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MAFIOSI UCCIDEVANO RANDAGI PER PROVARE ARMI
LAV annuncia costituzione di aprte civile nel procedimento.
22 gennaio 2009 - Gli affiliati alla cosca di Partinico (Palermo) uccidevano i cani randagi per provare pistole e fucili, a volte modificati artigianalmente, che poi venivano utilizzate per gli omicidi. Ai tre autori di questi "delitti" i pm stanno valutando l'ipotesi di contestare, oltre all'associazione mafiosa per i quali sono stati arrestati , anche l'accusa di maltrattamenti su animali. Si tratterebbe di un fatto nuovo in un'inchiesta antimafia. Tutto ciò emerge dall'indagine dei carabinieri conclusasi con l'emissione da parte del Gip di 16 ordinanze di custodia cautelare (12 arresti, 3 notifiche in carcere e un latitante, Domenico Raccuglia). Agli atti dell'inchiesta ci sono le trascrizioni delle intercettazioni ambientali effettuate a bordo delle auto di tre "picciotti".
I carabinieri in sala ascolto hanno carpito le loro voci e poi sentito gli spari. Il giorno dopo i militari effettuavano sopralluoghi e trovavano le carcasse degli animali uccisi. Le armi venivano provate in campagna, nel territorio compreso fra Partinico e Borgetto, da tre allevatori. Si tratta di Salvatore Li Puma, Gaspare e Giuseppe Bacarella.
(ANSA)
LA LAV ANNUNCIA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE
“Siamo pronti a fare la nostra parte presentandoci parte civile contro questi delinquenti nella convinzione che i crimini contro gli animali debbano essere puniti severamente e che spesso sono forieri di ben altre illegalità. Nella psiche mafiosa le prime azioni violente, una sorta di vero e proprio addestramento, spesso avvengono contro animali, facendo uccidere dai futuri killer cani randagi, animali al pascolo o appartenenti a persone da intimorire. La violenza contro gli animali precede quella contro le persone”. Questo il primo commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, alla notizia secondo la quale gli affiliati alla cosca di Partinico (Palermo) uccidevano i cani randagi per provare pistole e fucili, armi che poi venivano utilizzate per gli omicidi.
La sconcertante notizia emerge dall’indagine dei Carabinieri denominata “Cartagho” che oggi ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare. Dalle intercettazioni ambientali si è scoperto che alcuni “picciotti”, affiliati alla cosa di Partitico provavano nelle campagne fra Partitico e Borgetto armi da fuoco, a volte modificate artigianalmente, sparando ai cani randagi. Il giorno dopo i militari dell’Arma recandosi sui luoghi trovavano le carcasse degli animali uccisi. Il reato contestato sarebbe quello di uccisione di animale punito ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale che sanziona con la reclusione da tre a diciotto mesi chiunque cagiona la morte di un animale.
Dal “Rapporto Zoomafia 2008: animali e sicurezza” scaricabile dal sito www.lav.it emerge come l’uso di animali da parte della criminalità organizzata sia diventato un business da 3 miliardi di euro l’anno. Lo sfruttamento illegale di animali ad opera dei malavitosi si realizza soprattutto nelle corse clandestine di cavalli, nella “cupola del bestiame”, nel traffico di animali esotici e nella pesca illegale, tutti reati fortemente presenti in Sicilia come hanno dimostrato le numerose operazioni delle Forze di Polizia messe in atto in tutta l’isola.
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