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ANMVI OGGI
LEISHMANIOSI, ANMVI: NO AD ISTERISMI MEDIATICI
25-06-2008 13:18
Il dottor Roberto Romi, primo ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità, non si riconosce nelle dichiarazioni che la stampa gli ha attribuito in queste ore in fatto di Leishmaniosi canina.
Il lancio di una agenzia di stampa nazionale ha innescato ieri un tam tam allarmistico su radio e giornali, secondo il quale "il miglior amico dell'uomo potrebbe essere anche il piu' pericoloso", proprio a causa della malattia che - sempre secondo le agenzie- "puo' essere letale sia per gli immuno-depressi, sia per i bambini". Ma Romi, presente ieri al convegno Sanit, il forum internazionale della Salute in corso a Roma, non ha mai rilasciato interviste né fatto dichiarazioni attribuibili solo ad una superficiale cronaca giornalistica su una materia scientificamente complessa.
Contattato dall'ANMVI, Roberto Romi ha precisato questa mattina che "la posizione ufficiale dell'ISS è contenuta nel Rapporto ISTISAN n.12/2004 "Linee per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi viscerale zoonotica in Italia".
"Non possiamo accettare che la materia scientifica sia troppe volte trattata senza competenza e con il gusto dell'allarmismo mediatico facile - dichiara il Presidente dell'ANMVI Carlo Scotti, che aggiunge: "tutto questo non è rispettoso della ricerca scientifica nazionale e dei progressi della medicina veterinaria".
A proposito della leishmaniosi, il Presidente dell'ANMVI precisa: "Se è vero che questa zoonosi per la tropicalizzazione del nostro clima si è ormai diffusa in tutte le aree del nostro paese, con percentuali di cani infetti, in alcune aree, anche molto elevate, è altrettanto vero che il rapporto tra il cane e l'uomo va improntato ad una maggiore serenità sulla base degli interventi che oggi la scienza veterinaria è in grado di offrire. Nell'ambito della più grande Società scientifica della veterinaria nazionale, la SCIVAC, è attivo un Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina i cui studi dimostrano che un cane di proprietà, sottoposto a regolari ed adeguate cure veterinarie non solo non mette a rischio i familiari, ma può addirittura avere una buona qualità di vita".
Nei cani senza proprietario, il problema è strettamente collegato ad un efficiente controllo del fenomeno del randagismo. Spiega il dottor Luigi Gradoni, Dirigente di ricerca del Dipartimento di malattie infettive parassitarie e immunomediate dell'ISS, che adeguati interventi di prevenzione e di controllo nei canili consentono di rilevare situazioni ottimali: "esiste una casistica di numerosi cani in buona salute clinica pur con dichiarata leishmaniosi e che vengono comunque adottati, perché la sensibilità, anche nelle zone endemiche, è cresciuta e chi adotta sa come comportasi. Anche se in casa c'è un anziano o un bambino". Il cane leishmaniotico, aggiunge Gradoni, "non è un cane da nascondere e questa malattia non è più un tabù". Rispetto ad anni fa, in cui la malattia non conosceva adeguate soluzioni di intervento, anche l'opzione della soppressione va messa in secondo piano. "Nelle Linee Guida dell'ISS non troviamo indicazioni di abbattimento- conclude Gradoni- l'eutanasia non è una misura di prevenzione e va ormai considerata solo per il benessere dell'animale e solo in alcuni casi limite".
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WIND PRESS
25-06-2008
CANI, LEISHMANIOSI: ALLARMISMO INUTILE E PERICOLOSO, LA MALATTIA E’ CURABILE.
LA LAV: LE DICHIARAZIONI RILASCIATE DA ROBERTO ROMI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’ SONO SMENTITE DALL’ISTITUTO STESSO.
Le dichiarazioni secondo cui la legge prevede l’abbattimento degli animali affetti da leishmaniosi rilasciate da Roberto Romi nel corso di un convegno al Sanit (il forum internazionale della Salute in corso a Roma fino al 26 giugno) sono dichiarazioni irresponsabili e inutilmente allarmanti, smentite dallo stesso Istituto Superiore di Sanità di cui Romi fa parte.
Le “Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi in Italia”, che rappresentano il vero e proprio documento ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità sulle modalità di rilevamento e gli interventi con cui affrontare questa zoonosi, stabiliscono infatti come il problema debba essere affrontato attraverso la sorveglianza attiva dell’infezione canina nel territorio, la terapia dei soggetti infetti e l’utilizzo di misure antivettoriali per il controllo della trasmissione. Le Linee guida prevedono dunque la terapia e non la soppressione degli animali.
“Le affermazioni di Roberto Romi rappresentano un’istigazione a delinquere, – dichiara Gianluca Felicetti, presidente LAV - l’articolo 2 comma 2 della Legge 281 del 1991 sugli animali d’affezione, infatti, prevede la possibilità di soppressione di cani in canili solamente nel caso di “’incurabilità” o in presenza di animali “gravemente malati”. Fatti salvi gli articoli 86, 87 e 91 del Dpr 320 del 1954, il Regolamento di Polizia Veterinaria, applicabili solo ai casi di rabbia. E non è questo il caso.”
“In base alle Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, che sicuramente vincolano almeno deontologicamente un medico veterinario, il ricorso all’eutanasia viene previsto solo quando, per i casi gravi, vi è una ”mancata risposta” alla terapia anti leishmania. - prosegue Felicetti - E’ utile ricordare inoltre come ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale, introdotto dalla legge 189/2004, uccidere un animale sia un reato punito con la reclusione da tre a diciotto mesi. La norma non prevede una distinzione tra animale di proprietà o animale altrui, o senza proprietario, né particolari modalità impiegate per causare la morte; viene punita sia l’azione che l’omissione. Ratio della norma è la tutela di qualsiasi animale contro atti di crudeltà o non necessari che ne causino il decesso”.
“C’è un altro aspetto che non deve essere affatto sottovalutato: la legge 281/91 già norma l’eutanasia e, grazie alla sua flessibilità, lo fa al passo con i progressi della medicina veterinaria. - aggiunge Ilaria Innocenti, del settore Cani e gatti della LAV - Non riteniamo né etico e né giuridicamente corretto introdurre una norma che ne definisca i casi specifici nei quali un veterinario sia obbligato a procedere: questo sarebbe in contrasto anche con il nuovo Codice deontologico dei medici veterinari che introduce l’importante concetto della promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti e ribadisce che i medici veterinari devono agire secondo scienza e coscienza, e cioè che il comportamento del professionista deve essere inteso come l´espressione di quel delicato equilibrio che il Medico Veterinario assume nelle scelte cliniche caso per caso, tra bagaglio scientifico collettivo ed individuale e le personali convinzioni morali”
“Un obbligo di procedere all’eutanasia stabilito per legge potrebbe quindi andare nella direzione di negare la libertà di scelta dei medici veterinari. Invitiamo quindi Romi a pesare tali interventi, anche alla luce dell’impatto che simili allarmismi possono creare nelle persone che vivono con gli animali. Il fenomeno dell’abbandono in Italia é già molto grave e non deve essere creato un clima di sospetto che potrebbe favorirlo” conclude Innocenti.
La leishmaniosi è una malattia curabile e non giustifica l’uccisione dei cani che l’abbiano contratta. Dati emersi da uno studio effettuato nel canile del comune di Terracina (Latina) nell’arco temporale 1997-2003, solo per fare un esempio, dimostrano come attraverso l’applicazione di misure di profilassi individuale e ambientale si sia ottenuta una diminuzione annuale progressiva dell’incidenza della malattia. La leishmaniosi può essere tenuta dunque sotto controllo mediante il controllo e la cura degli animali affetti dalla patologia, e una corretta educazione sanitaria della popolazione.
25.06.2008
Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 329.0398535 www.lav.it
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Salute: Lazio, 40% cani affetti da leishmaniosi. Rischio trasmissione all'uomo
24 giu 15:28 Scienze e tecnologia
ROMA - Ogni anno in Italia 100 persone contraggono la leishmaniosi da animali. Il dato e' stato ricordato al Sanit, il Forum internazionale della Salute, in corso a Roma, dove e' stato presentato uno studio dell'Istituto zooprofilattico di Roma: ben il 40% dei cani analizzati nel Lazio era affetto da leishmaniosi, malattia infettiva che attraverso gli insetti puo' poi essere trasmessa all'uomo. "Il problema non e' da sottovalutare - ha spiegato Roberto Romi dell'Istituto Superiore di Sanita', perche' questa malattia puo' essere letale sia per gli immuno-depressi, sia per i bambini". (Agr)
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