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AnmviOggi
Ciao Ciro, quando il tuo lupo ti lascia solo
05-03-2009 12:44
Addio Ciro, lo dico a nome di un caro amico che non vuole comparire, per pudore. Allora faccio io. Come si suol dire, in questi casi, la terra ti sia lieve. Ah, sì, hai ragione. Forse questo si dice più per una persona che per un cane, ma tu eri un amico, uno di famiglia, dunque una persona: Che tu ti esprimessi con la coda o con le orecchie non importa. Gli uomini blaterano con la bocca, sentenziano con la lingua, danno aria ai denti. La tua coda invece, i tuoi occhi, le tue orecchie non mentivano mai, non ne erano capaci, come nessun cane è capace di gettare fumo negli occhi di chi conosce. Figuriamoci in quelli di chi ama. Hai avuto parenti famosi Ciro. Te li ricordi? Rin Tin Tin, Rex e tanti altri. Ma per me tu eri Ciro e non esiste parente di sangue blu che possa farmi sbiadire il tuo ricordo. Abbiamo vissuto pochi anni insieme, undici... Come dici? "Tanti?": Hai ragione. Dicono che sette anni per un cane equivalgono a uno per l'uomo. Non so se è vero, ma di certo so che forse per te sono stati molti, tanti anni. Per me troppo pochi. Il tempo lo misuriamo in modo diverso, ma l'affetto, anzi l'amore no. Sì, perché non lo voglio negare. Si è trattato di amore, come per un figlio, talvolta un po' discolo, talvolta goloso, talvolta disobbediente. Ma sempre un figlio, di cui sentivo la responsabilità della crescita, dell'educazione. Ti ho educato bene, Ciro? Ti ho trattato bene Ciro? Rispondimi un'ultima volta, ti prego, poi ti lascerò riposare in pace.
D'accordo, devo arrendermi. Non puoi farlo.
Ormai quel vento che scompigliava il tuo mantello durante le nostre passeggiate si è fermato, come si è fermato il mio cuore, un orologio senza pila, una clessidra senza polvere. Quanto hai riempito la mia vita lo sai e spero di avere altrettanto riempito la tua. Adesso me ne vado a sedere su quel divano dove saltavi con il guinzaglio in bocca e, anche se so che non lo vuoi, lascia che le mie lacrime scorrano sulla federa. Non macchiano le lacrime e non posso farne a meno in questo momento. Mi consola solo il fatto che te ne sei andato quasi senza accorgertene, come vorrei che fosse per me. Dicono che ci sia un ponte nell'al di là dove gli animali attendono, seduti, i loro amici. Beh, aspettami e mostrami la strada. Appena sarà tempo, varcherò quel ponte, accompagnato da un pastore tedesco che dimena la coda per la felicità e non sa mentire. Un pastore tedesco di nome Ciro. Ora, lasciami piangere. Per favore.
OSCAR GRAZIOLI
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