i magistrati questo sarebbe stato svolto proprio per non rispettare a fondo le normative vigenti che impongono la conoscenza della finalità del passaggio dell’animale da una fondazione ad un soggetto privato che ne fa richiesta. Al solo scopo di evitare che gli amici dell’uomo non vengano utilizzati per fini impropri e illegali: «Nel far ciò, secondo quanto in precedenza esposto, gli indagati incrementavano l’afflusso degli introiti economici del canile, finendo – tra l’altro – per non finire agli organi competenti le garanzie (imposte dalle circolari interpretative ed attuative della Legge n 281/90) in ordine alla destinazione finale ed alle effettive condizioni di vita dell’animale». Per scoprire se realmente sono state compiute delle gravi irregolarità nel trasferimento degli animali da un paese ad un altro, la magistratura italiana è stata costretta a richiedere ben due rogatorie internazionali, dopo che alcuni testimoni sentiti hanno dichiarato alcune situazioni strane venutesi a verificare nel momento dell’adozione di un cane o di un gatto: «Sul punto, la risposta dell’A.G. tedesca alla prima delle due rogatorie internazionali avanzate ha consentito di appurare (grazie anche all’esame testimoniale di alcuni dei reali affidatari degli animali) che costoro, nella maggior parte dei casi, avevano “comprato” il cane o gatto da un’associazione animalistica tedesca che, a sua volta, aveva ricevuto gli animali (non è chiaro se a titolo gratuito od oneroso) da altri soggetti (per lo più da canili tedeschi)». Da ciò ne discende che sussistono per il magistrato esigenze tali da dover applicare una misura anche se lieve, ma comunque tesa a garantire il non persistere delle condotte per le quali gli indagati sono sottoposti ad una verifica del loro comportamento tenuto nell’ambito della fondazione che è proprietaria del canile di Panza: «Deve, pertanto, ritenersi concreto il pericolo di recidiva specifica, a dispetto dell’incensuratezza e grado in concreto ricorrente deve essere parametrata alla gravità delle condotte poste in atto nel caso di specie, al cui riguardo deve tenersi conto della mancata dimostrazione – allo stato degli atti – dell’ipotesi formulata dagli inquirenti nella fase iniziale delle indagini, secondo cui gli animali spediti in Germania fossero destinati all’illecita sperimentazione scientifica. Non può pertanto, escludersi che, nella futura sede processuale venga concesso il beneficio della sospensione condizionale dell’irroganda pena». Quest’ultimo è un aspetto grave e preoccupante, è quello che si sono posti gli investigatori, cioè conoscere e sapere se realmente questi animali fossero destinati a qualche industria farmaceutica per delle sperimentazioni per nulla autorizzate dalla nostra autorità sanitaria e dalle nostre leggi, che vietano tale pratica. Ecco perché tanto interesse nel reperire gli animali per condurli in un altro paese. Molti dei quali viaggiavano finanche in aereo per raggiungere il più presto possibile il luogo di destinazione. Coinvolgendo non solo tedeschi, ma anche austriaci e svizzeri. Un business considerato assai remunerativo. Stando alle convinzioni della magistratura italiana. Passando al comportamento degli altri due indagati, Pontone e Mundt, che di fatto sono i punti di riferimento in Germania di coloro che a Panza gestivano il ricovero dei cani: «A tale stregua, appare equamente applicabile nei confronti di Pontone Ciro e Mundt Karin, per i reati di cui alla richiesta del PM, la misura cautelare del divieto di dimora nell’isola d’ischia (onde evitare che i predetti – quantunque abbiano fino ad oggi diretto l’organizzazione dalla Germania – possano consolidare in futuro i loro rapporti con i coindagati attraverso modalità relazionali dirette) nei confronti di Cacciapuoti Nicola (risultato figura preminente a livello organizzativo sul territorio) quella dell’obbligo di presentazione alla PG, quale misura avente valore di monito ed ostacolo alla protrazione delle condotte criminose, tenuto conto altresì delle premunibili conseguenze che l’emissione della misura cautelare in esame produrrà nei rapporti di natura amministrativa tra l’autorità comunale e la Fondazione. Infine, in considerazione del ruolo essenzialmente esecutivo svolto nel contesto del sodalizio di appartenenza dalle indagate Scheurelein Else e Heinemann (Dittmar) Jutta – e della contemporanea applicazione delle misure cautelari di cui sopra ai detti coindagati – appare superflua, allo stato, l’applicazione delle misure cautelari richieste nei confronti delle predette».
IL GOLFO (Quotidiano di Ischia e Procida)
04/01/2008
Emesse dal gip del tribunale di Napoli Stefano Risolo
Canile di Panza, altre due ordinanze coercitive
Hanno colpito Ciro Pontone e la sua consorte Karin Mundt, che secondo le indagini dei pubblici ministeri Sirleo e Gargiulo erano di fatto i veri gestori della Fondazione Ernst in Germania. Non potranno rimettere piede sull’isola d’Ischia. Nel frattempo l’altro indagato Nicola Cacciapuoti che ha l’obbligo di presentazione alla P.G. tutti i giorni, è stato interrogato dal gip alla presenza dei suoi difensori di fiducia Carmine Passaro e Antonio De Girolamo. Si è scoperto che dal maggio scorso non ha più incarichi di gestione né direttivi. Le indagini difensive hanno acclarato che alcuni capi di imputazione non sono sorretti da circostanze riscontrate
(4-1-2008 Paolo Mosè) Napoli - Sono state notificate altre due ordinanze di custodia cautelare nell’ambito della gestione del canile di Panza e nel trasferimento degli animali a quattro zampe dall’isola d’Ischia in Germania e in qualche altra località d’Europa. Dopo il provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dell’ex direttore del canile, Nicola Cacciapuoti, gli uomini della squadra mobile della questura di Napoli sono riusciti a raggiungere e a notificare altri due provvedimenti firmati dal giudice per le indagini preliminari Stefano Risolo nei confronti di Ciro Pontone e di sua moglie Karin Mundt. Loro due non potranno mettere piede, se non con un nuovo provvedimento della medesima autorità giudiziaria, sulla intera isola d’Ischia. Pontone e Mundt, secondo le indagini che sono state svolte dai sostituti procuratori della Repubblica Gargiulo e Sirleo, erano di fatto i punti di riferimento in Germania di queste attività. Anzi, si parla con insistenza, che fossero di fatto i veri gestori della Fondazione Annemarie Ernst che controlla le attività del canile di Panza. E’ anche vero che l’ordinanza di custodia cautelare prevedeva queste tre misure, ma nei confronti del Pontone e della Mundit la squadra mobile aveva tenuto riservata tale notizia perché non erano riusciti a notificare il provvedimento del gip dalla vigilia di Natale. Provvedimento che invece è stato notificato senza grossi problemi al Cacciapuoti. L’altra notizia è che proprio il Cacciapuoti è stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari alla presenza dei suoi difensori di fiducia, avvocati Carmine Passaro e Antonio De Girolamo. Con somma sorpresa del gip, si è scoperto che il Cacciapuoti non è più amministratore, né ha alcuna incombenza e responsabilità nell’ambito del canile di Panza, ha troncato ogni rapporto e questo fa cadere le esigenze cautelari alla base del provvedimento. L’istanza della difesa è stata presentata al termine dell’interrogatorio al fine di ottenere la revoca che dovrà ricevere il parere del pubblico ministero. Tra qualche giorno, si presume, il giudice revocherà l’ordine di presentazione alla polizia giudiziaria come stabilito nell’ordinanza che è stata emessa il 22 novembre e dopo oltre un mese è stata eseguita.
UNA ASSOCIAZIONE CANINA
Il bello di questa storia è che di indagati coinvolti ce ne sono parecchi. Si parla di ventuno persone che avrebbero avuto un ruolo più o meno importante e delicato per il trasporto degli animali all’estero. Molti sono cittadini tedeschi, austriaci, svizzeri, italiani, perlopiù dipendenti della Asl Napoli 2, per aver svolto delle attività di controllo nello smistamento degli amici dell’uomo. E’ stata creata una faraonica inchiesta che ha portato alla composizione, fino ad ora, di ben diciotto capi di imputazione. Perlopiù per presunte falsificazioni dei dati anagrafici e modifica di quegli atti per l’affido dei cani a cittadini italiani e anche stranieri che poi si sono visti decuplicare gli affidamenti senza esserne a conoscenza. E’ proprio in questo ambito che viene contestato al Cacciapuoti l’essere punto di riferimento di questa associazione che vede, oltre all’ex direttore del canile, gli altri due indagati colpiti da provvedimento coercitivo più altre due cittadine straniere, che di fatto avrebbero creato una vera e propria associazione per delinquere come si evidenzia nel capo di imputazione e che si riporta all’ipotesi di falso ideologico e falsa scrittura: « perché si associavano fra loro onde realizzare il costante trasferimento di animali (cani e gatti) dal rifugio “Ernst” sito in Forio di Ischia (località Panza) verso la Germania e nella specie in siti (canili e abitazioni private) diversi da quelli ufficialmente dichiarati all’atto del trasferimento e tanto realizzavano in due modi: o mediante la collaborazione di “finti adottanti”, ossia persone (quasi sempre tedesche) che, ottenuto in Italia l’affido degli animali, giunte in Germania, consegnavano gli stessi ad altre (e non identificate) persone (per lo più delegati di canili tedeschi) oppure riempiendo abusivamente alcuni moduli per richieste di affido (di cani e gatti) firmati in bianco da persone cui avevano, con l’inganno, sottoposto detti moduli per la firma, in entrambi casi, redigendo false o fittizie richieste di adozione, formando così false pratiche di adozione degli animali, esibendo dette pratiche ed i veterinari dell’Asl di Ischia, ed ottenendo infine da costoro il rilascio di passaporti per animali in cui l’indicazione del proprietario dell’animale risultava, in ogni caso, inveritiera, dunque si associavano per commettere una serie indeterminata di delitti di falso in autorizzazioni amministrative, i passaporti appunto di induzione del pubblici ufficiale al rilascio di passaporti ideologicamente falsi, di falso in atti pubblici (nei casi in cui, in calce ai moduli per l’affido, vi erano pure le autorizzazioni dell’Asl alla consegna dell’animale art 479 cp (falso ideologico) ed infine di maltrattamento continuato di animali. Ed in particolare il Pontone, il Mundt, con il ruolo di ideatori, promotori ed organizzatori, dalla Germania, di tale sodalizio e dell’attività da esso svolta, il Cacciapuoti con quello di associato con funzione di organizzatore di detta attività in Italia, la Schuerlein e la Heinemann (cittadine tedesche strette collaboratrici dei Pontone) con quelle di associate destinate alla cura degli aspetti esecutivi dei trasferimenti degli animali da Ischia in Germania».
LA DIFESA SCOPRE ERRORI NELLE INDAGINI
Per la verità, la difesa in questi pochi giorni ha già riscontrato delle discrepanze su quanto accertato in questa fase di indagini preliminari dalla polizia giudiziaria e fatta propria dalla procura della Repubblica rispetto alla gestione di determinati cani. Si badi che questi diciotto capi di imputazione, la maggior parte di essi configurano una serie di falsi per ogni animale non gestito correttamente. I difensori hanno già sottoposto all’attenzione della magistratura la circostanza che già valutando un caso specifico, la verità è del tutto diversa da quanto già contestato nella ordinanza cautelare. Di un cane che secondo i magistrati non sarebbe finito a chi effettivamente ne aveva chiesto l’adozione. Ossia ad un cittadino isolano che secondo l’accusa avrebbe ricevuto un cane diverso da quanto riportato in documentazione. Non è vero. E’ bastato sottoporre all’attenzione del gip la dichiarazione autentica di questo signore per eliminare quantomeno una prima contestazione di falso che certamente non reggerebbe in alcun ulteriore vaglio di legittimità. La difesa del Cacciapuoti si ritiene tranquilla di aver comunque chiarito molti aspetti di questa storia e di poter procedere tranquillamente con l’accertamento della verità verso altre situazioni che sono elencate in modo analitico e preciso nella indagine che si è corroborata finanche di ben due rogatorie internazionali. Su cui una c’è stata una prima risposta interlocutoria dell’autorità giudiziaria tedesca, mentre sulla seconda si attende da diversi mesi la risposta. Cosa si chiede alla polizia germanica? Di conoscere dove sono finiti i cani giunti dall’Italia. Una richiesta che potrebbe rimanere tale.
RESPINTE LE ORDINANZE PER ALTRI INDAGATI
Secondo alcuni, la polizia tedesca avrebbe altre attività da espletare più urgentemente in questo periodo ed avendo avuto rassicurazioni dalla fondazione in Germania che avrebbe presentato tutta una serie di documentazione atte a dimostrare la liceità delle operazioni, ci sarebbe stato questo rallentamento nelle indagini oltre confine. A questo punto le indagini rimangono nell’alveo isolano. I sostituti procuratori Gargiulo e Sirleo (quest’ultimo è anche quello che ha svolto le indagini, insieme al collega Noviello, sulla gestione del commissariato rifiuti, imputando finanche il presidente della giunta regionale Antonio Bassolino) dovranno rivedere tutti gli atti finora acquisiti che sono molti e anche significativi. Alla base di tutto ciò ci sono innumerevoli telefonate intercettate tra vari personaggi. Ovviamente i principali attori ed indagati. Il bello di queste intercettazioni sono le telefonate tra le diverse “dame di carità” germaniche che discutono su come portare i cani nel proprio Paese, le preoccupazioni per le attività di indagini iniziate dalla Polizia di Stato del commissariato di Ischia che si sofferma molto su queste attività. E ciò ha allarmato diversi protagonisti, come si evince in più di una telefonata. Sono colloqui interessanti che potrebbero avere un valore per l’opinione pubblica. Per conoscere chi sono i personaggi che hanno operato, se lo hanno fatto correttamente, se siamo in presenza di un fatto lecito o illecito. Per capire se è stato giusto che molti comuni si convenzionassero con il canile di Panza per il recupero dalle strade dei cani randagi, che costa alla comunità diverse migliaia di euro all’anno. E questo è un aspetto che è stato al centro dell’inchiesta dell’autorità giudiziaria. L’altra notizia che è esplosa, è che il pubblico ministero aveva chiesto diverse misure cautelari per molte di quelle persone già iscritte nel registro degli indagati e che andavano dall’applicazione di un provvedimento coercitivo di arresti domiciliari passando per l’obbligo di dimora e di presentazione all’autorità giudiziaria e finendo con il divieto di mettere piede sull’isola d’Ischia, come è avvenuto per i coniugi Pontone. Dovranno rimanere in Germania.
IL GOLFO (Quotidiano di Ischia e Procida)
27.12.2007
Una bufera giudiziaria si abbatte sull’inchiesta proprio nel giorno di Natale
Misura cautelare al responsabile del canile di Panza
Nei confronti di Nicola Cacciapuoti è stato emesso l’ordine di presentazione alla polizia giudiziaria tutti i giorni. Secondo le prime indiscrezioni sarebbero oltre dieci i capi di imputazione. I pm Gargiulo e Sirleo puntavano a qualche misura più consistente e che coinvolgesse un buon numero di indagati. I reati vanno dall’associazione per delinquere al falso materiale e sono costellati da una serie di perquisizioni e indagini iniziate nel 2006 e sviluppatesi soprattutto quest’anno
Napoli - Una misura cautelare con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tutti i giorni è stata notificata la vigilia di Natale a Nicola Cacciapuoti, attuale responsabile del canile di Panza. l’indagato si è dovuto recare presso la Squadra mobile della questura di Napoli ove era stato convocato per gli adempimenti previsti dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato il provvedimento accogliendo in parte le richieste avanzate dai sostituti procuratori della Repubblica Maria Cristina Gargiulo e Paolo Sirleo. Dovrà presentarsi negli uffici del commissariato di Ischia per apporre la firma. Tutti gli adempimenti finora eseguiti sono stati compiuti sotto la direzione della squadra di polizia giudiziaria in via Delle Terme ad Ischia. Un’indagine iniziata proprio da questa squadra operativa e poi trasferita alla Squadra mobile.
ROGATORIA INTERNAZIONALE IN GERMANIA
Di richieste di misure coercitive ne erano state presentate diverse dai due magistrati. In alcuni casi si spingeva per applicare una misura cautelare quantomeno d arresti domiciliari per coloro che sono ritenuti i maggiori responsabili di questo presunto traffico che, si badi bene, si confeziona in oltre dieci capi di imputazione che sono stati “formalizzati” dall’ufficio della procura della Repubblica al termine di una vasta indagine iniziata nel 2006 ed esplosa tra la fine di quell’anno e gli inizi del 2007 con una raffica di perquisizioni domiciliari, in ambienti di lavoro e in casi particolari negli uffici della Asl Napoli 2 ove ha sede la struttura veterinaria. Sono moltissime le persone di fatto indagate, è stata svolta una rogatoria internazionale in Germania ad opera dell’Interpol per capire se sussisteva o meno un vero e proprio commercio di cani che partivano dall’isola d’Ischia e precisamente dal canile di Panza in Germania per traffici diversi. O meglio, ritenuti dagli investigatori illegali. Accertamenti che comunque avrebbero consentito di avere un quadro ben più preciso di questa inchiesta che non è affatto conclusa, se si pensa che sono dovuti passare diversi mesi prima che il gip accogliesse solo una delle misure sollecitate, rigettandone altre. E’ quanto trapela da fonti investigative e della magistratura. Certo è un brutto colpo per chi ha le redini del canile di Panza, che si è sempre dichiarato del tutto estraneo e pronto a dimostrare la sua piena correttezza nella gestione della fondazione intitolata a colei che volle questa struttura, Annemarie Ernst. Nei prossimi giorni sarà più chiara la situazione, quando le parti verranno a conoscenza degli elementi raccolti dalla pubblica accusa. E’ probabile che il difensore di fiducia, avv. Carmine Passaro, presenterà ricorso al tribunale del riesame per chiedere l’annullamento della misura, non ritenendola più attuale, sia perché mancano esigenze cautelari, ma spingendosi oltre sostenendo la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza. E’ tutto da definire, da chiarire. E ciò potrà avvenire soltanto quando il Cacciapuoti sarà convocato dal giudice per le indagini preliminari all’interrogatorio di garanzia. In quella sede potrà spiegare il proprio comportamento, il ruolo tenuto nell’ambito della fondazione e quindi del canile di Panza; se è vero o no che abbia favorito, chiuso un occhio o comunque fatto finta di non capire che la gestione dei cani non fosse del tutto limpida. Lo potrà fare con documenti, con dati di fatto o suggerendo al pubblico ministero determinati filoni di indagini che servano ad escludere il proprio coinvolgimento. Certo è che se il giudice ha respinto per molti altri personaggi (tra cui anche pubblici ufficiali che hanno ruoli di responsabilità presso gli uffici dell’Asl Napoli 2), vuol dire che alcune circostanze risultano allo stato concordanti con quanto emerso nella fase delle indagini preliminari e tali da consentire l’applicazione, seppure di una misura meno afflittiva.
NEL DICEMBRE 2006 UNA RAFFICA DI PERQUISIZIONI
Non è una indagine iniziata poche settimane fa. Anzi, risale al 2006, quando ad operare gli uomini della squadra anticrimine del commissariato di Ischia diretti dal vicequestore Antonio Vinciguerra. Eseguendo una serie di accertamenti, capirono che nel “commercio” dei cani qualcosa non andava per il verso giusto. Tra l’altro, ciò contrastava con una certa faciloneria nel concedere i nulla osta per “l’espatrio” degli animali a quattro zampe. Tenuti peraltro in modo incivile durante il trasporto, come è stato accertato successivamente dalle forze dell’ordine. Il botto pesante dell’inchiesta è avvenuto nel dicembre del 2006. A scendere in campo nientemeno che gli uomini della Squadra mobile della questura di Napoli. Così hanno voluto i due magistrati inquirenti. Una raffica di perquisizioni che hanno interessato gli uffici dell’Asl e il canile di Panza. Ed anche le pertinenze degli indagati, tutti luoghi abitualmente frequentati senza distinzione tra pubblico e privato. In quella circostanza è emerso che l’ipotesi di reato contestata ad alcuni dei partecipanti a tale azione criminosa, andava dall’associazione per delinquere passando per l’abuso d’ufficio e concludendosi con il falso ideologico e materiale. Accuse gravi, che hanno messo in subbuglio il mondo “ovattato” e ambientalistico delle associazioni che salvaguardano gli interessi degli animali. Nessuno ha voluto mai credere a tipi di responsabilità. Tant’è vero che l’azione degli uomini della Squadra mobile, in collaborazione con gli agenti del commissariato di Ischia, si è svolta nella massima segretezza e senza molti clamori. Il tutto nella massima professionalità investigativa. In particolare all’epoca gli agenti hanno sequestrato le certificazioni che hanno autorizzato il trasferimento dei cani dalla struttura di Panza in altre località ed in particolare la Germania. Materiale ritenuto già all’epoca interessante e particolarmente “sviluppato” per l’accertamento della verità. Quello che ha fatto più scalpore è l’iniziativa della procura della Repubblica che il 9 febbraio ha disposto ulteriori perquisizioni domiciliari, questa volta ai danni delle responsabili di associazioni legate alla tutela e alla salvaguardia degli amici a quattro zampe. Quell’ordine di perquisizione è legato all’inchiesta tuttora in corso e che si è allargata a macchia d’olio proprio in relazione alle risultanze acquisite, documentalmente, nelle perquisizioni del dicembre del 2006. Ad essere colpite, la presidentessa e la tesoriera di codesta associazione, per l’appunto I.A. e U.G. Anche in quella circostanza i poliziotti hanno portato via documenti e soprattutto il libro contabile ove sono elencate le offerte per il sostentamento e lo sviluppo di detta associazione. Ma il particolare che ha scatenato questa perquisizione è legato ad un’altra iniziativa della Polizia di Stato, che ha svolto un vero e proprio blitz all’interno della pineta di Ischia. Infatti prima del Natale del 2006 i poliziotti hanno fatto visita all’interno della pineta, scoprendo che erano sistemati diversi cani, ma tenuti in modo non consono, non curati come avrebbero dovuto essere. Facendo scattare di fatto un’altra informativa alla procura della Repubblica riversando le dovute responsabilità su coloro che avevano ottenuto l’utilizzo dell’area
L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE
L’altro aspetto che è comunque inglobato in questa inchiesta, è capire il rapporto tra il canile di Panza e le varie amministrazioni comunali che hanno stilato un contratto per il recupero dei cani abbandonati sulle strade per alloggiarli in una struttura adeguata. Secondo le prime ipotesi, saremmo in presenza di contratti non perfettamente legittimi e quindi si ipotizzerebbe in questa fase il reato di concorso in abuso d’ufficio. E veniamo all’ultima operazione di polizia giudiziaria che ha avuto un certo clamore e risale al maggio del 2007. Quando la magistratura inquirente ha chiesto ed ottenuto dal gip la proroga alle indagini preliminari. E ciò è legato alle richieste coercitive sollecitate nei confronti di alcuni indagati. Per volere dei pm Sirleo e Gargiulo. In questa fase è risultata ufficiale l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di falsi in relazione ad altri falsi materiali commessi da pubblici ufficiali e in qualche altra circostanza di falso ideologico. Ciò a conferma che saremmo stati in presenza di documenti che non riproducevano fatti e circostanze veri. In quell’occasione ad essere coinvolti, oltre al Cacciapuoti, tali C.D.S., M.B., che sarebbe un dipendente dell’Asl Napoli 2, ed ancora C.P. ed E.S. E’ solo una branca di quella inchiesta, ramificatasi in più direzioni. Per comprendere come è strutturata questa inchiesta, basta rileggersi quanto riportato nel decreto di perquisizione firmato dai pubblici ministeri Gargiulo e Sirleo, in cui motivano la necessità di andare a fondo, consentendo alle forze dell’ordine di poter entrare in questi appartamenti ed uffici per svolgere delle verifiche: «Secondo quanto accertato dalla polizia giudiziaria con informativa del 3 maggio 2006, vi sarebbero elementi per ritenere che dal canile ubicato nell’isola d’Ischia, gestito dalla Fondazione Annemarie Ernst per gli animali abbandonati dell’isola d’Ischia, verrebbero formati atti falsi inerenti alle pratiche di adozione degli animali. Invero la persona informata sui fatti, B.T., sentita il 29 marzo del 2006, ha affermato di avere effettivamente adottato un cane presso la struttura oggetto di attenzione e di avere, però, sottoscritto fogli in bianco, il tutto con la scusa che i promotori dell’adozione dovevano espletare delle non meglio formalità burocratiche. Dalla acquisizione documentale la dichiarazione appare riscontrata». Ed infine nel valutare le circostanze riconducibili a taluni altri indagati e spiegando quali elementi raccogliere che possano interessare la magistratura: «Considerato che – puntualizzano i pubblici ministeri Gargiulo e Sirleo – sempre secondo le parole della B.T., taluni degli atti sarebbero stati confezionati presso la Asl Napoli 2 di Ischia. Poiché vi è fondato motivo di ritenere che nei locali della sede della fondazione, del canile, presso la medesima Asl e in qualunque altro luogo chiuso pertinenziale alle sedi sopra richiamate potrebbero reperirsi elementi utili (documenti, supporti informatici, documenti bancari) in grado di confermare la ipotesi accusatoria; poiché sussiste la concreta possibilità che i beni ricercati (o parte di essi) possano essere detenuti sulla persona dell’indagato o di qualunque altro soggetto anche solo temporaneamente presente perquisendi, dispone la perquisizione nei confronti di tutti gli indagati». Infine questa visita ha consentito di evidenziare la possibilità per taluni degli indagati, anche del reato di maltrattamento agli animali. Che sarebbe molto grave se venisse formalmente addebitato a chi dice di avere a cuore le sorti degli amici a quattro zampe.
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