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Parco dei Nebrodi
Montagnareale preda del 'branco'
Montagnareale, Lunedì 02 Marzo 2009 - A Montagnareale un branco di cani randagi è lasciato vagare per le strade da anni perché mancano i mezzi per affrontare il problema L’abbandono di cani e gatti, piaga sempre più diffusa nel nostro paese, va ad alimentare il fenomeno sempre più preoccupante del randagismo. È ormai una triste consuetudine vedere per le strade delle nostre città branchi di cani sporchi e mal nutriti che scorazzano provocando danni e gatti che per sfamarsi sono costretti a rovistare nei cassonetti.
Da diversi anni, in contrada Piano Annunziata nel comune di Montagnareale, ha trovato rifugio una cagnetta di taglia medio-grande dal colore fulvo e dal carattere molto docile. L’animale non è mai stato pericoloso, durante questo periodo non ha fatto male a nessuno ma adesso, con la nascita di alcuni cuccioli e la formazione di un vero e proprio branco, alimentato dal sopraggiungere di altri randagi, i disagi per la popolazione della contrada sono diventati insostenibili. La fame spinge gli animali ad introdursi nei giardini delle case alla ricerca di cibo o a frugare nei cassonetti spargendo i rifiuti per la strada. Inoltre i cani hanno preso l’abitudine di correre dietro alle auto di passaggio, mettendo a rischio l’incolumità loro e degli automobilisti.
Chi percorre la strada a piedi viene inseguito minacciosamente. Occasionalmente alcuni esemplari maschi si aggregano al gruppo, provocano disordine e rumore, infastidendo i cani dei residenti e causando problemi d’igiene. Alcuni residenti hanno più volte sollecitato l’intervento delle autorità per risolvere il problema e trovare una sistemazione a questo povero animale che ha l’unica colpa di essere stato abbandonato da qualcuno. Anni fa, quando il cane era uno solo, è stata inviata al Sindaco di Montagnareale una lettera firmata che ha avuto come unico risultato una visita della Polizia Municipale. Gli agenti hanno constatato la presenza dell’animale, che tra l’altro li ha accolti scodinzolando allegramente. È stata interpellata anche la Asl di Patti: due veterinari si sono recati sul posto e hanno visitato velocemente l’animale constatandone la perfetta salute.
Ogni Comune dovrebbe possedere un canile municipale. Montagnareale, come molti altri piccoli centri, è sprovvisto di questo servizio. Anche l’attività di monitoraggio e controllo del randagismo, che è di competenza delle Asl locali, nella nostra zona non viene praticata. È sorprendente come in diversi anni non si sia potuta trovare una sistemazione per questi cani, la cui presenza è diventata davvero insostenibile all'interno di un centro abitato! Eppure esistono delle norme precise che regolano la gestione di questo grave problema.Secondo le normative vigenti in materia di prevenzione del randagismo e profilassi della rabbia, i cani vaganti devono essere catturati e ricoverati nei canili sanitari, gestiti dalle Asl locali. Le segnalazioni vanno fatte alla Polizia Municipale che provvede a chiamare il canile convenzionato. È bene contattare anche le associazioni locali per conoscere i canili e le procedure in atto nella zona del ritrovamento. Nel 1991 è entrata finalmente in vigore una legge, la quale stabilisce che né i cani detenuti nei canili né quelli randagi possono essere più soppressi o sottoposti a vivisezione nei laboratori.
La legge 281 prevede inoltre l’istituzione dell’anagrafe canina, che identifica ogni animale mediante un tatuaggio che lo collega al proprietario. Il tatuaggio d’identificazione può essere eseguito presso qualsiasi veterinario o la Asl locale. Un cane trovato a girovagare senza medaglietta e senza tatuaggio viene considerato randagio e, in genere, viene catturato e portato al canile municipale.La sterilizzazione degli animali può essere un importante mezzo di prevenzione e di riduzione del randagismo. Questa pratica, sopprimendo l’istinto sessuale, riduce il rischio di perdere l’animale nel periodo del calore. D’altronde il destino delle cucciolate indesiderate è nella maggior parte la soppressione o l'abbandono.La legge 281/’91 tutela anche le colonie feline, ossia quei gruppi di gatti che coabitano nel medesimo territorio. Essa vieta ogni tipo di maltrattamento nei loro confronti.
Le Asl, in base alla suddetta legge, sono obbligate a sterilizzare gratuitamente i gatti appartenenti alle colonie feline del luogo. Dunque, in base alle vigenti norme in materia, tutti gli animali abbandonati o persi dovrebbero trovare rifugio nei canili. In realtà, spesso queste norme non vengono rispettate, come appare evidente dal gran numero di cani e gatti randagi che vediamo girovagare per le strade. I piccoli centri spesso sono privi di canile municipale, mentre nelle città molti rifugi sono sovraffollati e versano in condizioni precarie. Le scarse condizioni igieniche favoriscono la trasmissione di malattie infettive e parassitarie, il nutrimento degli animali è insufficiente, mancano i controlli sanitari.
La legge 281 affida la gestione di canili e gattili ai Comuni, ma questi spesso preferiscono stipulare convenzioni con i privati. Le amministrazioni pubbliche elargiscono ai canili privati un contributo che va da 1,5 a 5 Euro per ogni cane. Alcuni privati sono riusciti a guadagnare una fortuna ottenendo convenzioni miliardarie per strutture insufficienti o addirittura inesistenti. Un’indagine condotta dalla LAV (Lega Antivivisezione) ha rivelato un giro d’affari che nel 2001 ha raggiunto i 500 miliardi di vecchie lire. Grazie alle segnalazioni giunte all’associazione sono stati denunciati numerosi casi di strutture inadeguate, malnutrizione e maltrattamenti degli animali.
Un passo molto significativo verso una gestione più umana del problema è stato l’entrata in vigore, il 1 agosto 2004, di una nuova legge sui maltrattamenti, la n. 189, in base alla quale i reati di maltrattamento agli animali non sono più catalogati come contravvenzioni ma come delitti e punibili anche con il carcere. La LAV si sta adoperando per l’applicazione della nuova norma: ha infatti messo a disposizione di tutti un numero di telefono, l’848.588.544, per le segnalazioni di abusi di ogni tipo sugli animali. Purtroppo siamo ancora molto lontani da una risoluzione definitiva del problema. La cultura del rispetto è ancora molto poco diffusa. L’uomo tende a vedere l’animale come un oggetto, e con estrema facilità lo accoglie in casa e subito dopo lo maltratta e lo abbandona. L’abbandono di cani e gatti, piaga sempre più diffusa nel nostro paese, va ad alimentare il fenomeno sempre più preoccupante del randagismo.
È ormai una triste consuetudine vedere per le strade delle nostre città branchi di cani sporchi e mal nutriti che scorazzano provocando danni e gatti che per sfamarsi sono costretti a rovistare nei cassonetti.
Scritto da Daniela Cappalonga
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