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L'ADIGE
Benedizione, no ai cani/5
Non mi stupisco Dovrei stupirmi per questo aver negato la benedizione agli animali? No, non accade più da quando ho superato lo shock causato dalle news riguardo molti preti che amano l'essere umano ancor meno di animalisti, cinofili e zoofili. Gli animali a tutti gli effetti sono creature di Dio come gli esseri umani. D'altro canto la Chiesa cattolica ha sempre dimostrato di non amare gli animali e, nonostante Dio abbia un debole per le creature emarginate e abbandonate, non ha mai preso posizione o speso una sola parola contro la vivisezione. Ho ammirato e amato don Nicolino Valeri, scomparso lo scorso anno all'età di 86 anni, fondatore del rifugio per cani S. Francesco lungo la via del Mare a Roma. Grande esempio di bontà che ha sempre dimostrato con le sue azioni un amore incondizionato verso tutti, cittadini umani e non. Chi ama gli animali altrettanto ama i suoi simili, non altrettanto si può dire del contrario.
Riporto frasi illuminanti di alcuni pontefici richiamando l'attenzione in particolare su Papa Paolo VI. «Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina, ma noi un giorno li rivedremo nel mistero di Cristo» (Papa Paolo VI); «Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l'uno senza che a lungo andare non si danneggi l'altro» (Papa Luciani); «È urgente seguire l'esempio del povero di Assisi e abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature» (Papa Giovanni Paolo II).
Sono d'accordo con lei solo per quanto riguarda la pet therapy che è una nuova forma di sfruttamento, mi duole che l'amore di San Francesco per gli animali sia un esempio ormai dimenticato.
Daniela Romagnoli - Roma
Benedizione, no ai cani/6
Ma loro ci aiutano Rimango anch'io particolarmente sorpreso per la decisione assunta dal Vescovo e dal decano di Mori in occasione della festa dei bastardini e voglio unirmi alle persone che hanno protestato sul vostro giornale per questa assurda presa di posizione. A parte che non ho mai sentito che per una benedizione bisogna chiedere l'autorizzazione (tranne in casi veramente straordinari) o si debba aspettare il giorno del santo «ad hoc», vorrei far presente a don Tarcisio Guarnieri che la pet therapy (terapia con gli animali) è stata ufficialmente riconosciuta dalla scienza che ne ha confermato gli effetti positivi sulla salute non solo psicologica di bambini, anziani, disabili, ecc. Ma oltre a questo importante aiuto che i cani danno alle persone sole o in difficoltà, ricordo - caso mai a qualcuno fosse sfuggito - che questi animali vengono usati in moltissime occasioni e che spesso per salvare l'uomo, hanno rischiato e a volte anche perso la loro vita. Io non idolatro il mio cane, però ritengo sia giusto rispettarlo in quanto essere umano, che soffre come noi e anche se non ha un'anima, ha comunque dei sentimenti più nobili di molti esseri umani. Di certo i cani non sono capaci di compiere gli orrori di cui è piena la cronaca di questi giorni, loro sanno amare incondizionatamente il loro padrone, indipendentemente dalla sua condizione sociale, culturale e religiosa, sono fedeli e sinceri fino alla fine. Rispondendo alla domanda finale posta da don Guarnieri nella sua intervista vorrei sottolineare che amare i cani non comporta necessariamente non pensare alla fame nel terzo mondo… anzi! Non è un caso che si dica: chi non ama gli animali non può amare nemmeno le persone. Però credo che non solo i singoli cittadini siano tenuti ad impegnarsi negli aiuti al terzo mondo, ma anche le istituzioni, che sprecano invece grandi risorse economiche per sovvenzionare partiti o organizzare manifestazioni e convegni spesso di nessuna utilità. Mi piacerebbe un giorno sentire la notizia che sono stati ridotti i costi della politica e che i soldi risparmiati sono stati devoluti alle popolazioni in miseria oppure che la Chiesa ha deciso di vendere i tesori del Vaticano o le numerosissime sue proprietà per salvare quelli che muoiono di fame. È facile parlare bene e poi razzolare male!
Benedizione, no ai cani/7
Leggetevi la Bibbia Cerco di rispondere a cotanta scienza teologica, non con le parole, magari sdegnate e altamente critiche di un protezionista (avrei tanto da dire), oppure, neppure schernendomi della mia incompetenza (non sono un medico…), fare come fanno spesso i sacerdoti, parlando di sesso, pur ufficialmente non praticato, di rapporti prematrimoniali, ma non è loro concesso di sposarsi, fanno beneficenza, ma con i soldi degli altri, assillandoci anche con pubblicità da milioni di euro, affinché elargiamo loro l'8 per mille dei nostri redditi, riportando alcuni versetti che il clero dovrebbe conoscere (Bibbia). A mio sommesso parere il peccato di cui non dovranno certo rendere conto a me, è quello di ergersi ad una autorità superiore a quella di Dio, rifiutandosi di fare pretestuosamente, con la puzza sotto al naso, quello che Dio stesso ha fatto, benedire quegli esseri viventi che aveva creato e di benedire quello che, sempre Dio stesso, aveva ritenuto degno: «Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile» (Genesi 2 - 18); Genesi 1 -20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21: «Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona». 22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie. E così avvenne». Mi astengo di parlare di San Francesco, forse il Santo meno amato dalla gerarchia ecclesiastica da molti secoli.
Claudio D'Ingiullo
Benedizione, no ai cani/8
Amareggiata e indignata Ero amareggiata per la negata benedizione ai nostri amici a quattro zampe alla festa di Mori, ora sono indignata (eufemismo) per le parole del decano di Mori. Si tira in ballo la solita solfa dei milioni di uomini che nel mondo eccetera, eccetera: ma chi lo dice che ognuno di noi non faccia beneficenza senza strombazzarlo, chi sa o non sa quanti di noi stia o non stia aiutando un bambino del terzo mondo? Non per questo dobbiamo dimenticare quanto aiuto morale possa dare il cagnetto alla persona anziana e sola, l'aiuto che non trova certo nelle persone o nelle istituzioni, e non sto facendo retorica. Comunque sia, non vorrei essere irrispettosa e mi fermo. Ringrazio e porgo un saluto a tutti i cani.
Miranda Paolini - Trento
Benedizione, no ai cani/9
È amore, non un hobby Carissimo direttore, riguardo alla negata benedizione ai bastardini, noto che il vescovo di Trento, dopo aver tirato il sasso ha ritratto la mano scaricando la responsabilità sull'ultimo anello della catena, don Tarcisio Guarnieri, che con un po' di confuzione nell'intervista sull'Adige, dice tutto e il contrario di tutto. Riduce a «hobby» il rispetto per la natura e per gli animali e accusa i loro proprietari di trattarli bene, «"da" persone», dimenticandosi di chi sulla Terra non ha di che sfamarsi. È la solita filastrocca, trita e ritrita usata da chi non ha giustificazioni e non si preoccupa di cercarne, per supportare quello che afferma. Non meriterebbe risposta perché insinuare che chi possiede un animale non si carichi dei problemi della fame nel mondo e di tutto il resto è demenziale oltre che offensivo. Negando il cibo agli animali si risolve la fame nel mondo? Siamo seri!
Maria Luisa Boroni - Riva del Garda
Benedizione, no ai cani/10
È una Chiesa di palazzo Don Tarcisio, che occasione persa! Non entro nel merito dell'opportunità o meno di benedire i cani, che lascio alla sensibilità di ognuno di noi, ma sull'atteggiamento e alle dichiarazioni del parroco. Sono una mamma e non possiedo cani, ma le affermazioni che ha rilasciato alla stampa mi lasciano alquanto perplessa. Era un'occasione affinché anche la Chiesa partecipasse ad un evento che aveva lo scopo di sensibilizzare, dimostrare, quanto gli animali sono vicini all'uomo, lo accompagnino in certe circostanze della vita e nel lavoro. Nel terzo millennio, ma forse le è sfuggito (e questo è normale quando la Chiesa sta chiusa nei sontuosi palazzi o si arrocca su posizioni anacronistiche), gli animali aiutano handicappati, anziani, persone con disabilità, si pensi solo ai ciechi. La manifestazione aveva anche uno scopo umanitario, ma anche questo Le sarà sicuramente sfuggito. Lei ha impegnato il suo tempo a chiedere l'autorizzazione al vescovo piuttosto che parlare con gli organizzatori e studiare altre forme di intervento nel rispetto delle sue convinzioni. A par mio Lei doveva partecipare, spiegare perché non riteneva opportuno benedire i cani (il vescovo benedice le moto) e raccogliersi, assieme ai tanti bambini, in un momento di preghiera, che comunque c'è stato. Avrebbe così ascoltato i loro pensieri, le citazioni di uomini noti e meno noti, avrebbe imparato che i bambini ci insegnano sempre qualcosa con la loro ingenuità e sincerità. Avrebbe dimostrato la sua vicinanza a una comunità che ora, mi creda, La sente ancora più lontano, ma di questo ne siamo ormai tutti abituati.
Licia Rizzi
Benedizione, no ai cani/11
Gli animali ci sono vicini Con estremo rammarico per una cattolica credente come me, apprendo leggendo l'Adige la notizia della presa di posizione di un ministro della Chiesa sulla faccenda della benedizione dei cani alla festa di Mori. Che alcune persone esagerino non c'è dubbio. Ma credo anche che il signor Decano di Mori non abbia ben chiara la situazione affettiva che si viene a creare tra una persona e il proprio cane. E soprattutto non ha ben chiaro il supporto che tanti anziani soli ricevono dai loro animali domestici. Inoltre numerosi studi in merito, hanno attribuito a cani e gatti la capacità di aiutare le cure di parecchi disturbi quali ansia, depressione e disturbi comportamentali (negli Usa la pet-therapy è ormai storia…) Insomma sono d'accordo a non fare del proprio cane un oggetto di culto ma da qui ad affermare quanto detto dal succitato Decano mi sembra davvero troppo. Caro signor ministro della Chiesa, in un mondo dove ormai non importa più nulla alle persone del proprio prossimo, ben venga un cane a farci compagnia e a darci un po' di sano e disinteressato amore! Anche perché se aspettiamo che il mondo cambi in meglio e il cuore della gente si intenerisca davanti ad una persona sola o ad un anziano, stiamo freschi… Forse è giunto il momento che la Chiesa pensi alle cose più gravi e si avvicini davvero al cuore della gente, prima che tutti quanti «perdiamo la poesia» di recarci alla Santa Messa ad ascoltare i sermoni!
Chiara Grazioli - Trento
24/04/2008
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L’ADIGE
«A Gubbio li benedicono eccome»
«Sono d'accordo con quanto detto dal decano di Mori che attorno agli animali c'è un business speculativo molto - molto forte, a volte addirittura nauseabondo, soprattutto se messo in paragone con la povertà che colpisce le persone. Al tempo stesso, sono anche convinta che ci sia sempre la possibilità di accomodare entrambe le cose, spetta a noi "umani" avere un equilibrio coscienzioso e non eccedere». Lo afferma la signora Valentina, che con il proprio cane (la lupetta Misha) ci ha inviato questa fotografia in cui i cani sono in attesa della benedizione sostano ai piedi della statua di San Francesco d'Assisi a Gubbio. «Relativamente alla questione della benedizione però non sono d'accordo con quanto è stato detto. Noi, ad esempio, con la scusa di stare insieme ad altre persone ed incontrarci provenendo da ogni parte d'Italia (quindi un momento di aggregazione molto forte e sentito) siamo andati fino a Gubbio per la benedizione della nostra lupetta Misha che ha ricevuto il sacramento insieme ad una quarantina di altri cani suoi simili davanti alla statua di San Francesco e il lupo antistante la chiesa. Questo appuntamento, organizzato da un nostro carissimo conoscente insieme al sacerdote, non è altro che uno dei vari appuntamenti tenuti in Umbria relativi alla benedizione degli animali. Proprio in quell'occasione mi è stato raccontato che al teatro romanico di Gubbio, una volta l'anno, viene fatta la benedizione ad ogni tipo di animale, c'è chi si presenta con il cane, chi con un gatto, chi ancora con un uccellino, un cavallo o la boccia di pesci rossi. Se si ricerca in internet "benedizione degli animali" - dice Valentina - si viene poi a scoprire che non è una pratica così strana e impossibile da effettuare, l'importante è solo dare un giusto peso ed una giusta collocazione alla manifestazione, non cadendo in quel vortice di business di cui parlavo prima, ma tenendo forte nei nostri cuori il significato del sacramento».
24/04/2008
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L'ADIGE
tiziano bianchi
Benedizione negata ai bastardini, due giorni dopo la diffusione della lettera del vicario di Bressan, don Lauro Tisi, che la considerava «non opportuna», e il giorno dopo le dichiarazioni del decano di Mori, don Tarcisio Guarnieri, che a proposito dell'amore per i cani ha parlato di rischio «idolatria» e di lobby «consumistiche», ieri le reazioni del variegato e ricco mondo cinofilo della Vallagarina.
Da chi si occupa di cani per passione a chi lo fa per lavoro, parole che raccontano di un solo sentimento: incomprensione. Qualcuno si spinge anche più in là. Ma tutti parlano di incomprensione per questo gesto della Chiesa di Trento. Paolo Ciaghi , del circolo «La Volpe Rossa» di Loppio, ieri mascherava il suo sentimento così: «È una cosa che non ho capito e che continuo a non capire. Credo che i proprietari dei cani si aspettassero un riconoscimento dalla Chiesa. Sarebbero stati contenti. Davvero non capisco questo diniego». Claudio D'ingiullo , animalista storico roveretano, fulcro del canile della città, all'inizio si lascia andare ad una battuta: «Ma vadano loro a farsi benedire che è meglio». Poi, più seriamente: «Mi pare che la chiesa abbia perduto una buona occasione per stare fra la gente, per accompagnare i suoi fedeli. Perché è chiaro che a chiedere la benedizione della chiesa non sono i cani, che hanno bisogno di molto altro e di tutt'altro, ma i loro padroni. Non accompagnarli anche in questo mi pare sia un modo per allontanarsi dalla gente». Di segno ancora più polemico la reazione di Alvaro Fracchetti che da anni ad Avio gestisce un circolo cinofilo legato all'Anc, l'associazione nazionale dei Carabinieri, e che offre gratuitamente un servizio di addestramento aperto a tutti: «Mi sembra una cosa incomprensibile. Anzi aggiungo una cosa: mi pare una vergogna. Sì, una cosa vergognosa: come non rendersi conto che i cani costituiscono una risorsa sociale fondamentale, penso ai cani da ricerca, a quelli da valanga, ai cani poliziotto, e a tutti quei cani, anonimi, che sacrificano la loro vita per stare accanto a persone anziani, a persone malate senza chiedere niente in cambio. E penso a tutti i cani che sono vittime della crudeltà degli uomini. Ripeto, è una vergogna».
24/04/2008
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L'ADIGE
Il parere. Per Giorgio Celli gli animali, come gli uomini, hanno un'anima
«Idee di vescovo, non dottrina ufficiale»
Anche gli animali vanno benedetti perché hanno un'anima. A questa semplice e diretta conclusione arriva l'etologo Giorgio Celli, che tra le altre cose è professore e conduttore televisivo. Il bizzarro caso della benedizione negata ai bastardini di Mori l'ha stuzzicato parecchio. Ed ecco il suo pensiero. «Per la verità - premette - la mia è una riflessione molto semplice: gli animali sono capaci di pensare.Se il pensiero è manifestazione dell'anima, allora, se l'abbiamo noi umani la hanno anche loro». E a questo proposito ricorda un'esperienza personale: «Una volta sull'Osservatore Romano venne pubblicato un articolo nel quale i gesuiti sostenevano che gli animali non hanno anima. Io ho risposto dicendo che provassero loro a tenere un animale in casa e capissero l'affettività e i sentimenti». Per quanto riguarda la benedizione o meno dei cani, Celli sostiene che la posizione della curia trentina è di parte. «Secondo me - dice - non è il pensiero unanime di tutti i religiosi. E faccio subito un esempio: a Bologna c'è un giorno in cui si radunano gli animali in piazza e si benedicono tutti assieme. Quindi il parere del vescovo è personale, non è la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. Se posso dare la mia opinione, la decisione presa lì in Trentino è impopolare e ricorda tanto quella di un vescovo di Udine che nell'omelia di Natale sostenne che non è peccato far morire di fame gli animali». Ma perché tutte le storie di animali suscitano sempre reazioni così forti, maggiori che se si parlasse di persone umane? «C'è quel proverbio napoletano che ben sintetizza la questione - risponde Celli-: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Gli animali sono qui, i bambini del Biafra in un altro continente, e quindi ingiustamente suscitano maggiore emotività fra la gente. Quando vedi le cose direttamente, anche se si tratta di cani, è molto diverso di quando te le raccontano». D.B. 24/04/2008
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L'ADIGE
Chicca: «Sapete cosa fanno i cani per noi umani?»
Per i cinofili roveretani è un'istituzione. Cristina Moser (che tutti in città conoscono come la Chicca del canile) dice la sua sulla querelle legata alla mancata benedizione dei bastardini a Mori. «Ricordo che i soldi raccolti alla festa moriana sono stati devoluti ai bambini bisognosi dell'Africa. Ricordo che curare i propri animali con amore non vuol dire non amare il prossimo, anzi quasi sempre, chi ha un cane ama certamente il prossimo più di tanti altri. Ricordo che la pet terapy è fatta da persone che amano il proprio cane e lo mettono a disposizione del prossimo. Ricordo che spesso anziani, soli o ammalati, trovano amore nel rapporto con il proprio animale senza nulla togliere ai rapporti con gli uomini. Ricordo che cani, addestrati con rispetto dai loro conduttori, lavorano nell'accompagnare i ciechi, nella ricerca di persone disperse, nel combattere il mercato della droga, nel salvare persone sotto le valanghe o nel soccorrerle in acqua ed altro ancora. Ricordo che accudire un piccolo o grande amico cane, aiuta i bimbi ad essere più responsabili nell'affrontare la vita. Ricordo che tanti popoli del mondo rispettano da millenni tutti gli animali, onorandoli come creature, compagne dell'uomo nel percorrere il tempo che gli è dato di trascorrere sulla terra. Personalmente preferisco voler bene al mio cane, coccolarlo e curarlo con o senza benedizione, perché ho scelto di esserne responsabile , lasciando a giudici o predicatori poco illuminati la decisione di screditare il valore di questo rapporto».
24/04/2008
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L'ADIGE
Mori: la benedizione negata
I cani non pagano l'8 per mille ADRIANO PELLEGRINI
D omenica scorsa, a Mori, è andato in scena «il gran rifiuto» d'impartire una benedizione «urbi et orbi» che avesse quali destinatari i cani ed i loro rispettivi padroni o viceversa. La più alta gerarchia ecclesiale, il vescovo Bressan, il suo vicario Lauro Tisi e giù giù fino al decano di Mori, Tarcisio Guarnieri, hanno convocato un summit per l'assunzione della correlativa decisione con il seguente ordine del giorno: benedizione si o no? Dopo un' argomentata ed aulica disputa, è stato emesso il verdetto: rigetta l'istanza, benedizione… non licet. Sono sconcertato; ancor più dalla risibile motivazione, secondo cui era «inopportuna… in quanto la tradizione» lega questa pratica «alla festività di Sant'Antonio» (l'Adige, pagina 17, 21 aprile 2008). Mi chiedo e chiedo: la benedizione di tunnel, strade, asili nido, scuole, moto, trattori, ortaggi, ecc. (sovente, in epoca pre-elettorale, e quindi non a data fissa) a quale Santo e/o specifica ricorrenza è riconducibile? Emulo di Giobbe, ho sfogliato con speculare pazienza il cosiddetto libro dei Santi, il Martyrologium Romanum e non ho trovato il Santo patrono dei trattori e di quanto in precedenza indicato. Forse, la mia curiosità, potrà essere soddisfatta dalla lettura della prossima edizione? La prenoto fin d'ora. Leggo alla voce «benedictione» di S. Francesco D'Assisi «chi o ciò che è fonte di bene o di gioia». Per noi, umili pecorelle, quel «ciò», è anche, la compagnia e l'affetto che un cane od un qualsiasi altro animale quotidianamente ci regala, valori, che gli umani sempre più raramente trasmettono ai propri conspecifici. Personalmente, lontano dalla gerarchia di Piazza Fiera e dintorni, mi sento vicino a chi il proprio cuore tutto accoglie e nessuno rifiuta, diversamente da vescovile algida discriminazione. In particolare, a S. Giovanni Bosco («Guarda quel povero cane di nessuno. Chiamalo, dagli un po' della tua merenda, fagli una carezza. È il Signore che te lo manda perché tu possa fare una buona azione verso una creatura così abbandonata») e Papa Karol Wojtyla («Gesù amava molto gli animali. Quando ero molto giovane, prima che cominciassi ad andare a scuola, non potevo comprendere perché nelle mie preghiere serali dovessi pregare solo per gli esseri umani. Perciò, dopo che mia madre aveva pregato con me, ero solito aggiungere silenziosamente una preghiera che avevo composto io stesso per tutte le creature viventi. O padre celeste, proteggi e benedici tutte le cose che hanno vita, difendile dal male e falle dormire in pace»). Ora Tarcisio Guarnieri si abbandona ad ulteriori considerazioni; tutte all'insegna del «rappezzo è peggiore del buco». Tuona, con «un pericoloso rischio di idolatria», richiamando dagli angusti meandri della mia memoria, John Lubbock secondo cui le divinità rappresentate sotto forma di idoli, avrebbero assunto caratteri antropomorfi. Suvvia, siamo al ridicolo. Infine, ma ce ne sarebbero molte altre, un'ultima perla: «c'è una spesa folle per alimentare questo hobby». A parte la considerazione che ognuno spende le proprie risorse come crede, come può e come vuole, forse gli animali sono invisi all'autorità ecclesiale… perché non possono destinare alla Chiesa cattolica l'8 per mille del gettito fiscale dell'Irpef? Quando a ciò, indurranno i loro padroni, la benedizione sarà loro assicurata. Siatene certi. Ad maiora. Adriano Pellegrini Presidente dell'Associazione Eppaa (Ente provinciale protezione animali e ambiente)
24/04/2008
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