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Difendiamoli: Cani cattivi, mass media e isteria collettiva |
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Lo Schermo
Cani cattivi, mass media e isteria collettiva
Anima-li : Animali
del 05/04/2009 di Anna Benedetto
LUCCA - A tre settimane dall’accaduto, affronto in questa rubrica la vicenda del piccolo Giuseppe Brafa , ucciso da un gruppo di cani randagi a Punta Pisciotto (comune di Modica, provincia di Ragusa), e alla successiva aggressione di una giovane turista tedesca. Questi fatti, riportati da un ampio battage mediatico che ha coinvolto tv, radio, web e casta stampata, ha dominato la scena dell’informazione per due settimane. Ma, a “solo” tre settimane, è già stato del tutto accantonato. Esattamente come accade, purtroppo, per altre tristissime vicende di cronaca che sembrano, in certi periodi, costituire le uniche che hanno luogo nel nostro Paese.
Per approfondire l'argomento, leggi anche:
La galleria fotografica sul "branco"
Il comunicato scritto dalle associazioni animaliste e rivolto ai giornalisti
La questione “randagismo” in Italia, e soprattutto nel sud, viene da anni denunciata da volontari, animalisti o semplicemente persone sensibili, “umane”. Basta guardarsi un po’ meno distrattamente mentre si è in vacanza in regioni come Puglia - 70.600 randagi secondo i dati dell’associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente - Campania –70mila-, Sicilia –68mila-, Calabria -65mila- e Lazio -60mila- per rendersene vagamente conto.
Ci sono picchi molto gravi di disinteresse verso gli animali, che vengono abbandonati per strada, lasciati a se stessi, oppure ingabbiati in canili-lager (da segnalare una significativa inchiesta fatta più di un anno fa dal mensile “Panorama”) dove i gestori guadagnano prendendo i soldi del Comune e trascurando completamente (cioè niente cibo né cure mediche né acqua né strutture adeguate né coperte per il freddo o riparo dal caldo) i cani. Che diventano cattivi. Chissà perché. Anche quelli abbandonati per strada, presi a calci, scacciati, quando non catturati, seviziati ed uccisi in vario modo, capita che diventino cattivi. Chissà perché.
Sarà colpa dei sindaci, che pur avendo per legge la responsabilità dei cani e degli altri animali sul loro territorio, non fanno i canili? Del resto sono solo 1600 i Comuni non in regola in Italia.
Sarà colpa del Governo che non manda soldi per fare campagne serie contro il randagismo? Eppure Ilaria Ferri, Direttore Scientifico dell'Associazione Animalisti Italiani Onlus, sostiene che "Dal 2003 sono stati erogati alla Regione Sicilia per gli scopi della legge per la prevenzione del randagismo oltre due milione di euro”, e che “inoltre che dallo scorso anno, la modifica della legge 281/91 prevede l'obbligatorietà dell'uso del 60% dei fondi per la sterilizzazione”. Non solo: in Regione Sicilia pare che qualcuno abbia denunciato che i soldi giunti per il randagismo siano stati usati per arredi e tendaggi.
Sarà colpa di chi fa figliare il proprio animale e lascia i cuccioli per strada?
Sarà colpa di chi il cane lo compra nonostante i canili trabocchino? Sono solo 600mila i cani randagi in Italia. La morte e il ferimento di quel bambino e di quella giovane donna saranno colpa, anche se con vari gradi di gravità, di tutti questi?
O forse sarà solo colpa dei cani?
Voglio scrivere di un argomento triste, che fa malissimo, eppure esiste. Non ho mai voluto toccarlo in questa rubrica perché temo i fenomeni di emulazione. Che esistono. Chi si interessa di animali ed è in contatto con le diverse realtà del nostro Paese, legge, viene a conoscenza, di comportamenti aberranti. Cani e gatti presi, legati, tagliati vivi, sodomizzati con bastoni o bottiglie. Ricordo un caso di una cagna cui fu infilato in bocca e fatto esplodere un grosso petardo, e fu lasciata a morire da sola per strada perdendo sangue da tutti gli orifizi. Animali scuoiati vivi per essere ripresi con il telefonino e messi su youtube, impiccati, cosparsi di benzina e bruciati, legati ad un albero e lasciati morire di fame. Il catalogo è lungo e, davvero “bestiale”. La frequenza di queste notizie è alta, eppure non fa tanto rumore. Chissà perché poi gli animali diventano cattivi.
L’uomo si considera (o quanto meno si pone) come unico essere senziente sulla terra, unico portatore di diritti sul creato in generale, e quindi anche sugli animali. Li alleva, li uccide, li mangia, usa la loro pelle per coprirsi crescendoli in gabbie, li uccide in catene di montaggio chiamate macelli, li usa per testare qualsiasi tipo di farmaco, al circo, in tv e al cinema per divertirsi. Li usa a suo piacimento. Poi chissà perché diventano cattivi. E quando non li usa per tutte queste cose (che servono all’uomo per far soldi o per il suo consumo) sfoga su di loro la propria bestialità. Nella migliore delle ipotesi se ne disinteressa: li getta per strada, li fa prolificare aumentando il numero di creature abbandonate, senza cibo e senza nessuno. Poi, dopo aver accuratamente evitato di prendersi alcuna responsabilità (sia come singolo che come società), li maltratta. E poi li ritiene responsabili se fanno qualcosa che non va bene, se mordono, se cercano cibo per la sopravvivenza.
La soluzione non ce l’ha nessuno. O meglio: le associazioni che si occupano di diritti degli animali lo dicono da sempre: la parola d’ordine è sterilizzare. Certo, però, se tutti gli animali fossero accuratamente sterilizzati poi come farebbe a guadagnarci chi fa i soldi con certi canili? E così le campagne vengono boicottate, o se arrivano denari pubblici accuratamente deviati altrove, perché prima dei cani vengono sempre prima gli uomini. Eppure la sterilizzazione dei randagi resta l’unica strada possibile.
Vorrei spendere qualche parola anche in merito al comportamento dei mezzi di informazione (vedi il comunicato scritto dalle associazioni animaliste e rivolto ai giornalisti). Passi il fatto di dover stare sulla notizia fino all’ossessione con l’unico scopo di vendere (siamo tutti pagati se il nostro editore trae profitto dal nostro lavoro). Abbiamo però una precisa responsabilità, ed anche noi abbiamo un ruolo in qualsiasi vicenda trattiamo, proprio per il fatto che decidiamo di trattarla. Sono rimasta sgomenta ed avvilita in questi giorni: sfogliando i giornali e le riviste (tralascio volutamente le immagini tv), c’era una invasione immagini di cani con le fauci aperte, in atteggiamento aggressivo, scelte per la loro violenza. Questo è un gioco alla meno. Non solo perché fa leva sull’elemento “paura”, da sempre un classico nella manipolazione delle persone e dell’opinione pubblica. Ma perché vigliaccamente fa passare i cani – tutti i cani – (stessa cosa vale per l’uso delle immagini quando si parla di “extracomunitari” o “zingari” etc.etc.) come vere e proprie bombe ad orologeria, macchine da guerra, killer impazziti. Come esseri demoniaci sotto un manto di pelo. Ecco che una foto di due cani che si ringhiano comunica terrore puro, perché si omette volutamente di contestualizzarla: chi sono e dove sono quei cani? Perché si combattono? Che origine e che scopo ha quell’atteggiamento? E se quella foto fosse stata presa durante un combattimento tra cani? Giusto per continuare a parlare della responsabilità umana, il combattimento tra cani è vietato, e viene usato clandestinamente per le scommesse; i cani vengono “addestrati” picchiandoli ogni giorno con bastoni e spranghe e facendoli vivere alla catena corta (la catena frustra gli esseri viventi in generale) magari ingabbiati sotto le autostrade, esposti a un costante rumore, in modo che la loro ferocia emerga in tutta la sua potenza? Poi uno si chiede perché diventano cattivi..
A questo proposito alcune associazioni si stanno muovendo proprio per raccogliere articoli istiganti alla violenza sugli animali (anche riguardo all’ordinanza fuorilegge del sindaco di Modica di abbattere i cani), per poi denunciare le testate interessate, perché l'istigazione alla violenza nei confronti degli animali a mezzo stampa o organi di informazione costituisce reato. La Lav di Pescia ha pubblicato sulle pagine regionali de “Il Tirreno” una foto a tutta pagina che ritrae un cane accalappiato. Giusto per far vedere, una volta tanto, cosa significa un animale che patisce violenza dall’uomo. Che viene morso.
In pochi casi (ma ringrazio quei colleghi) i media hanno approfondito l’argomento “dal punto di vista dei cani”, raccontando anche la loro parte della storia. In pochi sono andati dai volontari a capire perché accadono certe cose ed hanno offerto soluzioni alternative spendendo parole sobrie, concrete ed utili anziché gettare benzina sul fuoco. Questo accanimento, questa violenza gratuita (come se il “branco” di cani avesse morso loro), hanno generato un’ondata di isteria collettiva. Volontari insultati e minacciati perché hanno tentato di difendere gli animali. Cani sfrattati di casa improvvisamente e senza motivo. Raid a caccia di animali cui sfondare il cranio a bastonate, come ai tempi della ‘canicola’ nell’antica Roma o dei roghi di gatti nel Settecento in Francia. Polpette avvelenate depositate da innocenti vecchiette. Cani accuditi che spariscono da un giorno all’altro. Bambini (ci pensate mai che i bambini subiscono le informazioni senza avere sufficienti strumenti di analisi critica?) che prendono a calci il cane di quartiere così, da un giorno all’altro e senza motivo. E il cane che subisce in silenzio. Magari oggi, magari domani. Poi magari diventa cattivo, e vai a sapere come mai è successo..(vedi la galleria fotografica sul "branco")
Cattivi, dal latino captivus, prigioniero. Chissà perché.
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